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antonio è impiegato in comune 

Rischio sospensione dal posto di lavoro nell’ufficio tecnico

Rischio sospensione dal posto di lavoro nell’ufficio tecnico

SAN GIULIANO TERME. La conferma della condanna in appello per omicidio e distruzione del cadavere della moglie apre anche un fronte occupazionale per Antonio Logli. Il marito di Roberta Ragusa lavora...

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SAN GIULIANO TERME. La conferma della condanna in appello per omicidio e distruzione del cadavere della moglie apre anche un fronte occupazionale per Antonio Logli.

Il marito di Roberta Ragusa lavora dai primi di gennaio all’ufficio tecnico dopo aver vinto una causa di lavoro che durava da prima del caso giudiziario che lo ha visto nel ruolo di imputato.

In ferie fino a domani, Logli potrebbe subire una sospensione dal servizio se il Comune riterrà, regolamenti alla mano, di dover procedere all’adozione del provvedimento nel momento in cui la condanna è arrivata anche nel secondo grado di giudizio. È una valutazione che l’amministrazione farà con l’ufficio legale nelle prossime settimane.

Quello del posto di lavoro per Logli potrebbe diventare l’ultimo dei problemi. La sentenza di ieri mette un tassello giudiziario che nel merito assegna all’impiegato comunale la responsabilità dell’uccisione della moglie.

Un delitto innescato dalla volontà di tutelare i propri beni da un divorzio scontato quando la mamma dei suoi figli aveva scoperto la relazione con la baby sitter.

Logli, accompagnato dal figlio Daniele, è arrivato intorno alle 9 al Palazzo di Giustizia di Novoli alla periferia di Firenze.

Da sei anni è al centro di un caso giudiziario su cui le giurie popolari di tv e social si sono pronunciate da tempo con una sentenza di colpevolezza.

Il “popolo” vorrebbe subito il carcere per Logli. Dovrà aspettare la Cassazione se e quando respingerà il ricorso dei difensori. C’è tempo almeno fino alla fine del 2019.

Per ora Antonio si trova a fronteggiare l’assedio di stampa e tv. Ieri in Tribunale c’erano almeno una sessantina tra giornalisti e operatori di tutte le testate nazionali. A caccia di una dichiarazione, di una sillaba, di un cenno che anche in questa occasione processuale non sono arrivati.

L’udienza, a porte chiuse, è stata presidiata dai carabinieri. Impossibile entrare nell’aula.

Neanche per ascoltare il dispositivo della sentenza. Che fiacca le speranze di Logli per un’assoluzione sperata fino a un secondo prima di sentire le parole della presidente della Corte d’Assise d’Appello.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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