Il Tirreno

Pisa

A Pontasserchio è tempo di Fiera dei Mosconi

di VIOLA FIORENTINO*
A Pontasserchio è tempo di Fiera dei Mosconi

Tra storia e leggenda ecco come, grazie a un’icona sacra, oggi esiste la torta co’ bischeri

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Dal 21 aprile al 1 maggio a Pontasserchio torna l’Agrifiera, evento fieristico tra i più conosciuti all’interno del panorama espositivo della Toscana, che giunge quest’anno alla 110a edizione, perlomeno quella ufficiale. Perché le origini di quella che costituisce oggi una mostra agricola e merceologica sono in realtà molto più remote, e legate indissolubilmente alla storia e alle tradizioni del paese che la ospita, l’antica Pons ad Serclum.

Tutto ha origine a inizio Cinquecento. Pontasserchio ha un’altra fisionomia rispetto a quella odierna: c’è Vecchializia, il centro abitato più antico e popoloso, e poi, poco distante e a essa collegato, un nucleo di case formatosi già in epoca medievale attorno al primo ponte sul Serchio e al castello che lo proteggeva. È la borgata di Ponte, l’antica Pons ad Serclum. A inizio Cinquecento, dove oggi si trova la chiesa del paese il vecchio ponte esiste ancora, ma a sua protezione non c’è più il castello, abbattuto dai pisani alla fine delle loro aspre contese territoriali con i lucchesi. C’è un’immaginetta, coperta da una tettoia e decorata da un affresco rappresentante una Crocifissione. È il 28 aprile di un anno imprecisato. Un temporale sorprende tre uomini che stanno lavorando nelle vicinanze, costringendoli a rifugiarsi sotto al tempietto. Per ingannare il tempo, i tre si mettono a giocare a dadi, e così continuano a fare finché uno di loro, contro il quale la sfortuna sembra essersi accanita, perde le staffe e scaglia bestemmiando i dadi contro l’immagine del Crocifisso. Immediatamente il blasfemo cade a terra morto; un nugolo di mosconi gli ricopre il volto prima che la terra si apra sotto di lui e lo inghiottisca. Da questo momento, la notizia dell’evento miracoloso rimbalzerà di paese in paese, e in breve tempo Pontasserchio diventerà meta di pellegrinaggio: ogni 28 aprile fedeli da tutto il Pisano e dalla Lucchesia accorreranno per venerare l’immagine miracolosa, custodita già dal 1516 in un piccolo oratorio che, ampliato e abbellito tra Seicento e Settecento, costituisce oggi la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo.

Sulla fiera di Pontasserchio mancano documenti e notizie certe fino alla metà dell’Ottocento, quando questa è ormai un fatto consolidato e un incontro di una certa importanza; sembra comunque che le sue origini risalgano già al XVI secolo: fin da subito i produttori locali cominciarono a sfruttare la risonanza della festa del 28 per commerciare alcuni beni, soprattutto bestiame e tessuti. I paesani, inoltre, per aumentare l’affluenza dei forestieri e trarne un sempre maggiore guadagno, escogitarono un modo per mettere a profitto l’appetito dei viandanti: nasceva così la torta co’ bischeri, una specie di crostata a base di cioccolato, riso e canditi che deve il suo nome ai tipici becchi triangolari di pastafrolla che formano attorno al dolce una sorta di corona.

Le trasformazioni subite dalla fiera sono state tante nel tempo: specializzatasi a inizio ‘900 come «prima esposizione limitata al bestiame da riproduzione di razza Mucca Pisana», nel dopoguerra è diventata ormai una «mostra agricola e merceologica» dove si trovano anche macchine, elettrodomestici, attrezzi agricoli e merci di ogni tipo. Oltre ai prodotti in vendita sono cambiati anche i tempi e i luoghi della manifestazione, e oggi la “fiera del 28”, che occupa in realtà una decina di giorni, è ospitata nel parco comunale Tiziano Terzani, quello che un tempo era il parco privato della villa Prini, casa di campagna della blasonata famiglia pisana che nel Settecento commissionò la costruzione del teatro Rossi. Ma questa è un’altra storia.

Oggi la villa Prini e l’antico ponte sul Serchio, minati dai tedeschi durante l’ultima guerra mondiale, non esistono più. Tra i più giovani comincia a svanire il ricordo delle origini della fiera, e la ricorrenza del miracolo, festeggiata con una processione e una cena di paese, è talvolta confusa con la festa patronale di San Michele Arcangelo. Alcune tradizioni tuttavia resistono al tempo. La ricetta originale della torta co’ bischeri è tramandata dalle famiglie del paese, che nel periodo della fiera continuano a infornare decine di torte alla volta per regalarle ad amici e parenti, ma è anche preservata dalle istituzioni attraverso un marchio registrato e un rigido disciplinare. La stessa Agrifiera, anche se di vocazione ormai più generalista, si fa promotrice delle specificità e delle eccellenze del territorio. Rimane poi il documento più prezioso e importante, gli anziani del paese, quelli che a Pontasserchio ci sono nati e non “piovuti”. Sono loro i veri depositari della memoria collettiva, quelli per cui l’Agrifiera continua ad essere la Fiera del Crocifisso o dei Mosconi.

*guida turistica

fondatrice di Ekiros Tours



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