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Caso Ragusa, l'avvocato delle parti civili: "Quella telefonata a Sara, poi la lite fatale"

Caso Ragusa, l'avvocato delle parti civili: "Quella telefonata a Sara, poi la lite fatale"

L’avvocato Gentile ricorda la telefonata di Antonio Logli a Sara Calzolaio subito dopo la sparizione della moglie

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FIRENZE. Colpevole. Oltre ogni ragionevole dubbio. Ne sono convinte con la Procura anche le parti civili. Dalle cugine di Roberta all’associazione Penelope che si occupa di persone scomparsa. L’avvocato Nicodemo Gentile, il referente toscano di Penelope già nel processo di primo grado per tutelare la memoria di Roberta, va dritto al punto: «Antonio Logli è il peggior nemico di sé stesso».

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E lo spiega, come dettaglio che diventa sintesi di una colpevolezza svelata dalle carte, con un passaggio del suo intervento nell’aula fiorentina della Corte d’Assise d’Appello. «La mattina del 14 gennaio 2012 – afferma il legale – alle 7,30 circa Logli chiama Sara e le dice di non rispondere al cellulare usuale e di usare solo quello dedicato per la loro relazione. Non si capisce questa necessità. L’ho invitato ad alzarsi in aula e spiegare come mai con la moglie scomparsa da una buona mezz’ora sente il bisogno di telefonare all’amante dicendole di usare certe accortezze al telefono. Gli ho chiesto se è vero come ha sempre sostenuto che la sera prima non c’erano state discussioni con la moglie. È rimasto in silenzio. La verità è che alle 00,17 la telefonata tra Antonio e Sara si interrompe dopo 18 secondi. E questo ci dice che Roberta ha scoperto il tradimento del marito con Sara. Sapeva di essere una donna tradita, ma conoscere anche il nome è stato come una bomba mentale. Proprio quella giovane a cui un mese prima aveva regalato biancheria intima e a cui aveva affidato la gestione dei figli rispetto alla quale aveva pure litigato con i suoceri. Secondo come è scappata di casa proprio per andare da Sara che all’epoca abitava con i genitori. Antonio l’ha inseguita e nella lite è stata uccisa».

Per i legali delle cinque parti civili le ipotesi di allontanamento volontario per giustificare un’assenza improvvisa e che dura da più di sei anni sono risibili. Lo hanno ricordato con forza e passione a giudici e giuria popolare.

A chi le ha chiesto cosa pensa del carcere per Logli, Marika Napolitano, cugina romana di Roberta ha risposto: «Se è uno è colpevole è normale che vada in carcere». «Logli si è tradito con la simulazione dell’avvistamento in una via che non doveva conoscere e che, invece, era proprio quella indicata da Loris Gozi e Silvana Piampiani, due testi affidabili – prosegue Gentile –. E poi quando nella trasmissione “Chi l’ha visto?” fa riferimento un orario legato alla scomparsa di Roberta. Inoltre, ci sono le bugie, tante, che hanno accompagnato le mosse di Logli. I figli? Dopo Roberta sono le altre vittime di questa storia». (p.b.)

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