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Un’operazione che ha portato a 13 arresti

Un’operazione che ha portato a 13 arresti

Tredici persone arrestate e oltre 200 indagati. Poi altre cinque misure cautelari, fra cui l’inibizione dalla professione per un anno a carico del commercialista Adriano Gagetti. Sono i numeri dell’op...

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Tredici persone arrestate e oltre 200 indagati. Poi altre cinque misure cautelari, fra cui l’inibizione dalla professione per un anno a carico del commercialista Adriano Gagetti. Sono i numeri dell’operazione “Whitewash”, l’inchiesta della squadra mobile della questura di Pistoia (nella foto) sulla “fabbrica” dei permessi di soggiorno facili coordinata dalla procura della stessa città toscana e illustrata durante una conferenza stampa lo scorso 16 gennaio. Corruzione, violazione del segreto di ufficio, traffico di influenze illecite, falso ideologico e materiale, omissione di atti d’ufficio, procurato ingresso illegale e agevolazione della permanenza nel territorio dello Stato di almeno 181 cittadini stranieri. Queste le accuse mosse dalla procura nell’ambito dell’indagine. Dai 1.000 ai 1.500 euro per un permesso, dai 4.500 agli 8.000 per un ricongiungimento familiare. Queste le cifre che gli stranieri (soprattutto pakistani) erano disposti a pagare, per un giro d’affari che, tra il gennaio 2013 e il febbraio 2017, ha fruttato secondo gli investigatori circa 300.000 euro.

A finire in carcere il presunto organizzatore del traffico di documenti illegali, un pakistano residente a Pistoia, Iqbal Asjid, 42 anni. Ai domiciliari invece Massimo Morini, 69 anni e revisore contabile di Monsummano; Franca Maino, 54 anni, residente ad Altopascio, sovrintendente della Polizia di Stato in pensione, che interrogata dal gip ha respinto tutte le accuse; Salvatore Bracco, 47 anni, falso consulente del lavoro domiciliato a Empoli; Alfredo Maddaloni, 53 anni, di Montecatini; Fiaz Ahmad, 39 anni, pakistano domiciliato a Pistoia; poi Qaisar Amir, Shabaz Ahmed, Muhammad Chaudhry, Qaisar Farooq, Abid Hussain, Ghulam Mustafa e Uzma Noreen.

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