Il Tirreno

Pisa

Falso testamento, tutto prescritto

Falso testamento, tutto prescritto

Finisce il duello tra le due nipoti dell’ex campione di ciclismo Del Cancia

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PISA. Una sentenza di non doversi procedere perché il reato è estinto per prescrizione. Una dispositivo che cancella la battaglia legale per contendersi un’eredità milionaria.

Quella dell’ex ciclista Cesare Del Cancia, nato a Cascine di Buti il 6 maggio 1915 e morto a Pontedera il 25 aprile 2011 alla soglia dei 96 anni. L’ex campione non si era mai sposato. Nessun erede diretto. Alla fine due nipoti avevano duellato per l’eredità. E una, Fernanda Del Cancia, 72 anni, ieri ha ottenuto una sentenza che pone fine a una vicenda giudiziaria che già a livello civile si era conclusa a suo favore. Con una citazione diretta a giudizio con l’accusa di falso in testamento olografo e falso in scrittura privata, l’imputata ha incassato un verdetto che chiude ogni pendenza con l’altra nipote di Cesare, Maria Del Cancia che aveva chiesto e ottenuto il processo contro Fernanda opponendosi a una richiesta di archiviazione. Il giudice Elsa Iadaresta (pn onoraria Evelina Lalli) non ha potuto che prendere atto del tempo trascorso dall’eventuale consumazione del reato che ormai si era prescritto. Il testamento porta la data del maggio 2008 ed è stato pubblicato dopo la morte di Del Cancia nel 2011.

Fernanda era stata indicata come unica erede, mentre Maria era stata esclusa. Di qui il braccio di ferro tra le parenti sul piano civile e penale che ha visto prevalere la beneficiaria inserita nelle ultime volontà dell’ex campione di ciclismo. Per Maria il testamento era fasullo nei contenuti e contraffatto nella firma. Non ci sarà mai un processo per stabilirlo. La prescrizione ha anticipato ogni giudizio.

Del Cancia aveva trascorso la sua vita da single pensando al lavoro e un’esistenza morigerata che gli avevano permesso di accumulare un discreto patrimonio. Senza ostentazioni, ma senza privarsi del necessario in una parsimonia che alla fine lo aveva fatto diventare dopo le gesta vittoriose e applaudite in bici anche un campione del risparmio. Una volta sceso dalla sella della bici aveva aperto con i fratelli una segheria negli stessi locali dove il padre gestiva a Cascine di Buti un mulino. Gli affari andavano bene e il patrimonio cresceva.

Quello che alla fine è stato conteso tra le due nipoti in un traguardo in Tribunale in cui a vincere è stata l’erede designata dall’ex ciclista che vinse una Milano-Sanremo e indossò per una volta la maglia rosa al Giro d’Italia.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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