Il presidio
«Già riaperta l’inchiesta sul caso Scieri»
La procura riapre il fascicolo. Primo incontro fra commissione parlamentare e pm: consegnata una perizia sulla caduta
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PISA. Un cold case, un delitto irrisolto, cristallizzato nel tempo dall’assenza di prove, coperto da nuvole nere di reticenze mai diradate. Una scena da ricostruire, un nastro lungo 70 testimonianze e centinaia di dichiarazioni da verificare e riavvolgere come in un infinito rewind, fotogramma dopo fotogramma, flashback dopo flashback, che dovrà comunque fermarsi di nuovo lì, ai piedi della torre di asciugatura dei paracaduti dove fu ritrovato il corpo di Emanuele Scieri.
Alessandro Crini, procuratore capo di Pisa, sa di avere davanti mesi difficili e un lavoro enorme. «Abbiamo già chiesto e ottenuto la riapertura dell’inchiesta sulla morte di Scieri», dice 24 ore dopo l’ufficializzazione della istanza formulata dalla commissione d’inchiesta parlamentare aperta due anni fa sulla morte del militare avvenuta alla Gamerra il 13 agosto del 1999, proprio poche ore dopo il suo arrivo dai Lupi di Toscana, la caserma di Scandicci in cui il giovane avvocato siracusano aveva appena concluso il Car.
Secondo il lavoro della commissione parlamentare, presieduta dalla deputata Pd Sofia Amoddio, non fu un incidente né un suicidio a spingere Emanuele giù da quella torretta ma il prodotto del lavoro dei “nonni”. Un omicidio. Ed è l’ipotesi con cui la procura pisana ha riaperto il fascicolo, per ora - conferma Crini - ancora a carico di ignoti. Ieri il procuratore, insieme al pm Sisto Restuccia, è rimasto a colloqui con Amoddio per un’ora. «Ho consegnato personalmente al procuratore - dice Amoddio - tutti gli atti raccolti finora dalla commissione, compresa la perizia cinematica sulla caduta illustrata nell'audizione di ieri sera (mercoledì, ndr) dai consulenti Federico Boffi e Grazia La Cava. Sono soddisfatta della riapertura delle indagini con l'accusa di omicidio volontario, un'ipotesi più grave rispetto all'omicidio colposo della precedente indagine. Significa che il nostro lavoro è servito a convincere non solo i magistrati, ma anche un gip che ha disposto nuove investigazioni».
Il procuratore dell’epoca, Enzo Iannelli, dopo essersi sgolato per mesi facendo appello a chiunque avesse visto o sentito, disse: «Mi arrendo, esistono anche i delitti perfetti». Anche l’esercito aprì un’indagine, coordinata dal maggiore generale Giancarlo Antonelli. Niente.
A diciotto anni dalla morte di Scieri, e dopo due archiviazioni per una storia diventata famosa con la resa dei magistrati al muro di «non ricordo» e omissioni eretto dai commilitoni e dai militari della Folgore, si riapre uno spiraglio per «raggiungere al più presto la verità», così come ieri ha chiesto il deputato dem pisano Federico Gelli.
Non è un caso che il procuratore Crini ora specifichi che la richiesta di avvio di una nuova indagine abbia già ottenuto il via libera del gip. Parte del lavoro dei parlamentari era finito sulla sua scrivania già alcuni giorni fa e i nuovi elementi raccolti sono tali e tanti da aver scavato una via preferenziale in tribunale. Grazie ai testimoni ascoltati, oggi si sa anche che la zona della caserma in cui viene ritrovato il cadavere di Scieri lunedì 16 agosto, tre giorni dopo la sua morte, non era affatto «isolata» come sempre sostenuto da commilitoni e comandanti dell’epoca; il cortile in cui fu ritrovato, seppure coperto da un muretto, era vicino a un magazzino utilizzato dai parà “anziani” come rifugio e luogo di svago anche la sera, proprio nelle ore che precedevano il contrappello.
Emanuele aveva 27 anni. Arrivò alla Gamerra proprio il 13 agosto. Oggi si sa per certo che già nel viaggio da Scandicci a Pisa, su uno dei vecchi pullman Iveco dell’Esercito, subì atti di violenza e nonnismo. Stefano Viberti, che in aula ha punteggiato i suoi ricordi di vuoti di memoria, ha raccontato di averlo lasciato all’ingresso intorno alle 22.15. Scieri gli disse di volersi fermare per fumare una sigaretta e fare una telefonata. «Oggi sappiamo - ha detto Amoddio - che i controlli in caserma erano blandi, anche dopo il contrappello, tanto che diversi parà si permettevano di uscire scavalcando il muro», e per questo nessuno sarebbe andato a cercare Emanuele non vedendolo comparire in camerata. Ma proprio il casermaggio dello svago dei nonni sarà un nuovo snodo chiave. «Era un luogo esente da regole, noto e tollerato dai comandanti» e vicino alla torre. Insomma, la procura potrà non solo riascoltare tutti i militari sfilati in commissione ma tentare di rintracciare anche chi frequentava quel magazzino. Le indagini dei pm correranno parallele a quelle della commissione, i cui lavori proseguono, ha detto Amoddio. «Il lavoro della commissione è stato importante - dice Crini - e abbiamo deciso di approfondirlo chiedendo la riapertura di un'indagine per omicidio».
