Il Tirreno

Pisa

Sesso forzato con due donne condannato rappresentante

Sesso forzato con due donne condannato rappresentante

Sei anni e otto mesi per un 35enne che in aula ha ammesso di avere problemi relazionali Il legale: «Approcci sbagliati, ma non è un violentatore». Assalto anche nel bagno di una Coop

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PISA. Quella che per la difesa è una persona che si approccia “solo” in modo sbagliato alle donne, ma non è un violentatore, per il Tribunale è colpevole di diversi abusi e va condannato. Meno di un’ora di camera di consiglio è servita al collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere Grieco e Fabbricatore) per arrivare a un verdetto di colpevolezza nei confronti di Glauco Cercignani, rappresentante di 35 anni, residente a Pisa: sei anni e otto mesi per tre episodi con due donne (un anno e 8 mesi e 5 anni). Per un quarto caso il verdetto è stato di assoluzione con la vecchia formula dell’insufficienza di prove.

Il Tribunale ha anche fissato una provvisionale di 5mila euro a favore della parte civile, assistita dall’avvocato Elisa Giraudo, il cui risarcimento dovrà essere definito a livello civilistico. Il pm Sisto Restuccia aveva chiesto una condanna a 7 anni.

L’imputato, difeso dall’avvocato Simone Boccali che aveva chiesto l’assoluzione, era sotto processo in due procedimenti distinti che poi erano stati riuniti in un unico dibattimento per dare una continuità a fatti inseriti nel medesimo contesto. Quando il rappresentante venne sentito in aula ammise di avere un rapporto complicato con le donne. Una tesi confortata anche da un parere psicologico di parte presentato dalla difesa. Non che non riesca a conquistarle e collezioni rifiuti. Anzi, è un corteggiatore seriale, definito un “dongiovanni” che non sa frenarsi, di bell’aspetto e abile nell’intrecciare relazioni, «anche dieci contemporaneamente» ha sottolineato il suo legale nell’arringa difensiva. Solo che una volta raggiunto l’obiettivo “bruciava” i tempi per consumare i rapporti. E non sempre le ragazze avevano gradito la velocità del contatto. In tre lo avevano denunciato per violenza sessuale. Una dopo un assalto nel bagno della Coop di Marina di Pisa nel giugno 2015. «Ha un problema di approcci – ha spiegato l’avvocato Boccali –. Ci prova con tutte, è conosciuto per questo suo atteggiamento. È opinabile il metodo, diciamo pure sbagliato, ma non è un violentatore».

Una delle parti offese in aula aveva dichiarato: «Sì, stavamo insieme. Ma lui mi ha preso con la forza. Non ho reagito. Sono stata ferma, immobile. Quando ci ha provato di nuovo ho detto di no. E allora si è tirato indietro». Agli atti del processo non ci sono certificati medici, né codici rosa attivati per casi in cui la violenza irrompe nella vita della donne segnandole a vita. Le denunce sono frutto di una riflessione successiva all’episodio incriminato. Si sarebbe trattato di rapporti bruschi e sbrigativi nei tempi che, comunque, nascevano sempre da un consenso iniziale delle giovani. Solo che dopo il sì alla frequentazione non si aspettavano le immediate avances sessuali del partner. Per la difesa sulle denunce ha influito anche lo spirito di vendetta delle giovani una volta scoperto il tradimento con altre conquiste del rappresentante. Si va verso l’appello.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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