«La ricerca in Italia? Frenata da burocrazia e mito del posto fisso»
di Carlo Venturini
Toni, la prof da 30 anni “in fuga” da Pisa scuote i neo dottori Lasciò la cattedra sicura per essere libera di fare esperienze
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PISA. «L’Università risente delle classifiche internazionali, ossia dei ranking comparativi con altri centri di ricerca di livello mondiale». Così Francesca Toni, docente di logica computazionale all’Imperial College di Londra, laureatasi con lode in Scienze dell’informazione all’ateneo pisano, risponde alla domanda su come la nostra università sia vista dall’estero per formazione e ricerca.
Francesca è un “cervello pisano in fuga” da quasi 30 anni, una sorta di “primula rosa” della ricerca. L’hanno invitata per questo alla cerimonia di apertura dei corsi di dottorato: nel giorno in cui tutto ti fa sentire alle stelle per aver conquistato un traguardo importante, serve qualcosa che ti riporti sulla terra. Lei, la pisanissima Toni si scusa subito dicendo «questa è solo la terza volta che faccio una presentazione in italiano. Una di queste, è stata la discussione della tesi di laurea qui nella mia città e quindi, ormai, il mio italiano è un po’ traballante». La docente, più anglofona che vernacolare, ritorna sull’argomento classifiche: «Sono un giochino, ce ne sono tante e a volte contraddittorie. Ma il mondo va così. Giochini però con regole e criteri ferrei. Ci si deve adattare. So che il rettore Mancarella ha deciso di puntare molto su queste classifiche e che quindi ci vorrà un po’ di tempo per vedere Pisa scalare le vette mondiali ma sicuramente ce la farà». Ovviamente, lei, pisana, tende l’orecchio non appena sente da qualche collega all’estero la parola “Pisa”, rimanendo delusa quando viene associata solo alla Torre. «Un mio collega di Bruxelles mi ha parlato delle ricerche del professor Pedreschi sui big data».
Toni ha fatto parte del programma del rientro dei cervelli dal 2003 al 2004 ed è tornata al Dipartimento di informatica pisano come docente associato. Ma poi ha scelto di rimettersi in fuga e tornare all’estero. Non rimane che chiederle che cosa ci sia di così attrattivo fuori dall’Italia. «Sicuramente la multidisciplinarietà e la grandissima propensione alla mobilità, mobilità che in Italia è impedita da una serie innumerevole di lacci burocratici e forse anche da una certa cultura del posto fisso che ingessa penso a livello mentale. I docenti anglosassoni non sono così smaniosi del tempo indeterminato».
Quali strade hanno portato la nostra ricercatrice in quel di Londra? «Non avevo idea, o meglio, non avevo programmato di tentare un dottorato all’Imperial College. Molto più semplicemente, appena laureata, sono andata in Inghilterra per imparare l’inglese. Avevo preventivato tre mesi che poi sono diventati sei e alla fine, ecco, è dal 1991 che sto a Londra, lavoro lì».
In realtà Toni è vissuta per motivi professionali anche ad Atene, Parigi, in Argentina ed in Giappone. Il suo approccio è anglosassone anche nella semplice ed efficace presentazione durante la cerimonia dei dottorati su che cosa sia e quali implicazioni imprenditoriali possa avere l’intelligenza artificiale. Toni, infatti, chiede alla platea di tenere accesi gli smartphone perché farà un breve test sulle aspettative dei giovani dottorati o dottorandi. La platea risponde inviando un sì o un no alla domanda: «Pensi di lavorare all’Università di Pisa dopo il dottorato?». La risposta è stata “no” per 38 votanti su 63.
Il dato istantaneo può dare adito a più interpretazioni come quella di seguire le orme della nostra ricercatrice oppure quella della consapevolezza forzata e quasi ineluttabile che trovare una sistemazione soddisfacente nel mondo accademico italiano e non solo pisano, è impresa ardua. Un ultimo suggerimento da Toni alla platea: «Non siate troppo ambiziosi al di là di un qualsiasi risultato del vostro dottorato. Ma continuate sempre ad approfondire e indagare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Francesca è un “cervello pisano in fuga” da quasi 30 anni, una sorta di “primula rosa” della ricerca. L’hanno invitata per questo alla cerimonia di apertura dei corsi di dottorato: nel giorno in cui tutto ti fa sentire alle stelle per aver conquistato un traguardo importante, serve qualcosa che ti riporti sulla terra. Lei, la pisanissima Toni si scusa subito dicendo «questa è solo la terza volta che faccio una presentazione in italiano. Una di queste, è stata la discussione della tesi di laurea qui nella mia città e quindi, ormai, il mio italiano è un po’ traballante». La docente, più anglofona che vernacolare, ritorna sull’argomento classifiche: «Sono un giochino, ce ne sono tante e a volte contraddittorie. Ma il mondo va così. Giochini però con regole e criteri ferrei. Ci si deve adattare. So che il rettore Mancarella ha deciso di puntare molto su queste classifiche e che quindi ci vorrà un po’ di tempo per vedere Pisa scalare le vette mondiali ma sicuramente ce la farà». Ovviamente, lei, pisana, tende l’orecchio non appena sente da qualche collega all’estero la parola “Pisa”, rimanendo delusa quando viene associata solo alla Torre. «Un mio collega di Bruxelles mi ha parlato delle ricerche del professor Pedreschi sui big data».
Toni ha fatto parte del programma del rientro dei cervelli dal 2003 al 2004 ed è tornata al Dipartimento di informatica pisano come docente associato. Ma poi ha scelto di rimettersi in fuga e tornare all’estero. Non rimane che chiederle che cosa ci sia di così attrattivo fuori dall’Italia. «Sicuramente la multidisciplinarietà e la grandissima propensione alla mobilità, mobilità che in Italia è impedita da una serie innumerevole di lacci burocratici e forse anche da una certa cultura del posto fisso che ingessa penso a livello mentale. I docenti anglosassoni non sono così smaniosi del tempo indeterminato».
Quali strade hanno portato la nostra ricercatrice in quel di Londra? «Non avevo idea, o meglio, non avevo programmato di tentare un dottorato all’Imperial College. Molto più semplicemente, appena laureata, sono andata in Inghilterra per imparare l’inglese. Avevo preventivato tre mesi che poi sono diventati sei e alla fine, ecco, è dal 1991 che sto a Londra, lavoro lì».
In realtà Toni è vissuta per motivi professionali anche ad Atene, Parigi, in Argentina ed in Giappone. Il suo approccio è anglosassone anche nella semplice ed efficace presentazione durante la cerimonia dei dottorati su che cosa sia e quali implicazioni imprenditoriali possa avere l’intelligenza artificiale. Toni, infatti, chiede alla platea di tenere accesi gli smartphone perché farà un breve test sulle aspettative dei giovani dottorati o dottorandi. La platea risponde inviando un sì o un no alla domanda: «Pensi di lavorare all’Università di Pisa dopo il dottorato?». La risposta è stata “no” per 38 votanti su 63.
Il dato istantaneo può dare adito a più interpretazioni come quella di seguire le orme della nostra ricercatrice oppure quella della consapevolezza forzata e quasi ineluttabile che trovare una sistemazione soddisfacente nel mondo accademico italiano e non solo pisano, è impresa ardua. Un ultimo suggerimento da Toni alla platea: «Non siate troppo ambiziosi al di là di un qualsiasi risultato del vostro dottorato. Ma continuate sempre ad approfondire e indagare».
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