Tratto fatale, a ottobre un’altra vita spezzata
PISA. Un tratto di strada segnato dai lutti. Era la notte tra il 21 e il 22 ottobre scorso quando un albanese di 32 anni, anche lui residente al Cep come la pensionata deceduta ieri mattina, trovò...
PISA. Un tratto di strada segnato dai lutti. Era la notte tra il 21 e il 22 ottobre scorso quando un albanese di 32 anni, anche lui residente al Cep come la pensionata deceduta ieri mattina, trovò il traguardo prematuro della sua vita contro un albero. Uno scarto improvviso. L’auto che dalla carreggiata finisce sulla banchina e conclude la sua corsa rimbalzando contro due alberi. Chi era al volante non ebbe scampo.
Si chiamava Sokol Balliu e da una vita era residente Pisa. Al volante della sua Ford Fiesta, coincidenza del destino la stessa marca della macchina in cui è morta la signora, aveva urtato contro i pini lungo l’Aurelia all’altezza dell’impianto di tiro al piattello in direzione di Madonna dell’Acqua. La zona è la stessa della tragedia di ieri. Con una variante. L’incidente di Sokol avvenne alle 3,15. In piena notte, senza testimoni o altre auto coinvolte. I pini, scortecciati, incassarono l’urto. Uno schianto mortale solitario. Dal colpo di sonno al malore, o l’attraversamento improvviso di un animale, tra le possibili cause ipotizzate all’epoca. Balliu viveva con la moglie e la figlia di due anni in un condominio in via Pierin Del Vaga al Cep. Sokol lavorava come cameriere nel ristorante Toto di Marina di Pisa. «Era un nostro collaboratore da almeno 12 anni – raccontò il ristoratore al Tirreno –. Una persona buona nel vero senso della parola. Lo chiamavamo soprattutto nel fine settimana. Sempre disponibile. Un ragazzo da cuore grande che andava d’accordo con tutti ed era impossibile non andare d’accordo con lui». L’albanese abitava a Pisa da tantissimi anni. Si era diplomato con ottimi voti all’istituto Fascetti. Oltre a fare il cameriere quando da Toto avevano bisogno di lui, Sokol lavorava anche nell’installazione e la manutenzione dei condizionatori. Una notte d’ottobre l’Aurelia se lo è preso per sempre.(p.b.)
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