Il Tirreno

Pisa

«Terrorismo e corruzione i veri problemi di oggi»

di Carlotta Lattanzi
«Terrorismo e corruzione i veri problemi di oggi»

Davigo: gli imam alleati per l’inclusione e la de-radicalizzazione

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PISA. Ha parlato di criminalità e bisogno di cambiamento il magistrato Piercamillo Davigo, ospite ieri del Master Universitario e interdisciplinare APC (Analisi, Prevenzione e Contrasto della criminalità organizzata e della corruzione) presso la Facoltà di Scienze Politiche. A organizzare l’incontro il professor Alberto Vannucci. «Gravi i problemi di natura istituzionale, che lasciano spazio a condotte predatorie e parassitarie della classe dirigente», ha chiarito in principio, rifacendosi al commento di Vannucci sul “Dilemma del Prigioniero”, grande esempio del paradosso attraverso cui operano i meccanismi corruttivi. «Sottrarsi all’equilibrio perverso generato dal sistema delle tangenti – ha proseguito Davigo –, come nel caso di “Mani Pulite”, non è possibile se non abbandonando la logica riparativa che permea l’intero sistema della giustizia italiana. Quando chi giura fedeltà di fronte allo Stato, tradisce questo giuramento, il perdono diventa un fatto intimo, personale, ma non più una questione di Stato. Chi viola quel giuramento è fuori dall’apparato istituzionale e deve scontare una pena severa».

Davigo, già membro del pool d’inchiesta “Mani Pulite” ha fatto parte, presidente dal 2016 al 2017 dell’Associazione Nazionale Magistrati, ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “Evoluzione della corruzione”, durante la quale ha raccontato, non senza ironia, significativi aneddoti sua carriera in magistratura, iniziata poco più che ventisettenne al Tribunale di Vigevano, per poi esaminare a fondo il problema dell’illegalità.

Oggi le infiltrazioni mafiose sono consociative, trattano con le istituzioni e questo si verifica a livello nazionale, ma anche a livello locale. Stando al rapporto pubblicato a fine 2017 dalla Normale di Pisa su Mafie e Corruzione in Toscana, uno dei settori più a rischio è quello dell’imprenditoria: l’illegalità si insinua nelle fragilità esistenti. Quali sono gli anticorpi che possiamo mettere in atto?

«Io non posso parlare né della Toscana, né di Pisa, che ho il piacere di visitare talvolta, trovandosi in posizione di crocevia nei miei viaggi tra Roma e Milano. L’unica cosa che posso dire è che la corruzione si affronta con modalità diverse da quelle attuali, e questo vale certo anche a livello locale. Deve cambiare l’immagine che il legislatore ha della legge. L’assuefazione al reato ha creato l’assurda conseguenza per cui, tanto più un crimine è ripetuto, tanto più lo si depenalizza. Ora, questo appare a chiunque uno strano modo di concepire il concetto di deterrenza. Il problema della corruzione del sistema istituzionale sta proprio nel fatto che il crimine è sistemico, non episodico. Non a caso ho intitolato la mia più recente pubblicazione “In Italia violare la legge conviene!”. Non vorrei apparire forcaiolo, ma in un sistema criminogeno tutto ciò che indebolisce la deterrenza è pericoloso, perché se la minaccia non è seguita dai fatti, la norma perde il suo scopo principale, che non è punire un crimine, ma far sì che non si verifichi».

Come affrontare invece le dinamiche corruttive nella pubblica amministrazione, anche a livello locale?

«Due dovrebbero essere le strategie da adottare per garantire la legalità nella pubblica amministrazione: l’utilizzo dei gruppi sotto copertura e un forte diritto premiale a favore dei collaboratori di giustizia. La Convenzione delle Nazioni Unite (Merida, 2003) in materia di corruzione prevede l’utilizzo dei gruppi sotto copertura in questo contesto, ma l’Italia si ostina a lasciare questa disposizione inadempiuta. Aggiungo che occorre un miglior coordinamento tra Corte dei Conti e pubblica amministrazione relativamente a episodi criminosi, perché oggi se la pubblica amministrazione riceve un danno d’immagine, quasi mai l’ente locale riesce a farsi ripagare, a causa dei tempi giudiziari lunghissimi. Molto il lavoro da fare ancora anche per quanto riguarda la normativa civilistica sui vizi occulti nella disciplina degli appalti. Autorità giudiziaria e contabile dovrebbero essere nelle condizioni di cooperare meglio, anche avvalendosi di corpi tecnici statali (distrutti in Italia), data spesso l’insufficienza di quelli locali».

A Pisa si parla spesso di “emergenza sicurezza”. Quanto gli strumenti repressivi contro corruzione e infiltrazioni mafiose possono riflettersi su questo problema, fortemente avvertito nella dimensione urbana?

«Il problema della sicurezza pubblica nelle città non esiste, è inventato dai media e dalla politica, che in una logica sistemica malata ci sfiniscono con i borseggi e con gli scippatori. Esistono invece due grandi problemi contro i quali occorrono strumenti repressivi mirati, specifici e non emergenziali: il terrorismo e la criminalità radicata nella classe dirigente. La minaccia terroristica si può affrontare con una strategia di inclusione e di de-radicalizzazione, avvalendosi anche di imam musulmani, che mitighino il sentirsi respinti ed esclusi dei musulmani. Per il secondo problema invece, si potrebbe cominciare a non servirsi della propria posizione per saltare le file alla Asl».



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