Il presidio
Canapisa, in corteo “solo” 3.500 manifestanti tra slogan e canne - Video
Giovani e giovanissimi da gran parte della Toscana e anche dalle altre regioni. «Il Comune non collabora? Facciamo tutto a spese nostre»
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PISA. Contestata, stigmatizzata, ostacolata strenuamente dall’amministrazione comunale, eppure ieri, come ogni anno, la grande parata antiproibizionista del Canapisa ha dilagato per le strade di Pisa. Anche se la partecipazione, 3.500 persone circa, è stata un po’ al di sotto delle aspettative.
Quella che il vicesindaco Paolo Ghezzi pochi giorni fa definiva «una becera maniera di promuovere la legalizzazione delle droghe leggere» e, ancora, «una violenza gratuita alla città di Pisa», è risultata a più riprese una manifestazione impossibile da vietare. Quattro prefetti e quattro questori nel corso degli anni hanno demandato la questione addirittura al Parlamento, ma tutte le interpellanze sono state rigettate. «Nessuna minaccia all’ordine pubblico» il responso, e per il 18° anno consecutivo il Canapisa si è fatto.
Nessuna collaborazione dell’amministrazione comunale, ma gli organizzatori non si sono lasciati scoraggiare. «Tutto a spese nostre – ha spiegato Alberto Mari, portavoce dell’Osservatorio antiproibizionista, oltre che storico promotore della manifestazione –, ma a noi non interessa, anzi, anche stavolta rispetteremo la città e dopo aver fatto festa ripuliremo tutto». Così, ieri pomeriggio la parata degli anti-pro è partita dalla ex Cpt, accompagnata, come da tradizione, dalla canzone di Peter Tosh “Legalize”, inno secolare dei pro-Cannabis. Un motto ripreso da striscioni colorati affissi sui furgoni-carro, addobbati per l’occasione con bandiere della pace e foglie verdi a cinque punte. Per citarne solo alcuni: «Vuoi più fatti e meno parole? Legalizza e ci saranno in giro più fatti insieme a gente più zitta», «Spesso è meglio il fumo che l’arrosto», «Più amore, per favore», «Autoproduzione unica soluzione».
Allegria e spensieratezza per il corteo più inviso di sempre all’amministrazione pisana, ma anche spazio alla riflessione sulle politiche nazionali e internazionali, oltre che sugli ultimi fatti di cronaca. «Siamo consapevoli della tragedia avvenuta a Pisa ieri», ha detto Mari al megafono, in apertura del corteo, riferendosi al dramma della piccola Giorgia, avvenuto venerdì a San Piero a Grado e per il quale a un certo punto gli organizzatori hanno deciso di spegnere per alcuni minuti la musica. «Molte sono tuttavia le tragedie che avvengono nel mondo. Dobbiamo piangere tanti morti, non solo quelli a noi più vicini: i morti da proibizionismo, i morti sul lavoro, i morti sul confine di Gaza, in Palestina» ha aggiunto prima di ringraziare i numerosi presenti, venuti da Grosseto, Siena, e addirittura Macerata.
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Una manifestazione affollata, ma a dire il vero meno del previsto: come detto circa 3.500 i partecipanti. «Veniamo da Grosseto», spiega una ragazza di 19 anni, «siamo qui per la musica, ma anche perché la gente dovrebbe capire che farsi le canne non significa essere dei delinquenti». «Ho 23 anni e un figlio, soffro di attacchi di panico e da quando fumo l’erba sto benissimo», dice un’altra, arrivata da Massa insieme a un gruppo di amici. Altri due vengono da Prato, hanno 18 e 21 anni: «inutile vietare, tanto se vuoi da fumare lo trovi».
E i Cannabis Store? Enormi le contraddizioni in Italia, a detta dei “consumatori consapevoli” accorsi per il corteo. «Nonostante la vendita della cosiddetta cannabis light – sostengono alcuni –, a basso contenuto di THC (principio psicoattivo “0, 2%), quella con maggiore percentuale dello stesso principio si può acquistare dietro prescrizione medica. A essere stigmatizzata ancora dalla nostra società e nel nostro sistema legale è l’autoprescrizione. Molti ragazzi che fumano la canapa finiscono in psichiatria per grande confusione e mancanza di informazione».
Seguire il modello di altre nazioni europee, il suggerimento dei più esperti: injection room, drug checking delle pastiglie in anonimato davanti alle zone di consumo. «Questi gli approcci che in Europa si stanno cominciando ad adottare – dice un 35enne di Macerata –, raggiunta la consapevolezza che lo spaccio c’è, perché c’è il divieto e che a gestire questo mondo sommerso c’è l’insidiosa rete delle grandi narcomafie». Progetti per il futuro, dunque, al Canapisa, e poi spinelli liberi e gioiosamente illegali, birre e festa fino a tarda notte. Con buona pace dei residenti. «I commercianti ci amano», ripetevano ieri i partecipanti, e in effetti a Pisa i negozi erano se non entusiasti, almeno rassegnati: quasi tutti aperti, a parte qualcuno, con annessi cartelli di protesta anti-canapisa sulla saracinesca serrata.
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