Il Tirreno

Pisa

Il sistema Romei alla sbarra «Dovresti prelevare i soldi»

Il sistema Romei alla sbarra «Dovresti prelevare i soldi»

Negli sms i rapporti con la titolare di un’associazione che riceveva bonifici dagli asili I pagamenti in più, le restituzioni delle somme. Controlli interni carenti sull’impiegato

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Il sistema Romei in Tribunale, ma senza l’ideatore al centro del raggiro che ha fatto uscire dalle casse comunali di Cascina almeno mezzo milione di euro.

Lui, Alberto Romei, 52 anni, residente a Pisa, ha scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato condizionato all’esame di una perizia psichiatrica («ho speso tutto nel gioco d’azzardo»). Loro, le altre due imputate, hanno optato per il rito ordinario.

È iniziato ieri mattina con il racconto dei testi dell’accusa il processo a Carla Morescalchi, 57 anni, originaria di Viareggio e residente a Cascina, legale rappresentante dell’associazione cascinese “Telefono Tata”: deve difendersi (avvocato Rolando Rossi) dall’accusa di truffa e peculato in concorso con Romei. Era, invece, in aula l’altra imputata Chiara Novi, 40 anni, residente a Pisa, responsabile dell’associazione “Trilly” di Cascina, assistita dall’avvocato Bruno Pucci: risponde solo di peculato, sempre in concorso con l’istruttore direttivo. Il Comune si è costituito parte civile con l’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio.

Davanti al collegio giudicante (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) e al pm Giovanni Porpora, il primo a testimoniare è stato il sottufficiale della Guardia di finanza che ha seguito le indagini. La segnalazione di movimenti strani nell’ufficio di Romei, quello che si occupava di “Diritto allo studio, nidi e progettazione esecutiva”, arrivò grazie ai sospetti dell’assessore cascinese Dario Rollo.

«Ci fece vedere due bonifici per i quali non c’era un provvedimento del Comune» ha spiegato il finanziere della tributaria, la cui ricostruzione ha messo a fuoco il sistema Romei.

In pratica gli asili convenzionati ricevevano i soldi dal Comune per i loro servizi. Poi il funzionario li avvertiva che per esigenze di riequilibrio avrebbero dovuto restituire una parte di quanto percepito.

Quei soldi venivano accreditati sul conto dell’associazione cascinese, “Telefono Tata” (Morescalchi legale rappresentante) che, secondo l’accusa, li prelevava per consegnarli in contanti a Romei.

Emblematico uno degli sms recuperati dagli inquirenti inviato dall’impiegato a Morescalchi: «Dovresti prelevare mille euro». Ma a volte erano duemila. L’associazione come collettore degli importi che dagli asili entravano nella disponibilità di Romei attraverso il passaggio sul conto di “Telefono Tata” che per alcuni anni è risultata pure inattiva. Ecco perché nel 2016 Romei si rivolge anche alla cooperativa Trilly (legale rappresentante Chiara Novi). Identica la procedura.

«Allegava documentazione falsa per giustificare il ristoro delle somme da parte degli asili – ha spiegato il luogotenente del nucleo di polizia tributaria -. Le quote versate dal Comune, per iniziativa di Romei, erano sempre superiori per cui poi veniva chiesta la restituzione appoggiandosi sui conti di Telefono Tata e Trilly». Il tutto avveniva con comunicazioni via e-mail.

In alcune occasioni i soldi provenienti dagli asili che pensavano di aver ricevuto più del dovuto sono transitati anche sul conto della suocera (sentita ieri) dell’imputata Novi. Accrediti e prelievi conclusi nel giro di pochi giorni.

La falsità o la carenza delle determine è stata una costante nelle indagini.

«Quando abbiamo parlato con la dirigente del settore Gabriella Carrozzo – ha ripreso il teste – ci ha riferito di fidarsi di quello che faceva e diceva Romei». Nel corso dell’udienza, durata fino alle 16,30 la Carrozzo è stata interrogata (sul suo conto è aperto un procedimento di danno erariale da parte della Corte dei conti, ndr). Sono state sentite anche le responsabili di alcuni nidi privati. Il pm ha rimarcato in più passaggi i mancati controlli sull’operato dell’istruttore direttivo. Uno capace di architettare pagamenti gonfiati ricorrendo anche a determine falsificate che poi venivano firmate dai suoi superiori. Ignari del saccheggio durato per almeno cinque anni. Si torna in aula il 28 marzo per i testi delle difese e l’esame delle imputate.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web