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Pisa

Sfasciano la porta e rubano l’incasso del “Bello ritrovato”

Sfasciano la porta e rubano l’incasso del “Bello ritrovato”

Colpo poco dopo la chiusura del negozio in via Crispi La titolare: «Assedio continuo, viene voglia di andarsene»

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PISA. La porta che dà su una chiostra sfondata a suon di calci o con un piede di porco. Al ladro è bastato aprirsi un pertugio minimo per infilarsi nel negozio vintage “Il Bello ritrovato” e rubare i soldi del fondo cassa. Uno dei tanti colpi fotocopia che da mesi accompagnano le sorti di bar, ristoranti e negozi del centro.

La visita nell’attività commerciale di Elena Pochini, in via Crispi, è avvenuta in un orario insolito per luogo e giorno: sabato alle 20,17. Nessuno si è accorto di niente. La gelateria Mirella, tempo addietro vittima di un furto con vetrina rotta, che ha le pareti in comune con il negozio era chiusa. Nessun segnale da chi abita negli appartamenti ai piani superiori. L’allarme è scattato, ma nei minuti trascorsi tra l’antifurto in funzione all’arrivo della vigilanza, il bandito aveva già ripulito la cassa per un bottino di circa mille euro. Come accessorio al contante si è portato via anche due borse. È la seconda volta che i ladri entrano nel negozio di Elena Pochini. «Ho speso più di 8mila euro per l’impianto di allarme e blindare porte e finestre che danno su via Crispi – spiega la commerciante –. La finestra e la porta che danno sulla chiostra sono soggette a vincoli della Soprintendenza e ho potuto mettere solo una barra di ferro interna. Ora vedrò come sistemare e mettere in sicurezza anche quei due accessi. È entrato dalla porta sfondandola a calci. Meno male che la barra gli ha impedito di aprirla del tutto, altrimenti avrebbe potuto rubare merce di valore. Almeno da questo punto di vista posso ritenermi fortunata».

I cassetti aperti, qualche suppellettile sul pavimento. I segni di un passaggio fugace, ma fruttuoso. «Il problema ormai è noto – afferma la titolare del “Bello ritrovato” –. Agiscono indisturbati perché sono sicuri di un’impunità evidente. No c’è certezza della pena e anche le forze dell’ordine, sapendo chi sono e dopo averli arrestati, se li rivedono fuori il giorno stesso. Pago una vigilanza, un sistema d’allarme. Ho fatto investimenti per la sua mia sicurezza, ma non basta. Giro l’Italia per lavoro, ma una situazione come quella vissuta a Pisa non ha riscontri. Ma è possibile che debba tenere la porta chiusa perché ogni giorno gruppi di nomadi bussano e sputano contro le vetrine? A questo punto aprirò il negozio su appuntamento. Oppure andrò a lavorare a Lucca dove non c’è un’emergenza del genere. Quando uno subisce un assedio come questo, ormai comune a tutti i commercianti, passa la voglia di investire».

Pietro Barghigiani

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