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La rivincita di Gozi: «Smentito chi diceva che ero un bugiardo»
PISA. «Questa sentenza smentisce chi mi definiva un bugiardo».Nel giorno della condanna bis per Logli non può essere ignorato Loris Gozi, il superteste che riferì ai carabinieri di aver visto...
PISA. «Questa sentenza smentisce chi mi definiva un bugiardo».
Nel giorno della condanna bis per Logli non può essere ignorato Loris Gozi, il superteste che riferì ai carabinieri di aver visto Antonio in via Gigli prima da solo sulla sua auto intorno alle 00,30 e poi litigare con una donna intorno alle una. Una versione che in primo grado e ora, vedremo le motivazioni, anche in appello ha portato un contributo nella stesura del verdetto di colpevolezza.
Attraverso il suo legale, Antonio Cozza, Gozi fa sapere di aver mantenuto la serenità di sempre nonostante sia stato tirato in ballo negli ultimi tempi, in termini negativi, dalla difesa di Logli. «Loris – spiega Cozza – non ha mai accusato Antonio Logli per partito preso. Si è soltanto limitato a riferire quello che ha visto e sentito quella sera. Ancora una volta la giustizia con la sentenza di condanna conferma il fatto che Gozi non è un soggetto bugiardo come più volte, invece, è stato detto. L’ho sentito dopo la sentenza. Sinceramente non era felice per la condanna. In questi giorni era provato per le accuse che gli erano state rivolte, ma ha mantenuto la serenità di chi sa di aver detto la verità». Soddisfazione professionale è stata espressa dall’avvocato Nicodemo Gentile, referente toscano dell’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse, presente in udienza con l’avvocato Francesca Zuccoli, responsabile di zona dell’associazione.
«Professionalmente siamo soddisfatti, perché abbia fatto di tutto per arrivare alla verità, ma umanamente non possiamo dire altrettanto. Non è la vittoria di nessuno. È solo la vittoria. È stata una camera di consiglio molto lunga che doveva decidere su cose delicate in un processo indiziario e anche una richiesta di arresto».
Maria Ragusa esce in lacrime dall’aula. «Sono molto commossa» riesce a dire ai cronisti di stampa e tv. Prima della sentenza aveva svelato di aver parlato con i due figli di Roberta. Non li sentiva da anni. Entrambi credono all’innocenza del padre. «Ci siamo sentiti per telefono – racconta Maria –. Mi ha ribadito quello che ho letto nelle memorie presentate dagli avvocati. Loro non credono che il papà sia colpevole. E anche che la mamma sia andata via. Non dimentichiamo che la vittima è Roberta. Se ancora si pensa che si sia allontanata volontariamente vuol dire che viene messa in mezzo». Per le cugine pisane Giovanna e Sonia Alpini «un po’ di giustizia c’è per Roberta e dopo questa sentenza ci sentiamo parecchio sollevate». (p.b.)
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