Il Tirreno

Pisa

Palloncini, colori e lacrime all’ultimo ballo di “Betty”

di Federico Lazzotti
Palloncini, colori e lacrime all’ultimo ballo di “Betty”

Centinaia di ragazzi al funerale della diciannovenne scomparsa domenica  La mamma: «Grazie a tutti, il vostro abbraccio lo porteremo sempre con noi»

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LIVORNO. Balla ancora “Betty” Jane (Elisabeth Pulaski, l’ex studentessa dell’Alberghiero di Pisa morta a soli 19 anni domenica mattina in un incidente stradale sulla via Emilia a Vicarello). Sorridi di nuovo, in mezzo a quei palloncini colorati che ti accompagnano in alto, ma mai lontano da chi ti vuole bene. Fallo con i tuoi occhi grandi, celesti, giovani. E canta a squarciagola, insieme ai tuoi amici in lacrime, quella canzone che ti piaceva tanto. Racconta di un muro delle meraviglie - “Wonderwall” - dove «non credo che nessuno senta quello che provano per te adesso». Quei versi parlano anche della tua storia, «di tutte quelle strade che ti hanno condotto là», dei sogni che «dovevi realizzare», «di vie tortuose», del tuo «cuore che si è spento» troppo presto e del «tuo ricordo che ci salverà».

Sono tantissimi, centinaia, gli amici, i compagni di scuola, i colleghi di mamma e babbo, tuo fratello Daniele e tua sorella Valentina, che al cimitero dei Lupi sono venuti a salutarti, e come ripete quella canzone degli Oasis «hanno molte cose che vorrebbero dirti, ma non sanno come». E allora, molti di loro, guardano in basso con gli occhi cerchiati dalla paura che tutto questo sia accaduto davvero. Che la macchina sulla quale all’alba di domenica stavi viaggiando insieme al tuo amico Thomas sia finita fuori strada a pochi metri da casa, spegnendo la speranza al di là di un guard rail.

Ci prova Chiara, arrivati davanti all’ultima stazione di questo viaggio di lacrime, a parlare per tutti. Tira fuori dalla tasca una lettera scritta a mano e la legge veloce, nel tentativo di ingannare le lacrime che bussano allo stomaco e attorcigliano l’anima.

Intorno a lei, a farle forza, ci sono le compagne di Danza Eden, la “Diaz family”, con le quali ballavi l’hip hop e guardavi al futuro. «Ciao Betty – dice – non servono tante parole per raccontare quanto tu fossi importante per noi». C’è anche il tempo per sorridere quando Chiara ricorda di quando Elisabeth «faceva gli addominali mentre mangiava le patatine». O di quando «sei partita per Londra», per stare un anno lontana dalla tua squadra. E di quando sei tornata, a inizio estate, «e la prima cosa che hai fatto è stata quella di venire a trovarci».

È un rapporto profondo quello che vi legava, fatto di «prove, note, coreografie, trasferte, vittorie e sconfitte». Ecco perché «non basta una lettera per descriverlo». E allora non resta che immaginarti ancora – conclude – «con il sorriso stampato sempre sulle labbra e la musica nel cuore».

È un applauso lungo, liberatorio, quello che riempie il silenzio di chi ascolta e i singhiozzi di mamma Rossella. Per salutarti ha portato il pupazzo del tuo cartone preferito “SpongeBob”.

Lunedì prossimo – racconta Valentina – dovevate farvi un tatuaggio insieme con la scritta “Pepo”, il nomignolo con il quale vi chiamavate. «Purtroppo – dice la sorella – non abbiamo avuto il tempo. Così io e mio fratello ce lo siamo fatti ugualmente dopo quello che è successo». È lunga la lista di persone che la famiglia desidera ringraziare: l’ospedale di Livorno, la scuola di danza Eden, Svs, Croce Rossa, gli addetti del cimitero dei Lupi, i vigili del fuoco, tutti gli amici di Betty, di Alessandro e Valentina, gli amici di Daniele e Michele, gli amici di mamma Rossella e babbo Bernie e una famiglia allargata ma unita più che mai.

«Siete stati tutti favolosi – dice tua mamma – per aver partecipato a questo dolore con un abbraccio. So che è difficile saper consolare, questa è un'età dove non si muore. A noi è bastato il vostro abbraccio che porteremo per sempre con noi. Anche Betty sa che eravate qui a salutarla. Ecco perché oggi questo non è un luogo di morte ma di pace e di amore. E questo amore è tutto quello che avete dato a mia figlia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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