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una voce discordante nella maggioranza
Daspo urbano, tutti i dubbi di Mdp sull’applicazione
PISA. Una posizione volutamente interlocutoria. Ancora piena di dubbi e perplessità. Sull’applicazione dei Daspo urbani il coordinamento cittadino di Articolo Uno-Mdp ha elaborato un documento in cui...
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PISA. Una posizione volutamente interlocutoria. Ancora piena di dubbi e perplessità. Sull’applicazione dei Daspo urbani il coordinamento cittadino di Articolo Uno-Mdp ha elaborato un documento in cui evidenzia limiti e criticità della legge. Una volta terminata l’istruttoria in commissione, Mdp valuterà il da farsi. Per il momento dunque non può essere certo il suo voto positivo in linea con gli altri gruppi della maggioranza in Comune. Un punto interrogativo sugli equilibri politici a Palazzo Gambacorti almeno su questo tema.
La sicurezza urbana quale “bene pubblico che afferisce alla vivibilità ed al decoro delle città”, così come definito dalla legge medesima, riteniamo debba essere tema centrale e di primaria importanza - si legge nel documento di Mdp - nelle politiche sociali di ogni amministrazione, in particolare in un’ottica di tutela delle fasce di popolazione che, per ragioni sociali o economiche, sono più esposte ai rischi connessi al degrado urbano e alla microcriminalità. Proprio partendo da queste premesse appare necessario valutare con attenzione se vi sia la possibilità di individuare criteri e modalità di applicazione dei cosiddetti Daspo urbani che non si traducano in una inutile dispersione di risorse (umane ed economiche) o in mere dichiarazioni politiche, incapaci di dare adeguata risposta alle legittime ed effettive esigenze di sicurezza dei cittadini».
Articolo uno-Mdp esprime perplessità, ad esempio, «sulla previsione di una sanzione amministrativa a carico di coloro che impediscono l’accesso o la fruizione delle zone individuate dalla legge e dal regolamento di polizia municipale» perchè «appare del tutto inefficace quale misura deterrente nei confronti di soggetti che nella quasi totalità delle ipotesi si trovano in condizioni economico-sociali già compromesse e che dunque, in ogni caso, sarebbero oggettivamente impossibilitati ad adempiere. Simili soluzioni rischiano peraltro di risultare particolarmente inefficaci essendo destinate a colpire solo gli ultimi anelli, spesso a loro volta oggetto di forme esasperate di sfruttamento, di catene ben più articolate di microcriminalità (si pensi ai vari fenomeni di accattonaggio e di spaccio di sostanze stupefacenti)». Un’ulteriore criticità evidenziata da Mdp riguarda l’eventualità di «aggravare situazioni di rischio per la cittadinanza più esposta, disperdendo energie fondamentali per il presidio dell’intero territorio urbano, non solo limitato al più ristretto contesto del centro storico». Inoltre il movimento considera «impensabile che gli agenti di polizia municipale possano efficacemente coprire l’intera area urbana ricompresa all’interno delle mura; d’altra parte è assolutamente da evitare il rischio di ritenere l’intervento degli agenti di polizia municipale sostitutivo di quello delle forze dell’ordine, specificamente diretto alla prevenzione e repressione degli episodi di microcriminalità che costituiscono la causa principale del degrado di alcune zone».
Per questi e altri motivi Articolo Uno-Mdp ritiene «fondamentale completare l’istruttoria sui principali aspetti legati all’applicazione della legge, attraverso il percorso già iniziato di audizione dei soggetti coinvolti e l’analisi critica delle esperienze già vissute da altre amministrazioni locali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La sicurezza urbana quale “bene pubblico che afferisce alla vivibilità ed al decoro delle città”, così come definito dalla legge medesima, riteniamo debba essere tema centrale e di primaria importanza - si legge nel documento di Mdp - nelle politiche sociali di ogni amministrazione, in particolare in un’ottica di tutela delle fasce di popolazione che, per ragioni sociali o economiche, sono più esposte ai rischi connessi al degrado urbano e alla microcriminalità. Proprio partendo da queste premesse appare necessario valutare con attenzione se vi sia la possibilità di individuare criteri e modalità di applicazione dei cosiddetti Daspo urbani che non si traducano in una inutile dispersione di risorse (umane ed economiche) o in mere dichiarazioni politiche, incapaci di dare adeguata risposta alle legittime ed effettive esigenze di sicurezza dei cittadini».
Articolo uno-Mdp esprime perplessità, ad esempio, «sulla previsione di una sanzione amministrativa a carico di coloro che impediscono l’accesso o la fruizione delle zone individuate dalla legge e dal regolamento di polizia municipale» perchè «appare del tutto inefficace quale misura deterrente nei confronti di soggetti che nella quasi totalità delle ipotesi si trovano in condizioni economico-sociali già compromesse e che dunque, in ogni caso, sarebbero oggettivamente impossibilitati ad adempiere. Simili soluzioni rischiano peraltro di risultare particolarmente inefficaci essendo destinate a colpire solo gli ultimi anelli, spesso a loro volta oggetto di forme esasperate di sfruttamento, di catene ben più articolate di microcriminalità (si pensi ai vari fenomeni di accattonaggio e di spaccio di sostanze stupefacenti)». Un’ulteriore criticità evidenziata da Mdp riguarda l’eventualità di «aggravare situazioni di rischio per la cittadinanza più esposta, disperdendo energie fondamentali per il presidio dell’intero territorio urbano, non solo limitato al più ristretto contesto del centro storico». Inoltre il movimento considera «impensabile che gli agenti di polizia municipale possano efficacemente coprire l’intera area urbana ricompresa all’interno delle mura; d’altra parte è assolutamente da evitare il rischio di ritenere l’intervento degli agenti di polizia municipale sostitutivo di quello delle forze dell’ordine, specificamente diretto alla prevenzione e repressione degli episodi di microcriminalità che costituiscono la causa principale del degrado di alcune zone».
Per questi e altri motivi Articolo Uno-Mdp ritiene «fondamentale completare l’istruttoria sui principali aspetti legati all’applicazione della legge, attraverso il percorso già iniziato di audizione dei soggetti coinvolti e l’analisi critica delle esperienze già vissute da altre amministrazioni locali».
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