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Il rientro al lavoro di Logli salutato con l’indifferenza - Video
Condannato a 20 anni, il marito di Roberta Ragusa ritorna dalle ferie in anticipo Il «Buongiorno» sotto al Comune, poi il silenzio: «La sua presenza non ci turba»
SAN GIULIANO TERME. Andatura lenta e sicura. Occhi gonfi, con lo sguardo quasi sempre fisso negli occhi dell’interlocutore. Camicia bianca a righe, maglioncino blu e pugni serrati. La solita espressione di sempre. Antonio Logli entra al lavoro per la seconda volta dopo la sentenza della Corte d’assise d’appello di Firenze, che lo ha condannato a 20 anni di reclusione per l’omicidio volontario e la distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa.
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L’ex elettricista della Geste – che ora lavora nell’ufficio tecnico del Comune e smista proprio le mail di richiesta di intervento della società municipalizzata di San Giuliano Terme – varca la soglia di Palazzo Niccolini alle 7.15, un quarto d’ora prima del previsto. Uscendo alle 11.15, dopo quattro ore di impiego e “regalando” un quarto d’ora all’amministrazione, visto che il suo impiego d’ufficio part time prevede 18 ore settimanali, con il timbro del cartellino d’uscita alle 11.
Logli accoglie i giornalisti del Tirreno con il «Buongiorno». Poi si trincera nel silenzio. Sul cruscotto della sua vecchia station wagon verde scuro – una Ford, la stessa che ha usato lunedì pomeriggio per tornare a casa dopo il processo – una cartellina trasparente e alcuni bollettini postali. Il parcheggio a pochi metri dagli uffici, sulle strisce bianche di via Giovanni Battista Niccolini. Dopodiché Logli fa 50 metri ed entra in Comune: è già il terzo dipendente della mattinata in ordine di arrivo, visto che il primo ha aperto il portone verde, lo stesso colore della macchina dell’ex elettricista, alle 6.45: praticamente avanti giorno.
Con i colleghi di lavoro l’argomento Roberta Ragusa è ovviamente tabù. Inopportuno e di cattivo gusto parlarne proprio negli uffici comunali. Ma nei confronti del padre di famiglia, che molti conoscono bene, tutti all’apparenza mantengono il più grande rispetto. All’uscita, ad esempio, Logli saluta un’impiegata in modo vistoso, alzando il braccio verso il cielo e tendendo la mano, ferma con le dita aperte, protesa verso l’alto. Sempre senza dire una parola. Fuori dal palazzo, però, fra i cittadini regna l’indifferenza. Non come a Gello, la frazione dove abitano lui e la sua famiglia, in cui quasi tutti i residenti parlano dicendosi compatti e convinti sulla sua colpevolezza. «Lo conosco da tanto – sostiene un anziano di San Giuliano, mentre parla con un amico fuori dai Bagni di Pisa – e della verità processuale devono occuparsi solo i giudici, per questo io non voglio esprimermi sulla vicenda. La sua presenza, comunque, non ci inquieta. Viviamo il tutto nella più totale indifferenza».
Una commerciante di via XX Settembre, invece, non lo ha mai visto in giro. «Lui, storicamente, non ha mai frequentato il centro di San Giuliano – dice – come del resto faceva Roberta. Io, Logli, l’ho visto solo una volta: ho un ricordo di qualche anno fa, fuori dalle scuole medie, quando ormai era già balzato agli onori delle cronache. Fu una mia amica a dirmi: “Guarda, è lui Logli”. Sennò io, forse, neanche l’avrei riconosciuto».
@taglions. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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