Il Tirreno

Pisa

Su le truffe, furti in calo ma Pisa è al top per i reati

di Mario Neri

È la decima provincia del Paese per incidenza di delitti sulla popolazione I crimini diminuiscono ma meno rispetto alla media italiana, quasi 58 al giorno  

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PISA. Lassù, in cima alla classifica delle province più “criminose” d’Italia. Nella top ten insieme a Milano, Rimini, Bologna, Torino, Prato, Firenze, Genova, Roma e Imperia. La decima con l’incidenza più alta di delitti: 5.003 reati ogni 100mila abitanti, una media di 57,8 “colpi” al giorno. È una fotografia amara, quella tracciata dal Sole24Ore attraverso i dati del ministero dell’Interno, e che sembra continuare ad inchiodare Pisa all’immagine di un territorio con un capoluogo di media grandezza ma con gli stessi grattacapi di una metropoli. Secondo il report, nel 2016 si sono contate 21.105 dei 2,5 milioni di denunce totali raccolte da questure, commissariati e comandi dei carabinieri. Come avviene da almeno tre anni, i numeri raccontano di una tendenza positiva, cioè di una diminuzione costante di quasi tutti i reati. Rispetto al 2015, infatti, il Viminale ha registrato su Pisa e provincia un calo del 2,5% della criminosità. Diminuiscono i furti in abitazione, gli scippi (con strappo), i borseggi (con destrezza), i colpi nei negozi e nei supermercati, le denunce di chi si è visto rubare l’auto (vedi grafica). Eppure le tabelle del Viminale, che sembravano poter attenuare almeno per un giorno la pressione politica e dell’opinione pubblica su forze di polizia e autorità, ieri hanno riacceso il dibattito sulla questione sicurezza. Quella riduzione - ha fatto notare ad esempio Federico Pieragnoli di Confcommercio - è «molto inferiore alla media nazionale», che vede i reati in diminuzione del 7,4%. In fondo Pisa negli ultimi anni ha tenuto il passo con fatica. Anche nel 2015 sembrava segnare un ritardo. Mentre in Italia i reati calavano del 4,5%, da noi il calo si limitava al 3,7%. Ma stavolta lo scarto sembra più netto.

Non solo. Restano alcuni campanelli d’allarme. Sono in aumento le rapine (ma di circa 4 unità) e le truffe ad anziani, cresciute del 10,5%, forse la vera emergenza. Inoltre dal tredicesimo posto, Pisa sale appunto al decimo nella classifica dell’incidenza delle denunce. Sebbene poi faccia registrare una diminuzione del 4% nel numero di furti, resta una delle province più a rischio per questo tipo di reato: settima dopo Rimini, Milano, Bologna, Firenze, Roma e Torino. Quinta per i colpi negli esercizi commerciali e sempre comunque in vetta, nei primi trenta posti, per quelli in abitazione. In un anno, ad esempio, in città si sono registrate circa 530 incursioni dei topi d’appartamento, la stessa quantità di quelle registrate a Milano in una zona da 100mila abitanti. Anche se, per i furti in villa, la maglia nera italiana resta alla provincia di Lucca, che conta 651 colpi.

Le ragioni di questa sfasatura fra dimensioni e peso del territorio e “densità” criminale, sono rintracciabili in quello che sembra essere diventato (oltre che un alibi, seppur legittimo) un riflesso condizionato delle istituzioni: e cioè la complessità. Pisa, come Rimini, è una città turistica, ma soprattutto molto più popolata che abitata, soggetta alla pressione indiretta di una criminalità indotta sì dalle ricchezze di chi vi risiede ma pure da studenti, utenti e turisti. Così alcuni dati confortano soprattutto nel confronto con i trend 2014-15. Due anni fa, di fronte ad una tendenza generale di calo dei reati, aumentavano i furti in casa (+5,8%) o i borseggi (+15%), considerati una sorta di piaga biblica in Piazza dei Miracoli e alla stazione.

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