Il Tirreno

Pisa

I TEMPI DELLA BUROCRAZIA

Sotto processo dal 1986, ma era in stato vegetativo: ora la giustizia lo ha prosciolto

Pietro Barghigiani
Un'aula di Tribunale
◗
Un'aula di Tribunale

Il medico accerta l’incapacità irreversibile di stare in giudizio dell’imputato. Dopo l'incidente per il quale era stato accusato di omicidio colposo, era rimasto "tetraplegico con afasia". Chiuso un procedimento penale di cui non ha mai saputo nulla

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Incapacità irreversibile dell’imputato di stare in giudizio. Una condizione che impone una sentenza di non luogo a procedere. È quella letta ieri mattina dal presidente del collegio giudicante del Tribunale Luca Salutini (a latere Iadaresta e Grieco) che chiude un procedimento penale iniziato nell’agosto 1986.

Un processo per omicidio colposo di cui l’imputato non ha mai saputo nulla. Una storia raccontata in esclusiva dal Tirreno il 3 gennaio scorso. Nell’incidente che costò la vita all’amico che sedeva accanto a lui nell’auto finita contro un palo della luce, il conducente rimase ferito con lesioni alla testa talmente gravi da renderlo tetraplegico con afasia. Un vegetale alla cui esistenza si è dedicata la sorella.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.16307378:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2018/01/03/news/tetraplegico-e-incosciente-da-30-anni-e-sotto-processo-1.16307378]]

L’incidente mortale avvenne la notte dell’8 agosto 1986 a Lido di Camaiore. Massimiliano Rossi, 22 anni, di Campi Bisenzio fu trasferito al Santa Chiara dove morì qualche giorno dopo. Il guidatore, il 51enne imputato per decenni e da ieri prosciolto, anche lui di Campi Bisenzio, finì in coma. Quando si risvegliò le sue condizioni non gli permisero di riaffacciarsi alla vita. In parallelo, con i vecchi ordinamenti giudiziari, andò avanti il processo per omicidio colposo.

Periodicamente veniva visitato e il Tribunale rimandava l’udienza fino al controllo successivo. Una sospensione del giudizio ignorata dal disabile, la cui vita si era di fatto infilata in una bolla d’aria la notte dello schianto in macchina. Assistito dall’avvocato Alberto Chiocchini, l’uomo ha chiuso la sua pendenza con la giustizia avviata e alimentata da quei meccanismi della burocrazia a cui ha posto fine l’ultima visita medica. Incapacità irreversibile di stare in giudizio in quel processo che lo ha accompagnato a sua insaputa per trent’anni.(p.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera