Il Tirreno

Pisa

Gattuso davanti al giudice per la querela di Taverniti

Pietro Barghigiani
Gennaro Gattuso
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Gennaro Gattuso

Ringhio accusato di diffamazione. Disse del legale: «È stato la rovina del Pisa». L’ex braccio destro di Petroni si oppone all’archiviazione chiesta dalla Procura

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PISA. Un allenatore querelato dall’allora dirigente della società. Frasi ritenute diffamatorie. Anzi, no. Legittimo esercizio di critica. Visioni opposte tra due persone destinate a non intendersi. Poi le strade si dividono, ma gli effetti dell’azione legale restano incardinati nella città in cui lo sport li ha fatti incontrare. E scontrare. Gli strascichi della gestione romana del Pisa rimbalzano in Tribunale. A fare da detonatore è la querela presentata dall’avvocato romano Vincenzo Taverniti contro l’ex mister nerazzurro, Rino Gattuso, ora tecnico del Milan. La colpa di Ringhio, un carattere lontano dagli eufemismi, sarebbe stata quella di attribuire a Taverniti, in quel momento uomo di fiducia di Fabio Petroni, all’epoca presidente e proprietario del sodalizio calcistico, le colpe per un andamento societario fallimentare.

La Procura, in aula il pm Giancarlo Dominijanni, ha chiesto l’archiviazione per l’allenatore rossonero sostenendo che le sue parole rientravano in un legittimo diritto di critica. Caso chiuso, allora. No, perché Taverniti si è opposto. E, attraverso il suo legale, vuole Gattuso sotto processo per diffamazione. I legali dei due contendenti hanno illustrato ieri le rispettive ragioni davanti al gip Donato D’Auria. Il giudice si è riservato. L’alternativa è tra mandare in archivio la querela o disporre un’imputazione coatta per Ringhio e obbligare la Procura a chiederne il giudizio.

Diatribe sportive che rischiano di diventare materia processuale. Volavano gli stracci nell’estate del 2016 nella società nerazzurra. A fine luglio Petroni era finito agli arresti domiciliari per bancarotta (in primo grado è stato condannato a 9 anni e mezzo) e per garantire la gestione corrente aveva affidato all’avvocato Taverniti una delega operativa all’interno del consiglio di amministrazione. Un salto di qualità nelle responsabilità che non fu accolto con favore dal mister, ma non solo da lui. Gattuso, poco incline a nascondere i mal di pancia, nel corso di una tavola rotonda sul caso Pisa a San Rossore dichiarò in diretta streaming: «La rovina del Pisa è stata Taverniti. Tutti i problemi sono lievati fin quasi a diventare irrisolvibili quando è cresciuto a dismisura il suo ruolo in società».

Una dichiarazione rilanciata dalla stampa il 13 ottobre 2016. L’innesco della guerra Taverniti-Gattuso con Ringhio convinto delle proprie considerazioni tra stipendi non pagati, sbandamenti societari e incertezze a ogni livello e il professionista che tuttora si ritiene danneggiato da quel giudizio tranciante. L’uscita del gruppo romano e l’avvento di Giuseppe Corrado hanno portato su strade diverse i duellanti. Ora si ritrovano in Tribunale, ultimo effetto collaterale di una società che aveva perso la bussola.

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