Il presidio
«No alla ferrovia della morte»
Caso armi, contestazione davanti a Camp Darby per il potenziamento della logistica
TIRRENIA. La sinistra radicale e il sindacalismo di base scendono di nuovo in piazza contro i progetti di potenziamento della base militare di Camp Darby.
In occasione della festa dei lavoratori, un centinaio di manifestanti - aderenti al Partito comunista dei lavoratori, al sindacato generale di base, al Partito comunista, a Rifondazione comunista e alle associazioni che fanno parte della Rete civica contro la guerra di Livorno - martedì scorso si sono riuniti, sotto la sigla Lavoratori e lavoratrici contro la guerra, davanti all’installazione militare statunitense per contestare il piano per la costruzione di una nuova rete ferroviaria per trasportare nell’enclave a stelle e strisce armi e munizioni.
Con slogan, bandiere e cartelli i manifestanti hanno contestato la costruzione di quella che definiscono la «ferrovia della morte» e la «militarizzazione del territorio che non ha creato alcun posto di lavoro».
«All'aumento esponenziale delle spese militari ha fatto eco lo smantellamento dei diritti acquisiti dai lavoratori che in ogni Paese, vinti o vincitori che siano, subiscono tagli al potere di acquisto e riduzione degli spazi di democrazia e libertà nei luoghi di lavoro», sottolineano in una nota le sigle che hanno aderito al presidio di protesta.
Il progetto elaborato dagli Usa prevede la costruzione di un nuovo tronco ferroviario tra la piccola stazione di Tombolo e il cuore dell’installazione militare (anche attraverso la realizzazione di un ponte mobile sul Canale dei Navicelli) con l’obiettivo di spostare dalla gomma alla rotaia il trasporto di armi, munizioni e altri materiali destinati ad alimentare i depositi della base che sorge tra Pisa e Livorno.
Un piano da decine di milioni di dollari, il cui solo annuncio oltre un anno fa ha fatto scattare la mobilitazione di pacifisti, antimilitaristi e ambientalisti (è previsto anche l’abbattimento di quasi mille alberi, ma gli Usa si sono impegnati a piantarne oltre 5.000) che si riuniranno davanti alla base anche il prossimo 2 giugno.
Quel giorno, in occasione della Festa della Repubblica, gli attivisti che si oppongono al progetto daranno vita ad una manifestazione che da San Piero a Grado raggiungerà l’installazione militare. (d.r.)
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