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Pisa

Accusa di tentata truffa per il papà di Antonio Logli

Accusa di tentata truffa per il papà di Antonio Logli

Valdemaro a processo dopo la querela di chi contesta un conto da pagare per danni L’accusa: ha inserito anche le spese di un’altra riparazione. La difesa: fatture distinte

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PISA. Un contenzioso sul saldo da pagare per un danno su cui nessuno discute si trasforma in un processo per tentata truffa.

A finire davanti al giudice Paola Giovannelli è il papà di Antonio Logli, Valdemaro, 72 anni, di Gello. Apparso finora nelle cronache come il suocero di Roberta Ragusa, l’imprenditrice scomparsa nel nulla nella notte del 13 gennaio 2012, Valdemaro si ritrova a giudizio per una questione che da civilistica è diventata materia penale per la decisione di chi aveva provocato un danneggiamento a un’officina di proprietà di Logli di querelarlo ritenendo non corretto il conto presentato.

Ieri mattina è stato sentito l’accusatore di Valdemaro. Nel 2010 con un camion stava scaricando un’auto nel piazzale che si trova accanto alle abitazioni dei Logli quando un tirante si sganciò lasciando la macchina poi finita contro l’ingresso dell’officina. Un impatto che provocò danni all’architrave e alla porta scorrevole. Il fondo era ed è di proprietà di Valdemaro che dopo l’incidente, mai negato nella responsabilità dall’autore, provvide a pagare la riparazione. Un conto di circa 15mila euro. Che non è mai stato saldato dal responsabile. Anzi, nel maggio 2011 Logli fu querelato. Motivo? Secondo l’accusa in quella cifra avrebbe inserito anche un altro danno capitato più o meno nello stesso periodo.

Stavolta alla recinzione in muratura da parte di un’auto fuori controllo. Per la difesa Logli, l’avvocato Roberto Cavani, difensore storico di Antonio, l’invio della fattura anche per quel sinistro fu un disguido dell’agenzia antinfortunistica a cui Valdemaro si era rivolto per il disbrigo delle pratiche. Non c’era, insomma, la volontà di far rientrare nel conto spedito al camionista che aveva scaricato l’auto poi finita contro l’ingresso dell’officina anche le spese del muro danneggiato. Le fatture distinte lo proverebbero. Di contro, la parte civile, assistita dall’avvocato Francesco Tenti, contesta il “quantum” preteso da Logli. Anche se, almeno in aula, sentito dalle parti non ha chiarito quale fosse l’importo da ritenere equo, a suo giudizio, per risarcire il proprietario del fondo che ospita l’officina. Una mancanza che è stata sottolineata dal giudice Giovannelli. «Le viene chiesto di pagare un importo che contesta, ma poi non incarica un perito di parte per stabilire qual è la cifra che lei ritiene congrua».

Sono stati poi sentiti il geometra di fiducia di Logli e un ufficiale di polizia giudiziaria della Procura. Prossima udienza a gennaio.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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