A 81 anni gira il mondo con la bici
Janus River ha fatto tappa a Pisa. Il suo tour dovrebbe finire a Pechino nel 2028. «Meglio morire in strada che a letto»
PISA. Una bicicletta, tre euro al giorno e un bagaglio da trenta chili sulle spalle. Più i suoi 81 anni, ma quelli potremmo anche non metterli in conto, considerate la lucidità e la freschezza che lo contraddistinguono.
Così Janus River ha girato 154 Paesi del mondo in 17 anni. E non ha ancora finito. Domenica mattina, il più che arzillo ottantunenne nato in Siberia da madre russa e padre polacco è arrivato a Pisa in sella alla sua mountain bike acquistata a Fiumicino quasi 18 anni fa, quando decise di lasciare la sua villetta di Fregene ed intraprendere il suo particolare viaggio intorno al globo. «Era il 30 dicembre del 1999 quando lessi su un giornale una teoria secondo la quale la fine del mondo sarebbe coincisa con l’arrivo del nuovo millennio», racconta River in un buon italiano acquisito in oltre 30 anni di permanenza nel nostro Paese, dove ha lavorato come procuratore sportivo. «Decisi così che, se dovevo morire, la morte mi avrebbe sorpreso in vacanza alle Canarie, da dove il primo gennaio 2000, prendendo spunto da un giovane italiano che partiva alla scoperta dell’Europa in sella alla sua bici, ebbe inizio la mia impresa».
Cinque continenti da visitare e una grande fiducia riposta nelle relazioni umane. Sì, perché in effetti, senza l’ospitalità ricevuta in questi 17 anni “on the road”, probabilmente River non sarebbe andato poi così lontano. A giocare a suo favore, però, è stata sicuramente la grande allegria di cui l’anziano ciclista fa il suo biglietto da visita, oltre alla caparbietà che ogni giorno lo spinge a scrivere ai sindaci delle città che ha in programma di visitare per chiedere loro accoglienza ed un unico pasto («in Italia un primo ed un’insalata mista», specifica). «Finora nessuno mi ha mai detto di no», afferma l’ottantunenne siberiano, elogiando, in particolare, la «speciale accoglienza» ricevuta in Sicilia, regione che lo scorso anno lo ha ospitato per ben sei mesi e da cui è partita la tappa italiana che lo ha condotto anche a Pisa. «Prima di venire qui sono stato a Lucca, dove mi hanno insegnato che è “meglio un morto in casa che un pisano all’uscio” – ride River ripetendo il celebre proverbio lucchese di origine medievale – ma dopo la buona ospitalità ricevuta dai pisani posso dire a gran voce di non essere d’accordo».
Sebbene da ormai 17 anni non tocchi un letto, dormendo ogni notte nel suo fedele sacco a pelo (uno dei record che si vanta di aver raggiunto, insieme alle ruote mai scoppiate e al non essere mai caduto dalla bici), a Pisa il ciclista giramondo è stato infatti ospite dell’hotel Bologna e del Keith art shop cafè per i suoi pranzi, arrangiandosi invece con un budget di tre euro al giorno per la colazione ed una cena a base di sola frutta.
Ieri mattina, il coraggioso ciclista ha incontrato il sindaco e presidente della Provincia Marco Filippeschi in piazza Vittorio Emanuele II ed è poi ripartito in direzione Livorno. Trascorrerà all’isola d’Elba le vacanze di Natale, per poi spostarsi in Sardegna, mentre nel nuovo anno sarà impegnato a percorrere con la sua bicicletta le regioni italiane della costa adriatica, dal Friuli alla Puglia. Un programma che potrebbe spaventare chiunque ed è invece quasi una passeggiata per lui che, ad aprile 2019, ha in programma di imbarcarsi per il Venezuela su una bananiera in partenza da Genova, ed iniziare da lì un nuovo e temibile percorso di tre anni in Sudamerica. La biciclettata intorno al mondo di Janus River dovrebbe concludersi a Pechino nel 2028. Salute permettendo, certo, ma al riguardo l’ottantunenne che dichiara di non aver mai avuto bisogno di un dottore in vita sua, sembra essere particolarmente ottimista: dopo la Cina, infatti, prenderà la sua bicicletta e partirà alla volta delle isolette dell’Oceania, assolutamente convinto che «è sempre meglio morire per strada che stando fermi nel letto di casa».
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