Il Gruppo Madonna: ci negano la costruzione di una sede per gli uffici
Lo stop dovuto al cambio di classificazione del rischio idraulico dell'area
PISA. "Gli ultimi quattro dipendenti gli abbiamo assunti stamani, ora sono 424 complessivi, ma anche loro finiranno nei container perché da vent'anni attendiamo di edificare una palazzina a uso uffici, ma ci viene negato il permesso".
E' la denuncia di Raffaele Madonna, a capo della Savimag, la holding di famiglia dalla quale dipendono le controllate Cemes, Lunasia, Il Gabbiano e la Casa di Cura di San Rossore, contro il Comune che non concede la concessione e che rischia di "frenare la crescita" della società".
"Siamo l'unica azienda – sottolinea il fratello Roberto, ceo della Cemes – che ha un raccordo ferroviario e per chi come noi si occupa di elettrificazione delle linee ferroviarie significa tantissimo. Eppure siamo costretti a tenere i nostri dipendenti nei container. Quando dobbiamo preparare gare per appalti, anche internazionali abbiamo l'esigenza che i vari settori comunichino tra loro, che ci possa riunire senza dover fare code chilometriche e restare imbottigliati nel traffico cittadino per raggiungere le diverse sedi del gruppo".
Cemes, tra l'altro, ha completato il rinnovo dell'elettrificazione della linea Tirrenica (da Genova a Roma) e sta lavorando al raddoppio Pistoia-Montecatini e nella realizzazione di 130 km di ferrovia in Slovenia, eppure a Pisa, dove ha il suo quartier generale, non riesce a portare a casa un palazzina a uso uffici: "Sono vent'anni che abbiamo presentato tre progetti, tutti pagati – sottolinea Raffaele Madonna - e non si capisce come mai nonostante la disponibilità a parole di sindaci e assessori, quando arriviamo a ritirare la concessione questa non ci viene data".
"L'ultima risposta che ci è stata data – aggiunge Raffele – riguarda il cambiamento del Pit e così l'area di nostra proprietà è passata a rischio idrico due. Eppure nelle proprietà confinanti (in via di Fasanna) altri hanno costruito abitazioni civili. Il rischio idrico segue solo i confini dei nostri terreni?".
Ora, conclude Roberto, "qualcuno dica perché non possiamo costruire: abbiamo una relazione tecnica di un docente universitario di ingegneria idraulica che evidenzia che non c'è alcun rischio diverso rispetto alle aree vicine".
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