Corruzione, nuovo no alla libertà per Luvisotti
Dopo il Riesame anche la Cassazione respinge il ricorso per revocare gli arresti Già fissato un altro appello per togliere dai domiciliari l’84enne ex direttore dell’Ivg
PISA. La Cassazione dice no alla revoca degli arresti domiciliari per Virgilio Luvisotti sui quali già il Tribunale del Riesame aveva risposto picche. Ma l’avvocato Andrea Da Prato in parallelo aveva preparato un altro ricorso contro la decisione del gip di Genova di negare la libertà all’ex direttore dell’Ivg. Sarà discusso davanti al Riesame genovese a metà aprile.
Una lotta combattuta con determinazione quella del legale che assiste l’84enne, ex consigliere regionale e comunale di San Giuliano Terme, confinato dal 9 gennaio nella sua abitazione di Rigoli con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. È il filone pisano dell’inchiesta “La giustizia di Zorro” con epicentro a Massa e nella quale è stato coinvolto, come motore di una presunta associazione a delinquere, il giudice del Tribunale di Pisa, Roberto Bufo, 56 anni, di Marina di Carrara, ai domiciliari dopo aver ammesso gran parte dei fatti contestati.
A Massa le indagini riguardano le aste pilotate, mentre a Pisa i riflettori sono sugli incarichi di favore a un legale e per un unico episodio di corruzione circa la promessa di un’auto per la gestione della vendita di uno yacht. È la parte che riguarda Luvisotti e il suo vice all’Ivg Giovanni Avino, 35 anni, di Pisa, ancora ai domiciliari. Il braccio operativo di Bufo sarebbe stato Roberto Ferrandi, 65 anni, di Carrara, commercialista, delegato alle vendite giudiziarie al Tribunale di Massa. Il giudice ha confermato la cella per lui e la figlia Francesca Ferrandi, 29 anni, avvocato con studio a Pisa. Ancora dentro Oberto Cecchetti, 71 anni, romano, avvocato, e giudice di pace e ai domiciliari Luca Paglianti, 53 anni, residente a Marina di Pisa, architetto in Provincia e consulente per i Tribunali.
Nel corso degli interrogatori Avino avrebbe separato la sua posizione da quella di Luvisotti. E le sue dichiarazioni avrebbero appesantito il ruolo dell’ex consigliere regionale accusato di aver promesso un’auto, un Suv della Mercedes, al giudice per fargli gestire la custodia di un’imbarcazione di lusso messa all’asta.
Lo yacht in questione fu aggiudicato nel giugno 2016 (con un rialzo a favore dei creditori di oltre un milione di euro, ndr) a un messicano residente in Florida e pagato con il versamento dei 4,8 milioni di euro ad agosto, mentre il decreto di trasferimento è del febbraio 2017. Per l’Ivg il vantaggio sarebbe stato quello di farsi pagare dalla procedura le spese di custodia per 150mila euro.
Pietro Barghigiani
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