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Scuola, la protesta: «Gli “antigender” attaccano l’istruzione»
PISA. «Serve sostegno istituzionale per difendere e valorizzare l’istruzione pubblica di tutte e tutti. Comitati “antigender” hanno violentemente attaccato un progetto pubblico, finanziato dalla...
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PISA. «Serve sostegno istituzionale per difendere e valorizzare l’istruzione pubblica di tutte e tutti. Comitati “antigender” hanno violentemente attaccato un progetto pubblico, finanziato dalla Regione Toscana e di titolarità della Società della Salute, in attuazione di una legge dello Stato».
Così un gruppo di madri (Irene Lancioni, Laura Sirotti, Lorena Conte, Maria Francesca Zini, Maria Rosaria Lacatena e Simona Marzilli) difende le scelte della scuola pubblica. «In nome della presunta libertà di educazione, – denunciano – si attaccano gli interventi educativi sul bullismo e cyberbullismo, sulla dispersione scolastica, sull’educazione alla legalità, sulle pari opportunità. Come lavoratrici della comunità educante, operatrici sociali, insegnanti, sociologhe, avvocate, comunicatrici e madri interveniamo esprimendo la nostra profonda preoccupazione per il livello di acredine con cui sono state delegittimate e vilipese le associazioni e le operatrici, impegnate nei percorsi di educazione al rispetto e alla parità, attivati in 38 classi degli istituti comprensivi della zona pisana».
Quanto è avvenuto, affermano, è fuori dalla cornice del diritto: «Come comunità educante quale siamo, pensiamo che questo precedente sia inedito e che renda sempre più vulnerabili ed insicure le professioni sociali, ora attaccate in modo sfrontato e senza il sostegno istituzionale e politico che loro spetta. Attaccando le professioniste, si attaccano saperi e competenze in tema di rispetto delle differenze e di cultura della parità, insegnamenti cruciali per intervenire efficacemente sulla violenza e sulla disparità di genere. Questo è un attacco grave al servizio pubblico, e quello che è più preoccupante è il silenzio nel quale avviene. Silenzio proprio di chi, come ente pubblico, di questi servizi ne è titolare e promotore. Si attaccano le insegnanti, la scuola e la sua autonomia, aprendo la strada ad ingerenze inaccettabili. Si attacca infine il senso alto dell’istruzione pubblica, costretta a rinunciare all’esercizio di fondamentali funzioni educative. Tutto questo è inaccettabile. Ed è ancor più inaccettabile il silenzio delle istituzioni».
Antonio Scuglia
Così un gruppo di madri (Irene Lancioni, Laura Sirotti, Lorena Conte, Maria Francesca Zini, Maria Rosaria Lacatena e Simona Marzilli) difende le scelte della scuola pubblica. «In nome della presunta libertà di educazione, – denunciano – si attaccano gli interventi educativi sul bullismo e cyberbullismo, sulla dispersione scolastica, sull’educazione alla legalità, sulle pari opportunità. Come lavoratrici della comunità educante, operatrici sociali, insegnanti, sociologhe, avvocate, comunicatrici e madri interveniamo esprimendo la nostra profonda preoccupazione per il livello di acredine con cui sono state delegittimate e vilipese le associazioni e le operatrici, impegnate nei percorsi di educazione al rispetto e alla parità, attivati in 38 classi degli istituti comprensivi della zona pisana».
Quanto è avvenuto, affermano, è fuori dalla cornice del diritto: «Come comunità educante quale siamo, pensiamo che questo precedente sia inedito e che renda sempre più vulnerabili ed insicure le professioni sociali, ora attaccate in modo sfrontato e senza il sostegno istituzionale e politico che loro spetta. Attaccando le professioniste, si attaccano saperi e competenze in tema di rispetto delle differenze e di cultura della parità, insegnamenti cruciali per intervenire efficacemente sulla violenza e sulla disparità di genere. Questo è un attacco grave al servizio pubblico, e quello che è più preoccupante è il silenzio nel quale avviene. Silenzio proprio di chi, come ente pubblico, di questi servizi ne è titolare e promotore. Si attaccano le insegnanti, la scuola e la sua autonomia, aprendo la strada ad ingerenze inaccettabili. Si attacca infine il senso alto dell’istruzione pubblica, costretta a rinunciare all’esercizio di fondamentali funzioni educative. Tutto questo è inaccettabile. Ed è ancor più inaccettabile il silenzio delle istituzioni».
Antonio Scuglia
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