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Migliaia di pratiche ma pochi dipendenti
Lo scorso anno 6000 nuove pensioni. Voucher lavoro oltre quota 200.000
PISA. Tempo di bilanci per Inps Pisa, che ha convocato ieri una seduta pubblica del Comitato provinciale a riguardo.
Alla presenza, tra gli altri, dell’assessore Andrea Serfogli, il presidente del comitato provinciale Paolo Graziani, ha parlato di attività e prospettive dell’Istituto, guardando anche agli aspetti problematici. «Bisogna avere il coraggio di assumere – ha detto Graziani, in apertura della seduta – per dare una prospettiva al più grande ente previdenziale europeo, che rischia altrimenti il collasso». Niente di nuovo sotto il sole: giusto alla fine di marzo l’Usb (Unione Sindacale di Base) indiceva un presidio alla sede di Piazza Guerrazzi e faceva scattare la sirena d’allarme al grido di “Sos: save Inps”. Un percorso da avviare al più presto, dunque, quello di risanamento dell’ente, a maggior ragione tenendo conto che, nonostante l’ormai patologico immobilismo strutturale, resta un punto di riferimento imprescindibile per l’utenza, cuore e motore della previdenza nazionale.
A parlare sono i numeri: nella provincia di Pisa, che conta all’incirca 421.850 abitanti, oltre il 60% ha un rapporto con l’Inps. Si tratta di circa 250.000 persone che richiedono altrettante prestazioni a un ente che conta, a livello provinciale 130 unità, compreso il personale Inpdap, che in un contesto di revisione della spesa pubblica è stato accorpato all’Inps. Un personale ridotto all’osso e, per di più, molto anziano: 55 anni l’età media dei dipendenti, nessun giovane (0 sia nel 2017, che nel 2018 i dipendenti di età compresa tra i 20 e i 29 anni).
A ribadire l’esigenza di sbloccare la situazione, anche la direttrice della sede pisana Annamaria Gasparri, che ha illustrato con chiarezza i dati del 2017, mettendo in luce la concreta e importante attività svolta dall’istituto, nonostante le criticità dell’organico. Perché se è vero che il sistema previdenziale pubblico vive un periodo di profonda crisi, a Pisa l’Inps è riuscito a rendere efficaci prestazioni di previdenza che hanno permesso di vivere (se non bene, almeno dignitosamente) a molte famiglie.
«L’Istituto opera a Pisa su un territorio di 2450 kmq – ha spiegato Gasparri –, con servizi d’impatto immediato sul cittadino. Qui, nel 2017, sono state oltre 6000 le nuove pensioni a gestione privata liquidate e quasi 6000 le prestazioni invalidità civile e assegni sociali (questi ultimi 140 circa, un’esigua minoranza); 1460 i trattamenti Naspi lavorati; 1083 trattamenti disoccupazione agricola; 1290 trattamenti fine rapporto. Oltre 1600 liquidazioni AF per lavoratori domestici. Inoltre, lo strumento Cassa Intergrazione Guadagni (CIG), ha subito una riforma e vede gli ordini del giorno decisi unicamente dalla direzione provinciale: 1023 sono state le liquidazioni in deroga e 1900 straordinaria. Non si dimentichino poi le attività di credito e welfare. Per fare solo alcuni esempi: 181 le borse di studio erogate nel 2017, 583 finanziamenti vacanze studio all’estero per i figli dei dipendenti pubblici, 12 programmi Itaca (contributi stage di studio all’estero a favore dei figli e orfani di pensionati/dipendenti pubblici). Oltre 203.000 voucher erogati, suddivisi in diversi settori».
Tutto questo in un contesto che ha visto l’ampliamento consistente della platea dei portatori di interesse per effetto di un disegno armonizzatore dei trattamenti previdenziali e in funzione di ridurre la spesa pubblica. Una fusione di enti che ha offerto l’opportunità di disporre di uno straordinario apparato informatico (banche dati comprese): Inam, SCAU, Inpdai, Fondo quiescenza poste, Ente Pagatore Invalidità Civile, Enpals, Inpdap, Ipsema e molti altri. «Se Pisa piange – ha aggiunto Marco Ghersevich, direttore regionale –, altrove le cose non vanno meglio. In tutta la Toscana nel 2017 sono state solo 22 le assunzioni, conseguenti all’esito di vecchi concorsi, ridotte poi a 13 dopo rinunce e contingenze varie». Indispensabile allora, dalle parti politiche un impegno concreto che parta dai numeri, per una valorizzazione del sistema previdenziale pubblico e delle forme di lavoro legale. Improcrastinabile il rinnovamento e ringiovanimento dell’organico con nuove e stabili assunzioni, per un ripensamento nell’ottica di maggiore qualità organizzazione di un servizio che, oggi come ieri, è per molti non solo utile, ma di vitale importanza.
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