Acqua, stangata in vista: la bolletta sale del 6 per cento
Le tariffe di Acque Spa tra le più care d’Italia ma è anche l’azienda che investe di più
PISA. Il rincaro più alto della Toscana e l’acqua più cara della regione. Anzi, d’Italia. Sembra una corsa inarrestabile quella delle tariffe applicate a Pisa e negli altri 55 Comuni controllati da Acque Spa per la gestione del servizio idrico. Forniture, riparazioni alle reti idriche, costruzione di nuove fognature, dighe, invasi, grandi condutture o opere anti-siccità a fine anno ci saranno costati il 6% in più rispetto a ciò che abbiamo speso nel 2016.
O almeno è l’aumento proposto dal colosso dell’acqua e dall’assemblea dei sindaci all’Aeegsi, l’Autorità nazionale per l’energia e il servizio idrico. Da Roma proprio oggi è atteso il via libera, ma il garante potrebbe optare anche per una correzione di rotta. Che non è mai al rialzo rispetto alle ipotesi formulate dalle aziende. Anzi, l’authority nazionale potrebbe ritenere eccessivo il rincaro e chiedere ad Acque di ridurre la tariffa. Se così fosse, il verdetto dell’Aeegsi per una volta riserverebbe una bella sorpresa agli oltre 325mila utenti disseminati fra la costa pisana e la Valdinievole, fra la Valdera e l’Empolese Valdelsa: nella bolletta di fine anno comparirebbe un conguaglio al ribasso. Ma è uno scenario improbabile. L’aumento è stato vagliato dall’Autorità idrica toscana (Ait), e il garante regionale dell’acqua non si aspetta grossi scostamenti. Se dovessero esserci, sarebbero di uno o due decimi, non abbastanza da alleggerire la bolletta. Un nervo scoperto, e non solo per l’azienda pisana. Da anni le tariffe toscane sono le più care del Paese, e non sempre a ragione, denuncia Federconsumatori. A Pisa nel 2016 la bolletta media per una famiglia da 3 componenti e un consumo da 150 metri cubi, è stata di circa 500 euro (la media italiana è di 290 euro). Quest’anno potrebbe salire fino a 530 euro. Gaia in Versilia farà pagare 450 euro, Publiacqua a Firenze 440.
Ma se l’incremento del gigante pisano dell’oro blu è il più alto applicato dalle società di gestione in regione, è anche vero che nessuno come Acque nel 2016 è riuscito a tener fede agli impegni presi con il piano di investimenti. La spa fattura circa 140 milioni e l’anno scorso per la realizzazione di nuove opere pubbliche ha speso 54 milioni, l’1% in più di quanto previsto. Un piccolo record nel confronto con le altre società, perché Acque è l’unica ad aver rispettato gli impegni.
Così, l’aumento contenuto (+ 2,5%) di Publiacqua sarebbe una diretta conseguenza di un piano di investimenti che è rimasto sotto le attese dell’8%. Sembra una contorsione contabile, poi, quella esercitata da Gaia. La partecipata dell’acqua fra la Versilia, Massa Carrara, la Lunigiana e la Lucchesia nel 2016 ha investito appena 10 milioni, il 55% in meno di quanto messo nero su bianco nei piani, eppure sia l’anno scorso che quest’anno ha aumentato la tassa (nel 2016 del 5%, nel 2017 del 5,5%). «In Toscana si sono investiti circa 200 milioni – dice Alessandro Mazzei, direttore dell’Ait – e quasi tutti in manutenzione straordinaria e attività connesse al contenimento delle perdite. Ma le tariffe sono in linea con le migliori pratiche europee. Sono le più alte di Italia, è vero, ma i gestori toscani sono quelli che nel Paese fanno più investimenti». L’obiettivo dato dall’Ait alle spa è proprio quello di lavorare sulla riduzione della dispersione in rete. Nei 5.917 chilometri di acquedotto gestiti da Acque ogni anno vanno dispersi 44 milioni di metri cubi, il 37% del totale (esattamente la media toscana). Un 1% in meno di quanto andava sprecato un anno fa. Tradotto: investire, alla lunga, serve.
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