Il Tirreno

Pisa

Peculato, condanna a 2 anni per il neurochirurgo Ravelli

Pietro Barghigiani
L'ingresso del tribunale e riquadro il dottor Ravelli
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L'ingresso del tribunale e riquadro il dottor Ravelli

Pisa: il giudice dimezza la pena chiesta dal pm anche per truffa a carico del medico. Visite e consulenze al centro del processo, assoluzione per diverse imputazioni

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PISA. Il pm aveva chiesto una condanna a 4 anni per truffa e peculato. Il giudice l’ha dimezzata assolvendolo per diversi capi di imputazione: 2 anni per il neurochirurgo Vitale Ravelli, 65 anni, in pensione dopo una lunga carriera nell’Azienda ospedaliera.

Nella tarda mattinata di martedì 31 ottobre il gup Elsa Iadaresta ha letto il verdetto nei confronti del medico, assistito dall’avvocato Andrea Mannocci, che aveva scelto di farsi giudicare con rito abbreviato. Parte civile l’Aoup con l’avvocato Carla Fiaschi. Spariscono nella sentenza le contestazioni più gravi di peculato e truffa. Restano, però, alcuni episodi sufficienti a far scattare la pena che sarà appellata dopo il deposito delle motivazioni.

Nella requisitoria la pm Flavia Alemi aveva chiesto 4 anni addebitando al neurochirurgo una serie di comportamenti che andavano dall’aver visitato in privato senza autorizzazioni all’aver svolto attività di consulente per assicurazioni e Tribunali senza il consenso del datore di lavoro e di essersi trattenuto la quota da versare all’Aoup per le visita intramoenia. Gran parte di queste accuse non sono state accolte dal giudice nell’impianto prospettato dall’accusa come fatto in sé e per numero di episodi. Il neurochirurgo per la stessa vicenda è stato condannato in primo grado dalla Corte dei conti a risarcire all’Aoup 84mila euro come danno erariale.

Alle ipotesi di truffa e peculato, i finanzieri erano arrivati indagando nell'ambito di un'operazione nazionale battezzata "Intramoenia" finalizzata a scoprire eventuali violazioni nei rapporti di esclusiva tra medici e sistema sanitario nazionale.

I finanzieri avevano ricostruito il volume d'affari derivato dalle visite specialistiche negli studi medici privati "Galeno" di Castelfranco di Sotto dal 2008 al 2011 e "Salus" di Lucca dal 2008 al 2009. A queste andavano poi aggiunte le visite specialistiche con esame di documentazione e relazione ad uso medico-legale e prestazioni professionali in qualità di Ctu nei Tribunali civili.

Secondo la Corte dei conti il medico aveva violato il rapporto di esclusiva dimostrando con le sue azioni «la volontaria inosservanza degli obblighi di servizio correlati all'esclusività del rapporto di lavoro, da cui deriva la qualificazione della condotta come dolosa, resa palese ed ostensiva dalla mancata comunicazione all'Azienda dell'apertura di una partita Iva e dalla mancata richiesta di autorizzazione».

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