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Don Euro, il prete nella bufera originario di Pontasserchio

Don Euro, il prete nella bufera originario di Pontasserchio

PONTASSERCHIO . È originario di Pontasserchio il don Luca Morini, il parroco massese indagato dalla procura apuana, insieme al vescovo Giovanni Santucci, con l’accusa di impiego indebito di denaro e...

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PONTASSERCHIO . È originario di Pontasserchio il don Luca Morini, il parroco massese indagato dalla procura apuana, insieme al vescovo Giovanni Santucci, con l’accusa di impiego indebito di denaro e tentata truffa. Secondo i magistrati Don Euro usava le offerte dei fedeli per scopi personali, soprattutto per comprare le prestazioni di escort uomini. Un volume di denaro che ha convinto i giudici a autorizzare il sequestro dei beni di don Morini, 700 mila euro in contanti e 150 mila euro in pietre preziose. Una storia di raggiri che ieri ha fatto un nuovo salto di qualità perché a parlare di don Morini è stato proprio un escort napoletano che dice di aver avvisato la curia delle abitudini del sacerdote. «Don Morini ha avuto un rapporto con una persona per nove anni. Mi disse anche come si chiamava: Emiliano. Da lì feci alcune ricerche e suggerì alla curia di fare delle indagini interne», dice Francesco Mangiacapra. È uno se non il grande accusatore di don Luca Morini. E si riferisce a una mail che nel maggio 2015 spedì alle caselle del vescovo Giovanni Santucci e del vicario don Lucio Filippi. Dentro la mail alcuni link. Bisogna fare un passo indietro. Nel periodo in cui don Morini frequenta Mangiacapra, non ammette mai di essere un prete, ma racconta di essere un giudice. E infarcisce i suoi racconti di altri aneddoti e ricordi sulla sua vita. Tra questi, spiega Mangiacapra, proprio il nome di questa persona. Quando, qualche tempo dopo, il giovane scopre che Morini è in realtà un prete il sospetto si acuisce. Quel nome gli ritorna alla mente e prova a fare delle ricerche su Google. “Emiliano + don Luca Morini”. Risultato: due articoli del Tirreno. Uno datato settembre 2003, l’altro giugno 2004. Dentro c’è la breve e significativa parabola da parroco di don Emiliano Colombi, il terzo indagato, insieme al vescovo e a don Morini. Negli articoli il nesso tra i due è evidente, si parla di Morini come “guida spirituale” di Colombi. E Mangiacapra decide di aggiungerli al testo inviato in curia. Nel primo pezzo si racconta della prima messa di don Emiliano. Sempre stando all’articolo, il percorso di avvicinamento spirituale inizia nel ’94 alla messa di Avenza. Si conoscono dunque che Colombi è ancora minorenne. Il secondo articolo, posteriore di meno di un anno, racconta invece della crisi vocazionale di Colombi. Che chiede la sospensione di un anno dagli incarichi, perché «incompatibili con la sua fede interiore». Quando Colombi spiega dei suoi motivi della rinuncia ai vertici, chiarisce anche l’influsso negativo che per lui ha avuto la figura di don Morini. Dunque prima dello scoppio del caso sia Mangiacapra Colombi fanno presente alla curia che qualcosa non va. E l’escort suggerisce ai vertici religiosi massesi di controllare se per caso quei legami fossero reali. Quando i due nomi ricompaiono insieme alla chiusura delle indagini del 2017 Mangiacapra salta dalla sedia. «Eppure io avevo segnalato che qualcosa non andava», spiega. Colombi negli scorsi giorni si è dichiarato sorpreso di essere finito nelle indagini. Don Morini a Pontasserchio se n’è andato praticamente subito, dopo gli studi da giovane. Oggi non sono più in molti in paese a ricordarlo. Ma del possibile legame tra i due, secondo la ricostruzione di Mangicapra, la curia è al corrente dal 2015. E starebbe indagando anche il tribunale ecclesiastico di Pisa, che ha aperto un’indagine sul caso. Sulla quale però rimane totale il riserbo.

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