Lite di vicinato finisce nel sangue e un’anziana ora rischia 5 anni
A processo per una rissa a Putignano: imputati marito e moglie quasi ottantenni e due uomini Finirono tutti all’ospedale. L’anziano (morto da poco) sferrò una sprangata al “nemico” di strada
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PISA. Una donna di 75 anni: «Guardi, giudice, mio marito era una maschera di sangue. Ho sentito le grida e sono uscita di casa. Calci, pugni, lo aveva già massacrato ma non si arrendeva. Un uomo di ottant’anni, si rende conto?».
Il vicino di casa, 32 anni: «Quel signore sarebbe stato indifeso, la vittima? Ma se mi ha colpito alla testa con una spranga, quella con cui ci ha sempre minacciati di morte in questi anni! L’ha presa è ha tirato il colpo. Bum, usciva sangue, tanto sangue, ho chiamato la polizia»
L’altro vicino, 44 anni: «No, senta giudice. È vero, sferravo le botte, cazzotti, pedate, ma non potevo farne a meno. Quell’uomo non voleva lasciare la mazza, e gridava, offendeva. E anche la signora ha picchiato col bastone».
Quell’uomo, il marito della donna, oggi non c’è più, è morto per una malattia e ragioni estranee a questa storia. Ne rimediò una mano fratturata e altre contusioni, in tutto un referto da 30 giorni. Lei uno da dieci. E dev’essere anche per questo che la signora allora sussulta dal banco degli imputati, urla, e anche a chi non l’ha vissuta sembra di ripiombare nel clima infuocato della sera del primo luglio di due anni fa: «Ma cosa dici?»
Stop, basta, rispetto per la corte, sgrida tutti Elsa Iadaresta. Aula 1 del tribunale di Pisa, c’è in scena una storia minima, una di quelle da strapaese: il vicinato d’Italia che si odia, cova rancori e livori per piccoli screzi, banali diverbi, dissidi nutriti giorno dopo giorno su inezie o sguardi sbagliati. C’è in scena una lite perenne fra vicini di casa andata aventi per anni a Putignano e sfociata in rissa nell’estate di due anni fa, in un guazzabuglio di braccia, gambe, urla, botte, spintoni, bastonate, una bomba a grappolo di ferocia domestica finita nel sangue, con i protagonisti portati in ospedale dalle ambulanze, contusi, doloranti, probabilmente non solo nel fisico. Con la polizia che arriva a cose fatte, costretta a districare gli scampoli di rabbia e violenza e a placare gli animi per provare a mettere ordine e senso a un episodio che comunque non ne ha. L’accusa per tutti ora è rissa: rischiano fino a un massimo di 5 anni di reclusione.
Un viottolo, un mucchio di mattoni e qualche utensile per l’orto lasciato davanti al garage altrui dall’anziano sono stati la miccia. Almeno così dicono tutti. O semplicemente una risentimentosociale scaricata per prossimità. «La mattina la roba era ancora lì, nonostante da mesi dicessimo che doveva toglierla perché poteva essere pericolosa per i bambini», dice il 32enne. «La verità è che la nostra casa l’avrebbero voluta comprare loro - racconta la donna - e ci odiavano per questo, ci ossessionavano con piccole provocazioni. E comunque quel vicino ha picchiato anche me, mi ha dato due sberle e sono finita per terra, chiamavo mio marito ma continuavano a infierire, è stato terribile».
«Ma no - risponde agli avvocati il 44 enne - quell’omone è sempre stato così, ci ha sempre minacciati con quel bastone, non ci ha mai ascoltati. E io non ho mai toccato la signora, non tocco le donne».
Va avanti così per tutta la mattina. La signora che rischia di farsi allontanare, gli avvocati che si accavallano negli interventi, perfino un parente di uno degli imputati che alza la voce verso la giudice. Perché il male se banale si auto assolve, giustifica la sua esistenza nella coazione a ripetere, perdona la sua insensatezza. Senza accorgersi che incrudelisce prima di tutto su se stesso.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Il vicino di casa, 32 anni: «Quel signore sarebbe stato indifeso, la vittima? Ma se mi ha colpito alla testa con una spranga, quella con cui ci ha sempre minacciati di morte in questi anni! L’ha presa è ha tirato il colpo. Bum, usciva sangue, tanto sangue, ho chiamato la polizia»
L’altro vicino, 44 anni: «No, senta giudice. È vero, sferravo le botte, cazzotti, pedate, ma non potevo farne a meno. Quell’uomo non voleva lasciare la mazza, e gridava, offendeva. E anche la signora ha picchiato col bastone».
Quell’uomo, il marito della donna, oggi non c’è più, è morto per una malattia e ragioni estranee a questa storia. Ne rimediò una mano fratturata e altre contusioni, in tutto un referto da 30 giorni. Lei uno da dieci. E dev’essere anche per questo che la signora allora sussulta dal banco degli imputati, urla, e anche a chi non l’ha vissuta sembra di ripiombare nel clima infuocato della sera del primo luglio di due anni fa: «Ma cosa dici?»
Stop, basta, rispetto per la corte, sgrida tutti Elsa Iadaresta. Aula 1 del tribunale di Pisa, c’è in scena una storia minima, una di quelle da strapaese: il vicinato d’Italia che si odia, cova rancori e livori per piccoli screzi, banali diverbi, dissidi nutriti giorno dopo giorno su inezie o sguardi sbagliati. C’è in scena una lite perenne fra vicini di casa andata aventi per anni a Putignano e sfociata in rissa nell’estate di due anni fa, in un guazzabuglio di braccia, gambe, urla, botte, spintoni, bastonate, una bomba a grappolo di ferocia domestica finita nel sangue, con i protagonisti portati in ospedale dalle ambulanze, contusi, doloranti, probabilmente non solo nel fisico. Con la polizia che arriva a cose fatte, costretta a districare gli scampoli di rabbia e violenza e a placare gli animi per provare a mettere ordine e senso a un episodio che comunque non ne ha. L’accusa per tutti ora è rissa: rischiano fino a un massimo di 5 anni di reclusione.
Un viottolo, un mucchio di mattoni e qualche utensile per l’orto lasciato davanti al garage altrui dall’anziano sono stati la miccia. Almeno così dicono tutti. O semplicemente una risentimentosociale scaricata per prossimità. «La mattina la roba era ancora lì, nonostante da mesi dicessimo che doveva toglierla perché poteva essere pericolosa per i bambini», dice il 32enne. «La verità è che la nostra casa l’avrebbero voluta comprare loro - racconta la donna - e ci odiavano per questo, ci ossessionavano con piccole provocazioni. E comunque quel vicino ha picchiato anche me, mi ha dato due sberle e sono finita per terra, chiamavo mio marito ma continuavano a infierire, è stato terribile».
«Ma no - risponde agli avvocati il 44 enne - quell’omone è sempre stato così, ci ha sempre minacciati con quel bastone, non ci ha mai ascoltati. E io non ho mai toccato la signora, non tocco le donne».
Va avanti così per tutta la mattina. La signora che rischia di farsi allontanare, gli avvocati che si accavallano negli interventi, perfino un parente di uno degli imputati che alza la voce verso la giudice. Perché il male se banale si auto assolve, giustifica la sua esistenza nella coazione a ripetere, perdona la sua insensatezza. Senza accorgersi che incrudelisce prima di tutto su se stesso.
Mario Neri
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