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Tra i candidati Khalil, il figlio dell’imam: unirò le comunità
PISA. Potrebbe diventare il primo musulmano sugli scranni del consiglio comunale di Pisa, ma per Anas Khalil, ventenne studente della Scuola Superiore Sant’Anna, figlio dell’Imam di Pisa Mohammad e...
PISA. Potrebbe diventare il primo musulmano sugli scranni del consiglio comunale di Pisa, ma per Anas Khalil, ventenne studente della Scuola Superiore Sant’Anna, figlio dell’Imam di Pisa Mohammad e candidato per la lista civica “In lista per Pisa”, la religione è solo una delle componenti che lo hanno spinto a scendere in campo.
Khalil, perché ha accettato la candidatura?
«Sono un ragazzo che come tanti altri pensa che la politica pisana debba ascoltare la componente giovanile e condividerne scelte e progetti. La mia candidatura potrebbe essere la sintesi di varie componenti che formano e vivono la città (quella giovanile, quella straniera e quella musulmana) e potrei rappresentare la figura di mediazione tra queste “comunità” e la politica che amministra la città».
Se eletto, quali temi porterà in consiglio comunale?
«Tutti i temi legati a quelle componenti che contribuiscono allo sviluppo di Pisa, spesso però non ascoltate o comunque non coinvolte attivamente nelle scelte. Spesso si affrontano discussioni e progetti per i giovani, per gli studenti universitari o per le comunità di stranieri, senza però mai ascoltare gli interlocutori. Le discussioni devono essere affrontate in maniera pacata e tollerante, ma ascoltando tutti. Il mio obiettivo è quindi costruire un ponte e facilitare il dialogo tra la politica, le istituzioni e le varie anime che compongono la città».
Non ha paura che la sua candidatura possa essere in qualche modo strumentalizzata?
«Chi mi conosce sa che sono sempre stato in prima fila partecipando attivamente alla discussione sociale e politica della città, al di là del credo religioso, e sa il contributo che posso portare in consiglio comunale. A chi non mi conosce rispondo che avere una persona che può svolgere il ruolo di mediatore significa semplificare la discussione, permettendo di arrivare a soluzioni e scelte condivise, e questo potrebbe essere un bene per tutti». (d.r.)
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