Cnr, i precari di giorno sono gli occupanti di notte
Materassi sul pavimento nell’aula 27 dell’area di ricerca: «Avanti a oltranza» Il personale invoca una stabilizzazione, c’è chi colleziona contratti da 15 anni
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PISA. Precari di giorno, occupanti di notte. Nell’aula 27 dell’area di ricerca di San Cataldo, di solito utilizzata per convegni e congressi, accanto ai computer sono spuntate bandiere e striscioni.
Una decina di ricercatori portano avanti i loro progetti, altri sistemano materassi gonfiabili e sacchi a pelo. Gli ultimi organizzano invece i turni notturni per iniziare una protesta che, promettono i precari dell’area di ricerca di Pisa, andrà avanti ad «oltranza». O, almeno, finché il governo non farà retromarcia e assicurerà la stabilizzazione di tutti i precari degli enti pubblici e in particolare quelli che, “assunti” con le più svariate forme di contratti atipici, portano avanti il sistema della ricerca in Italia. Una promessa, quella della stabilizzazione, inserita nel cosiddetto decreto Madia, ma disattesa dalla bozza della legge di stabilità che, con un tratto di penna, rischia di cancellare le speranze di migliaia di precari. Giovani e non. Con alle spalle un “cumulo” di precariato che raggiunge anche i quindici anni e nel cassetto una collezione di contratti atipici. Da quelli a tempo determinato, ai co.co.co. Dai co.co.pro agli assegni di ricerca. Prorogati anno dopo anno o mese dopo mese.
«L’anzianità media dei precari nell’area di ricerca di Pisa è di dieci anni, ma si toccano punte anche di venti», dicono Paola Chiellini e Stefania Pieroni, lavoratrici precarie all’Istituto di fisiologia clinica, mentre con altre decine di lavoratori-occupanti allestiscono l’aula per trascorrere la prima notte di un’occupazione scaturita dall’approvazione di una mozione dell’Unione sindacale di base durante l’assemblea dei precari che si è tenuta ieri mattina per decidere le nuove forme di una mobilitazione che i lavoratori stanno portando avanti da diversi giorni. «Il governo ha individuato risorse nel decreto fiscale per procedere ad assunzioni in vari amministrazioni e nelle forze dell’ordine, ma non negli enti pubblici di ricerca, mentre il ministro Fedeli, nella predisposizione della legge di bilancio, ha individuato come prioritario l’investimento di circa 200 milioni di euro per aumentare i salari dei dirigenti scolastici e dei professori universitari» evidenziano i lavoratori nella mozione.
Le stesse risorse che avrebbero potuto stabilizzare la maggior parte degli oltre 10.000 precari negli enti pubblici, di cui 4.500 impiegati nel Cnr. Di questi, la maggior parte addetti nell’area di ricerca di San Cataldo, una delle più grandi d’Italia. «Adesso occorre alzare i toni della lotta - aggiungono i lavoratori -. Abbiamo poco tempo per far cambiare linea al governo e far inserire nella legge di stabilità ciò che era stato promesso con il decreto Madia». All’occupazione hanno aderito circa cento precari che porteranno avanti la mobilitazione e le normali attività lavorative. «Non è una protesta contro l’ente - concludono gli occupanti -, ma è necessaria risanare questa ferita, altrimenti la ricerca italiana sarà definitivamente seppellita».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Una decina di ricercatori portano avanti i loro progetti, altri sistemano materassi gonfiabili e sacchi a pelo. Gli ultimi organizzano invece i turni notturni per iniziare una protesta che, promettono i precari dell’area di ricerca di Pisa, andrà avanti ad «oltranza». O, almeno, finché il governo non farà retromarcia e assicurerà la stabilizzazione di tutti i precari degli enti pubblici e in particolare quelli che, “assunti” con le più svariate forme di contratti atipici, portano avanti il sistema della ricerca in Italia. Una promessa, quella della stabilizzazione, inserita nel cosiddetto decreto Madia, ma disattesa dalla bozza della legge di stabilità che, con un tratto di penna, rischia di cancellare le speranze di migliaia di precari. Giovani e non. Con alle spalle un “cumulo” di precariato che raggiunge anche i quindici anni e nel cassetto una collezione di contratti atipici. Da quelli a tempo determinato, ai co.co.co. Dai co.co.pro agli assegni di ricerca. Prorogati anno dopo anno o mese dopo mese.
«L’anzianità media dei precari nell’area di ricerca di Pisa è di dieci anni, ma si toccano punte anche di venti», dicono Paola Chiellini e Stefania Pieroni, lavoratrici precarie all’Istituto di fisiologia clinica, mentre con altre decine di lavoratori-occupanti allestiscono l’aula per trascorrere la prima notte di un’occupazione scaturita dall’approvazione di una mozione dell’Unione sindacale di base durante l’assemblea dei precari che si è tenuta ieri mattina per decidere le nuove forme di una mobilitazione che i lavoratori stanno portando avanti da diversi giorni. «Il governo ha individuato risorse nel decreto fiscale per procedere ad assunzioni in vari amministrazioni e nelle forze dell’ordine, ma non negli enti pubblici di ricerca, mentre il ministro Fedeli, nella predisposizione della legge di bilancio, ha individuato come prioritario l’investimento di circa 200 milioni di euro per aumentare i salari dei dirigenti scolastici e dei professori universitari» evidenziano i lavoratori nella mozione.
Le stesse risorse che avrebbero potuto stabilizzare la maggior parte degli oltre 10.000 precari negli enti pubblici, di cui 4.500 impiegati nel Cnr. Di questi, la maggior parte addetti nell’area di ricerca di San Cataldo, una delle più grandi d’Italia. «Adesso occorre alzare i toni della lotta - aggiungono i lavoratori -. Abbiamo poco tempo per far cambiare linea al governo e far inserire nella legge di stabilità ciò che era stato promesso con il decreto Madia». All’occupazione hanno aderito circa cento precari che porteranno avanti la mobilitazione e le normali attività lavorative. «Non è una protesta contro l’ente - concludono gli occupanti -, ma è necessaria risanare questa ferita, altrimenti la ricerca italiana sarà definitivamente seppellita».
Danilo Renzullo
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