Il Tirreno

Pisa

«La vostra Torre pende? Colpa di Franceschini»

di Roberta Galli
«La vostra Torre pende? Colpa di Franceschini»

Dall’amore per la città ai dubbi su Gattuso allenatore: Gene Gnocchi racconta e si racconta con ironia a poche ore dallo spettacolo di fine anno al Teatro Verdi

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PISA. «Tra i miei sogni nel cassetto? Oltre a dirigere il Tirreno perché ha bisogno di una bella sterzata, scherzo naturalmente, altrimenti qualcuno potrebbe prendermi anche sul serio e chissà… mi piacerebbe fare un bel programma musicale rock, senza se e senza ma, facendo sentire al pubblico quello che veramente mi piace. Vorrei insomma far conoscere alla gente tutti quei gruppi musicali che maggiormente sono poco conosciuti. E vi assicuro che ce ne sono tantissimi e bravissimi in ogni parte d’Italia che meriterebbero una ribalta nazionale. Sì, questo è il mio sogno nel cassetto per il 2018».

Parola di Gene Gnocchi, comico, conduttore televisivo, cantante, scrittore ed ex calciatore, che sarà il grande protagonista del San Silvestro pisano 2017 con il suo spettacolo “Gene Gnocchi e la Degenerati Live Band” in scena al Teatro Verdi.

Il comico arriverà a Pisa quest’oggi, alloggerà in un noto albergo pisano per poi animare come solo lui sa fare l’ultima notte dell’anno. Prima però si è concesso una chiacchierata col Tirreno. Oltre all’attore e comico che tutti noi abbiamo imparato ad apprezzare, mattatore di tanti programmi televisivi e di grandissimo successo, ne è “uscito” un Gene Gnocchi casalingo, un padre affettuoso e un amante del tennis, della lettura, soprattutto del suo lavoro e dal grandissimo fiuto calcistico.

Gnocchi , come è nata l’idea di uno spettacolo proprio a Pisa e per San Silvestro?

«Dal Teatro Verdi ci è stata fatta una richiesta e siccome Pisa è una piazza prestigiosa abbiamo accettato volentieri. Speriamo che anche il pubblico pisano apprezzi la nostra idea. Noi ce la metteremo tutta per festeggiare col botto questo 2018, sicuramente in allegria come vuole la tradizione».

Per lei non è la prima volta a Pisa.

«No, conosco Pisa da tempo ed una città che amo. Di lei mi piace tutto, sia sul punto vista dello spettacolo che artistico. Per non parlare della cucina. Il 31 per me, se vogliamo, è una festa nella festa: arrivo nel pomeriggio, mi immergo nella città, vado a teatro, faccio le prove e spero poi di accontentare i gusti di chi mi viene a vedere».

E della Torre che ne pensa? Secondo lei perché pende così?

«Bellissima non c’è dubbio, quella piazza è un capolavoro. Per quanto riguarda la pendenza la colpa non è altro che di Franceschini che ha sbagliato la politica dei monumenti (ride)».

Parliamo adesso un po’ di calcio. Lei è un grande tifoso e quindi la domanda è d’obbligo: l’esperienza di Gattuso al Pisa potrebbe essere utile in questo momento al Milan, la sua squadra del cuore?

«Su Gattuso in verità sono molto dubbioso. Rino ha fatto molto bene al Pisa perché ha vinto il campionato, ma come allenatore, sono sincero, non mi convince. Credo che non sia adatto per una grande squadra. Non mi fraintenda, Gattuso è sicuramente un grande e bravo allenatore, ma non è un top. A mio modesto parere non credo che abbia le caratteristiche per allenare una squadra di livello nel campionato. Mi sembra un po’ troppo umorale, un po’ troppo legato al suo personaggio. Un bravo allenatore certamente, ma non ai livelli di Ancelotti e Conti per capirci».

Ai tempi del grande Romeo Anconetani Pisa era una importante piazza calcistica, ma il calcio è cambiato molto, che possibilità ha oggi secondo lei una piccola città come Pisa ad esprimersi ad alti livelli in questo ambiente?

«L’importante è fare delle politiche oculate. Se non ricordo male Pisa ha un bacino di tifosi enorme. Ha uno stadio sempre pieno e la sua squadra ha un grandissimo seguito. Credo quindi che il Pisa, come squadra possa avere grandi potenzialità, partendo dalla valorizzazione dei giovani in gamba. Facendoli crescere e vendendoli successivamente. Solo così la squadra può raggiungere livelli simili a città medio grandi. Un altro capitolo a parte sono i giocatori che devono essere pescati bene, sia in Italia che all’estero per poi trasformarli in talenti».

Teatro e televisione a parte, qual è la sua giornata tipo?

«La mattina di solito faccio una intervista al Tirreno (ride). Naturalmente scherzo. La mia vita privata, quando non lavoro, è simile è tante altre. Adesso siamo in vacanza. Altrimenti la mattina porto una delle mie figlie a scuola. L’altra ci pensa mia moglie. Poi, mi metto a leggere i giornali e scrivo per la mia rubrica. Nel pomeriggio se ho un po’ di tempo gioco a tennis perché mi piace molto, altrimenti può capire che vada a vedere un film in compagnia di mia moglie o che porti le bambine alle giostre».

Di cosa parla il suo spettacolo che presenterà stasera al Verdi?

«Si tratta di un concerto rock, ma non nel vero senso della parola. Se vogliamo una presa in giro nei confronti dei concerti rock, dove il protagonista è vessato da personaggi improbabili e costretto ad affrontare situazioni che gli si ritorcono contro, ma deve portare a casa il suo lavoro, in questo caso lo spettacolo, e grazie alla sua forza ce la farà. Naturalmente a costo di grandi sacrifici, come d’altronde succede nella vita di tutti i giorni».

Che cosa si augura dal 2018?

«In generale per l’Italia qualsiasi cosa di veramente positivo. Sicuramente mi auguro una inversione di tendenza, dopo tutto quello che abbiamo passato un po’ di positività e stabilità non farebbe male nessuno. Per quanto mi riguarda spero che il nuovo anno mi portati la salute per poter continuare a fare quello che mi piace e nello stesso tempo divertendomi. È importante poter far il proprio lavoro e avere delle gratificazioni. Quindi spero di poter continuare su questa strada che tante soddisfazioni mi ha dato e mi sta dando, oltre naturalmente al mio teatro e alla televisione che porto avanti da anni».

Un sogno nel cassetto?

«Oltre a dirigere il vostro giornale, uno scherzo naturalmente, un progetto rock per far emergere i veri propri talenti che questo paese ne è veramente ricco e nello stesso tempo dare una mano a tanti giovani emergenti. Sì, questo mi piacerebbe veramente”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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