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Pisa

In strada la rabbia dei precari invisibili

In strada la rabbia dei precari invisibili

Manifestazione di protesta dei lavoratori del Cnr di Pisa contro le mancate risposte dalla legge di stabilità

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PISA. Si sono appesi un cartello al collo con indicati gli anni di precariato, come fossero persone “detenute”, ossia prive della libertà di scegliere del proprio futuro lavorativo e di conseguenza familiare. Così è andata in scena ieri mattina la protesta dei precari del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) che, mascherati da “invisibili”, hanno fortemente rallentato il traffico all'altezza della rotonda di via di Pratale. Le code si sono formate da Cisanello fino al cancello del carcere Don Bosco.

La protesta ha avuto la particolarità di essere tutta al femminile. C'è chi è precaria da 12 anni e chi lo è da 21, «ma ora siamo stufe, ci hanno preso in giro tutti i governi che si sono succeduti in questi decenni». E non se la sentono le precarie del Cnr di lasciare nomi e cognomi perché «siamo già abbastanza esposte, siamo sempre le stesse, di fatto ci conoscono tutti». Questo a testimonianza di quanto la situazione di precariato si sia calcificata addosso ad alcune persone. I precari del Cnr ci tengono a sottolineare una cosa, e cioè che «non esiste la precarietà solo del ricercatore bensì anche quella del personale tecnico-amministrativo, che è fondamentale affinché il ricercatore possa svolgere la sua attività».

I manifestanti protesteranno anche questa mattina per poi organizzare un flash-mob lunedì prossimo. I motivi che hanno scatenato la scesa in strada attengono alla bozza della legge di stabilità. «È previsto – si legge in un documento – il finanziamento di soli 300 posti di lavoro a fronte dei 4.500 necessari a livello nazionale per il funzionamento del Cnr. Qualora venissero mantenuti questi numeri, il futuro della ricerca pubblica italiana sarebbe definitivamente compromesso in quanto verrebbe a mancare la forza lavorativa necessaria per portare avanti ricerche fondamentali per la nostra vita, quali ad esempio la cura per l'Alzheimer, per i tumori e per le malattie rare. Chiediamo quindi con forza che il governo inserisca nella Finanziaria i fondi necessari per garantire i posti di lavoro di coloro che ormai da anni sono impegnati con professionalità e competenza in attività di ricerca».

A maggio i precari del Cnr inscenarono un corteo funebre decretando «la morte della ricerca». Quella volta nel mirino c’era il decreto Madia, a testimonianza che cambiano i governi «ma solo nella forma e non nella sostanza», dicono i precari. E l'autunno si annuncia caldo con altre proteste nazionali e locali, visto che in tutta Italia sono ben 4.500 i lavoratori precari del Cnr.(c.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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