«Un terremoto politico per ripartire»
Marchetti (LeU): domanda di cambiamento radicale. Se il Pd ci sta non saremo sordi
PISA. «Ci confronteremo. Partendo dal risultato, quello di Pisa, quasi triplo rispetto al dato nazionale. Questo dato positivo qualcosa vorrà pur significare». A parlare è Andrea Marchetti, esponente di Articolo Uno-Mdp dentro Liberi e Uguali. La domanda iniziale è persino scontata: cosa ne sarà di LeU dopo le politiche e verso le amministrative? E il risultato ha cambiato i rapporti, presenti e futuri, con il Partito democratico?
Marchetti, partiamo dunque dal risultato di Pisa…
«La nostra realtà locale è stata presa a modello. Nati da poco, ci siamo comunque dati un’organizzazione che ha funzionato. Non nascondo che la candidatura di Paolo Fontanelli ha garantito una marcia in più, discorso che vale anche, in termini diversi, per Fratoianni che gode di una visibilità nazionale».
Dal voto è arrivato però un messaggio che ha travolto un po’ tutte le forze di centrosinistra e di sinistra…
«Tutto sarà oggetto di discussione. Il messaggio arrivato dalle urne al centrosinistra ed a tutte le altre forze della sinistra è chiaro: i ceti popolari hanno dato più credito alla Lega Nord e al Movimento 5 Stelle. Ora dobbiamo capire come tradurre questo messaggio».
Prima di andare al voto, come Mdp avevate anticipato l’esigenza di un cambiamento. Ma alla prova dei fatti il risultato è stato ben altro…
«La città manda un messaggio netto di richiesta di cambiamento, molto brutale, che non fa sconti. Serve dunque un messaggio altrettanto radicale e rigenerativo. Ribadiamo l’esigenza di ricostruzione di un campo largo, plurale ed aperto al civismo, per una nuova proposta di governo per la città, sia nei contenuti che nelle persone. Una rivoluzione che parta dalla classe dirigente. Se su questo il Pd e le altre forze sono disponibili al dialogo, non saremo sordi. Ma sia chiaro che è necessario un terremoto politico».
Cosa intende dire?
«Che stringere un’alleanza a tutti i costi non risolve il problema. Può persino essere inutile. L’operazione di rinnovamento deve essere profonda, credibile ed evidente».
In un eventuale dialogo con il Pd, tutte le componenti di LeU sono disponibili o già si prefigurano “fughe a sinistra”?
«Intanto dobbiamo rispondere ad un’altra domanda: LeU come vuole leggere i risultati delle urne? Mi sembra che dal livello nazionale emerga un risultato chiaro, che ha come conseguenza l’ammissione da parte dei dirigenti nazionali del fallimento della proposta politica così com’è stata presentata e la consapevolezza di dover dare seguito al progetto su basi più credibili. Di fronte all’avanzata della Lega, credo che ciascun sostenitore di Leu si debba porre delle questioni. Si deve ripartire da quel 9% ottenuto a Pisa che ci chiede senso di responsabilità».
E rispetto al nome del candidato sindaco come vi porrete?
«È sempre più forte l’impressione che tutti quelli che vengono da un’esperienza diretta, amministrativa o politica, non possano farsi interpreti di questa domanda di cambiamento». (f.l.)
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