Il Tirreno

Pisa

Minaccia i poliziotti in aula e la giudice lo fa ammanettare

di Stefano Taglione
Minaccia i poliziotti in aula e la giudice lo fa ammanettare

Pisa: il 25enne con un foglio di via era stato arrestato alla stazione. Dimesso da psichiatria, offende gli agenti: spedito in carcere

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PISA. Era diventato talmente pericoloso che ieri nell’aula del tribunale, durante la convalida dell’arresto, su richiesta del giudice i poliziotti lo hanno dovuto ammanettare. Circa 24 ore prima, fuori dalla stazione di Pisa centrale, gli agenti lo avevano fermato durante un controllo di routine, scoprendo che su di lui pendeva un foglio di via dalla città. L’uomo – un venticinquenne di nazionalità nigeriana con problemi di salute – in città non ci poteva più stare.

Per questo, gli uomini della Squadra volanti, venerdì lo hanno portato in questura. Ed è lì che la situazione è precipitata. Il giovane, infatti, anziché rispondere alle domande ha iniziato a insultare gli agenti. Umiliandoli e urlando loro tutto il suo disprezzo. «Poliziotti di m***a», una delle sue frasi più ricorrenti. Così è stato arrestato e rinchiuso nella camera di sicurezza.

Ma ieri – portato in tribunale davanti alla giudice Eugenia Mirani e alla pubblico ministero onoraria Evelina Lalli per la convalida del fermo – ha proseguito nelle sue invettive. Spingendosi fino alle minacce. Sempre verso quelle persone che lui considerava quasi nemiche assolute: i poliziotti. Così la magistrata, preoccupata dalla situazione, ha chiesto loro di tirare fuori le manette. Perché stava diventando pericoloso. Il nigeriano – difeso dall’avvocato Stefano Di Maio, ieri sostituito dalla collega Antonella Ingargiola – durante l’udienza ha continuato a tenere un comportamento provocatorio, tanto che la giudice – come misura cautelare – ne ha disposto la detenzione in carcere, valutando l’eventuale ricovero in un centro psichiatrico.

Il 25enne – gravato da alcuni precedenti e da una condanna per resistenza a pubblico ufficiale emessa dal tribunale di Firenze – proprio lo scorso 16 marzo era stato dimesso dal reparto di psichiatria dell’ospedale Santa Chiara, dove si trovava in degenza. Ora, se il medico del carcere Don Bosco lo reputerà necessario, potrebbe tornare in una struttura sanitaria. Almeno fino al processo.

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