Mario Neri
Alessandro Crini, procuratore capo di Pisa, sa di avere davanti mesi difficili e un lavoro enorme. «Abbiamo già chiesto e ottenuto la riapertura dell’inchiesta sulla morte di Scieri», dice 24 ore dopo l’ufficializzazione della istanza formulata dalla commissione d’inchiesta parlamentare aperta due anni fa sulla morte del militare avvenuta alla Gamerra il 13 agosto del 1999, proprio poche ore dopo il suo arrivo dai Lupi di Toscana, la caserma di Scandicci in cui il giovane avvocato siracusano aveva appena concluso il Car.
Secondo il lavoro della commissione parlamentare, presieduta dalla deputata Pd Sofia Amoddio, non fu un incidente né un suicidio a spingere Emanuele giù da quella torretta ma il prodotto del lavoro dei “nonni”. Un omicidio. Ed è l’ipotesi con cui la procura pisana ha riaperto il fascicolo, per ora - conferma Crini - ancora a carico di ignoti. Ieri il procuratore, insieme al pm Sisto Restuccia, è rimasto a colloqui con Amoddio per un’ora. «Ho consegnato personalmente al procuratore - dice Amoddio - tutti gli atti raccolti finora dalla commissione, compresa la perizia cinematica sulla caduta illustrata nell'audizione di ieri sera (mercoledì, ndr) dai consulenti Federico Boffi e Grazia La Cava. Sono soddisfatta della riapertura delle indagini con l'accusa di omicidio volontario, un'ipotesi più grave rispetto all'omicidio colposo della precedente indagine. Significa che il nostro lavoro è servito a convincere non solo i magistrati, ma anche un gip che ha disposto nuove investigazioni».
Il procuratore dell’epoca, Enzo Iannelli, dopo essersi sgolato per mesi facendo appello a chiunque avesse visto o sentito, disse: «Mi arrendo, esistono anche i delitti perfetti». Anche l’esercito aprì un’indagine, coordinata dal maggiore generale Giancarlo Antonelli. Niente.
A diciotto anni dalla morte di Scieri, e dopo due archiviazioni per una storia diventata famosa con la resa dei magistrati al muro di «non ricordo» e omissioni eretto dai commilitoni e dai militari della Folgore, si riapre uno spiraglio per «raggiungere al più presto la verità», così come ieri ha chiesto il deputato dem pisano Federico Gelli.
Non è un caso che il procuratore Crini ora specifichi che la richiesta di avvio di una nuova indagine abbia già ottenuto il via libera del gip. Parte del lavoro dei parlamentari era finito sulla sua scrivania già alcuni giorni fa e i nuovi elementi raccolti sono tali e tanti da aver scavato una via preferenziale in tribunale. Grazie ai testimoni ascoltati, oggi si sa anche che la zona della caserma in cui viene ritrovato il cadavere di Scieri lunedì 16 agosto, tre giorni dopo la sua morte, non era affatto «isolata» come sempre sostenuto da commilitoni e comandanti dell’epoca; il cortile in cui fu ritrovato, seppure coperto da un muretto, era vicino a un magazzino utilizzato dai parà “anziani” come rifugio e luogo di svago anche la sera, proprio nelle ore che precedevano il contrappello.
Emanuele aveva 27 anni. Arrivò alla Gamerra proprio il 13 agosto. Oggi si sa per certo che già nel viaggio da Scandicci a Pisa, su uno dei vecchi pullman Iveco dell’Esercito, subì atti di violenza e nonnismo. Stefano Viberti, che in aula ha punteggiato i suoi ricordi di vuoti di memoria, ha raccontato di averlo lasciato all’ingresso intorno alle 22.15. Scieri gli disse di volersi fermare per fumare una sigaretta e fare una telefonata. «Oggi sappiamo - ha detto Amoddio - che i controlli in caserma erano blandi, anche dopo il contrappello, tanto che diversi parà si permettevano di uscire scavalcando il muro», e per questo nessuno sarebbe andato a cercare Emanuele non vedendolo comparire in camerata. Ma proprio il casermaggio dello svago dei nonni sarà un nuovo snodo chiave. «Era un luogo esente da regole, noto e tollerato dai comandanti» e vicino alla torre. Insomma, la procura potrà non solo riascoltare tutti i militari sfilati in commissione ma tentare di rintracciare anche chi frequentava quel magazzino. Le indagini dei pm correranno parallele a quelle della commissione, i cui lavori proseguono, ha detto Amoddio. «Il lavoro della commissione è stato importante - dice Crini - e abbiamo deciso di approfondirlo chiedendo la riapertura di un'indagine per omicidio».
Mario Neri
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