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Gelli: occorre migliorare le politiche di integrazione

Gelli: occorre migliorare le politiche di integrazione

PISA. «Un quadro sanitario sano all’arrivo, ma con il passare dei mesi la salute di chi è sbarcato sulle nostre coste è a forte rischio, soprattutto dal punto di vista psicologico. Per fermare questo...

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PISA. «Un quadro sanitario sano all’arrivo, ma con il passare dei mesi la salute di chi è sbarcato sulle nostre coste è a forte rischio, soprattutto dal punto di vista psicologico. Per fermare questo fenomeno è chiaro che serve lavorare ancora di più nell’attuazione di politiche d’integrazione di chi è ospite nel nostro Paese».

On. Gelli, quali gli obiettivi di questo lavoro svolto dalla commissione parlamentare?

«Questa relazione intende fornire al Parlamento, ma anche all’opinione pubblica, un contributo di chiarezza sulle misure di politica sanitaria da mettere in campo, cercando di distinguere i problemi da affrontare dagli aspetti che invece non dovrebbero creare allarme. È importante, ad esempio, sottolineare quanto sia infondato il timore di una diffusione incontrollata di malattie infettive».

In effetti questo è uno dei punti su cui il dibattito è più acceso e su cui si concentrano le preoccupazioni…

«Una prima considerazione che si trova nella relazione è che gli immigrati, al momento del loro arrivo, presentano generalmente buone condizioni di salute, tendenzialmente migliori di quelle della popolazione dei Paesi di origine. E questo viene accertato sottoponendoli, come da protocollo, ad una sorta di triage. Il timore di contagi ha giustificazioni sul piano storico, ma la cosiddetta “Sindrome di Salgari”, ovvero lo stereotipo del migrante “untore”, non è oggi supportata da alcuna evidenza scientifica, derivabile da studi epidemiologici formali o da sorveglianze sanitarie».

Invece, ciò che invece deve essere tenuto sotto controllo, secondo la commissione d’inchiesta, sono le insidie della marginalità, ovvero l’“effetto migrante esausto”…

«Le condizioni di povertà in cui versano i migranti nel periodo successivo allo sbarco portano al deterioramento, più o meno rapido, delle loro condizioni di salute. Nel concreto, i principali problemi incontrati dai migranti nei Paesi di destinazione sono dati dalle difficoltà nell'accesso al sistema di assistenza sanitaria (con riferimento alle diagnosi, ai trattamenti e ai servizi preventivi) e da aspetti indiretti, ma non irrilevanti, come gli alloggi e le condizioni abitative di scarsa qualità, le condizioni di lavoro, i problemi legati alla religione, la mancanza di protezione legale, ma anche i rischi non sperimentati nei Paesi di origine, ad esempio il contatto con allergeni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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