Il Tirreno

Pisa

Sottrae al Tribunale quasi 450mila euro

Pietro Barghigiani
L'ingresso del Tribunale
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L'ingresso del Tribunale

Pisa: due anni di reclusione per peculato a un ex dipendente del palazzo di giustizia, residente in Valdera

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PISA. Un ammanco di quasi 450mila euro. Collezionato nel corso degli anni e concluso solo con l’arrivo di un’ispezione ministeriale. Fine della sottrazione di soldi pubblici per usi privati. Per quel drenaggio di denaro dal Tribunale di Pisa nelle tasche di un funzionario, nel frattempo andato in pensione, il gup Pietro Murano ha accolto la richiesta della Procura – pm Giancarlo Dominijanni – e ha condannato l’ex dipendente Alessandro Pianigiani, residente in Valdera, a due anni di reclusione per peculato.

Responsabile all’epoca dei fatti dell’ufficio notifiche, esecuzioni e protesti (Unep), a carico di Pianigiani il giudice ha disposto anche la confisca di circa 450mila euro. Il quantum prelevato e non restituito dalle casse del Tribunale. Il funzionario, in servizio all’Unep dal 1995 all’11 febbraio 2014, nella primavera del 2016 era stato condannato per gli stessi fatti dalla Corte dei conti a restituire 437mila euro al ministero della Giustizia. Quell’importo era riferito alle somme non rimborsate a Poste Italiane Spa nonostante il pagamento effettuato dai privati per notifiche e spedizioni.

Per l’accusa Pianigiani prendeva i soldi dei privati, ma poi non li girava a Poste Spa che anticipava le cifre senza ricevere i rimborsi. Di qui l’ammanco quantificato in 437.000 euro a livello di danno erariale che aveva portato anche all’apertura di un’inchiesta per peculato definita in rito abbreviato e con lo sconto di un terzo della pena. La sparizione delle cifre era stata scoperta nel corso di un’indagine amministrativa condotta dall’ispettorato generale del ministero della Giustizia nel Tribunale di Pisa dal 10 al 21 giugno 2014. Il periodo preso in esame andava dal dicembre 2008 al febbraio 2014.

Nel corso delle verifiche erano state accertate irregolarità consistenti nell’omesso rimborso a Poste Italiane Spa delle somme anticipate per spese postali, relative all’invio di raccomandate su richiesta delle parti private, «per un importo complessivo di 466. 877 euro nonostante nei menzionati anni (2008 – 2014) i privati richiedenti le notifiche e le spedizioni avessero regolarmente provveduto a versare in contanti all’ufficio Unep quanto dovuto» era uno dei passaggi della sentenza dei giudici contabili.

Nell’inchiesta amministrativa in cui erano emerse le gravi irregolarità, gli ispettori si erano imbattuti in due richieste indirizzate da Poste Italiane Spa all’Unep di Pisa, «aventi identico oggetto con cui si chiedeva al signor Pianigiani di confermare il saldo debitorio di 437. 251 euro alla data del 30 novembre 2013. In ordine alla seconda richiesta (un sollecito, ndr) il dirigente Pianigiani il 10 febbraio 2014 aveva timbrato e sottoscritto il riconoscimento del debito.

Peraltro la Procura deduceva che il signor Pianigiani non solo non aveva provveduto a corrispondere a Poste Spa quanto spettante, ma aveva incassato dai privati più di quanto previsto, richiedendo in numerosi casi una tariffa per raccomandata maggiorata rispetto alla tariffa all’epoca in vigore». Sentiti come testimoni, diversi colleghi avevano confermato il ruolo esclusivo svolto da Pianigiani nella gestione amministrativo-contabile dell’Unep di Pisa, ma anche la difficile situazione personale e familiare del funzionario.

Solo lui, insomma, era stato riconosciuto unico e diretto responsabile della progressiva formazione del debito verso Poste Italiane Spa e unico responsabile del mancato pagamento del credito vantato dalle Poste. Chiamato a chiarire la sua posizione e spiegare la natura dell’ammanco, Pianigiani, attraverso il suo legale, aveva fatto riferimento a problemi di salute suoi e della moglie. Il riconoscimento del debito? Pressione psicologica da parte di un funzionario di Poste. Spiegazioni che non avevano convinto i giudici contabili. E ora neanche il giudice del Tribunale.

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