Meteo
Sos a Procura e prefettura «Tornate a cercare Roberta»
L’appello dell’associazione Penelope per trovare i resti della donna scomparsa Per Logli resta il divieto di espatrio. Le mosse della difesa in vista della Cassazione
PISA. Un appello a prefettura e Procura per far ripartire le ricerche che possano almeno far trovare i resti di Roberta Ragusa. Due sentenze nel merito dicono che l’imprenditrice di Gello è morta e non è sparita di sua volontà. E aggiungono che è stata uccisa dal marito Antonio Logli, il cui ricorso contro i 20 anni inflitti in primo grado a Pisa è stato respinto dalla Corte d’Assise d’Appello con la sentenza letta poco prima delle 18 di lunedì dopo quasi 7 ore di camera di consiglio.
L’appello per le ricerche. A volere il ritrovamento di quello che resta, forse, di Roberta è l’Associazione Penelope che si occupa di persone scomparse. Lo fa attraverso il responsabile toscano, l’avvocato Nicodemo Gentile e la referente pisana, il legale Francesca Zuccoli.
«Lo dobbiamo ai suoi figli e alla sua famiglia» è il senso della richiesta presentata prima del verdetto dell’altro giorno e rinnovata anche per effetto di quel pronunciamento. Per l’associazione ci sono altri luoghi, oltre a quelli già battuti in passato, in cui estendere le ricerche. Quello dei resti sparsi chissà dove è un cruccio anche delle cugine di Roberta, sia quelle romane Maria Ragusa e Marika Napolitano, sia quelle pisane, Giovanna e Sonia Alpini. Dopo la conferma della condanna il dolore per le parenti è come se si fosse rinnovato nel ricordare Roberta nel ruolo di vittima di un omicidio.
Logli chiuso in casa. Ieri Logli non è andato al lavoro nell’ufficio tecnico del Comune di San Giuliano Terme. È rimasto chiuso in casa con Sara, i figli e i genitori che vivono nell’abitazione accanto. Inutile l’assedio attorno al complesso residenziale di via Dini. L’avvocato Roberto Cavani è andato a fargli visita. «Inutile dire che l’esito atteso era un altro e l’amarezza è tanta – spiega il legale –. Ci credevamo e crediamo ancora nell’innocenza».
La Cassazione. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. Il tempo massimo scade il 14 agosto nel periodo della sospensione dell’attività ordinaria dei Tribunali. Dal deposito delle carte la difesa avrà 45 giorni per preparare l’impugnazione in Cassazione. La possibile stima dell’arrivo del ricorso a Roma viene indicata entro la fine del 2019. È lì sarà un’altra partita da giocare con armi diverse. Non più una battaglia nel merito dei fatti, ma una disquisizione in punta di diritto sulla tenuta logica e coerente delle motivazioni alla base della condanna. Non è escluso che la difesa possa arricchirsi di una professionalità esperta e specializzata a duellare davanti ai giudici della Suprema Corte.
I vincoli a Logli. Negato l’arresto invocato dalla Procura generale, nei confronti del marito di Roberta Ragusa, il cui figlio Daniele anche ieri ha ripetuto di credere alla sua innocenza e di pensare sempre alla mamma, sono state confermate tutte le misure cautelare in vigore dal pomeriggio del 21 dicembre 2016. Deve stare in casa dalle 21 alle 6 e non uscire dai comuni di Pisa e San Giuliano Terme. Non solo. Non ha il passaporto e sulla carta d’identità è stata stampata la dicitura “non valida per l’espatrio”. L’accorgimento è dovuto alla presenza dell’aeroporto nel comune in cui Logli può comunque muoversi. E, infine, è tenuto a indicare ai carabinieri la sua reperibilità attraverso una comunicazione preventiva dei luoghi in cui è rintracciabile. È così da quasi un anno e mezzo. Lo sarà fino alla sentenza della Cassazione prevista a fine 2019. Opzioni ridotte davanti alla Suprema Corte: ricorso accolto e nuovo processo d’appello o ricorso respinto. E in quel caso nel giro di qualche ora i carabinieri busseranno alla casa di via Dini per eseguire la sentenza dei 20 anni di carcere.
Pietro Barghigiani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
