Caditoie sotto accusa «No, colpa delle fogne»
di Mario Neri
Pisamo: i tombini vengono puliti ma la rete idrica non riceve Zona Ingegneria sott’acqua: Comune contro la Soprintendenza
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PISA. Foto di botole invase da foglie e terra, foto di strade allagate, di griglie ricoperte di sabbia e detriti, foto di caditoie e bocche di lupo ostruite da aghi di pino. È diventato una specie di mantra, uno di quegli argomenti forti sui social di cui ormai nessuno sembra più dubitare. Ad ogni metamorfosi lagunare di Pisa, post e bacheche di cittadini e politici si riempiono di scatti, meme e video che ritraggono (davvero dimostrano?) tombini ripieni. Insomma, la “pistola fumante” di ogni replay di Pisezia starebbe soprattutto lì, nella scarsa pulizia delle vie di fuga dell’acqua. Ne sono convinti in molti, ne stanno facendo una battaglia i Cinque stelle pisani. Lorenzo Davini, uno degli attivisti più giovani e impegnati in città, domenica mattina ha riproposto un vecchio post di un anno fa. Sopra una striscia di immagini di allagamenti, la lista degli impegni con cui Avr si era aggiudicata l’ultimo appalto da oltre 20 milioni per la cura della città nei prossimi anni. «L’amministrazione capitanata da Filippeschi prometteva “la pulizia di 2.500 caditoie al mese da parte di Avr”. Secondo voi è stata mantenuta la promessa?», la postilla del pentastellato. Ma è possibile che la risposta a quello che ormai sembra un destino ineludibile di fronte ad ogni acquazzone sia nella cattiva manutenzione? «Non scherziano - dice Alessandro Fiorindi, direttore di Pisamo, la partecipata che controlla Avr in città - Pisa conta circa 30mila caditoie. E vengono pulite tutte almeno una volta all’anno, molte di più di 2.500 al mese. Ci sono i report a dimostrarlo». E allora cosa è successo? Possibile che quelle di Porta a Lucca o Cisanello, Pratale o Don Bosco, le zone finite sott’acqua, siano state svuotate mesi fa e in attesa del nuovo passaggio degli spazzini si siano riempite?
«No. Abbiamo chiesto ad Avr di eseguire interventi miranti nelle zone tradizionalmente più colpite proprio fra la fine di agosto e inizio settembre. Inoltre una squadra jolly svolge controlli straordinari in caso di allerta meteo. San Giusto, San Marco, ma anche Porta a Lucca erano state coperte. Non capisco come si faccia a non capire che la sporcizia che compare nei tombini durante un nubifragio è il risultato del dilavamento delle acque. La verità, purtroppo, è che la città ha un sistema fognario inadeguato. La rete non riceve. Per non parlare di Marina, dove le fogne bianche non ci sono ed è tutto affidato alla capacità di drenaggio del terreno».
Fogne, per l’appunto. Il pomo della discordia su cui si sta consumando uno scontro frontale fra Comune e Soprintendenza per gli allagamenti nella zona di Ingegneria e a Porta Nuova, con l’amministrazione che punta il dito sul cantiere delle Navi Romane. «Nel febbraio 2016 facemmo delle verifiche e un sopralluogo - dice Andrea Serfogli, assessore ai lavori pubblici - La relazione, spedita alla direzione della Soprintendenza, parlava chiaro. Immettemmo negli scavi liquidi traccianti colorati per verificare se sabbia, limo e argilla che avevano ostruito le condotte arrivassero da lì, e secondo i tecnici non c’erano dubbi. Il sospetto era che il sistema di well point, le pompe utilizzate per tenere asciutti la falda e lo scavo, avessero scaricato nel sistema fognario». In quell’occasione i tecnici dell’ufficio ambiente si resero conto anche di un corto circuito nei permessi. La direzione del cantiere archeologico utilizzava i well poin senza autorizzazioni, così come non le aveva per gli scarichi dei servizi igienici del cantiere. «Spedimmo tutto alla Soprintendenza e ad Acque spa, la quale eseguì la ripulitura delle fogne. Quello che vorremmo verificare è se quelle pompe abbiano continuato a lavorare». «Impossibile - dice una fonte qualificata del Mibact pisano al Tirreno - il sistema di pompaggio non è più in funzione dal 2014 e lo scavo è chiuso. E la relazione a noi non è mai arrivata, non vorremmo fosse stata inviata ad un ente che non esisteva più, cioè alla Soprintendenza archeologica regionale cancellata nel frattempo dalla riforma Franceschini». Perché allora il rettangolo fra via Bonanno, via Andrea Pisano e molte strade in quella zona, mai finito sott’acqua prima dell’apertura dei lavori, è stato sommerso ancora? Ieri i tecnici di Palazzo Gambacorti sono tornati sul posto. «E dai primi riscontri pare che la rete fognaria sia di nuovo ostruita», dice Marco Redini, dirigente dell’Ambiente. Ma da dove arrivano, allora, sabbia e limo stavolta? Il Comune invierà una diffida alla Soprintendenza. Anche se prima vorrebbe mediare. «Non voglio che si inneschino scontri istituzionali - dice Serfogli - Ma serve una nuova indagine, anche congiunta».
Ma quello sulle navi non è l’unico strascico di polemiche prodotto dal maltempo. A Porta a Lucca il comitato da domenica accusa il Comune di aver fatto partire le idrovore in ritardo. «Impossibile - dicono dalla Protezione civile - quelle pompe sono azionate in automatico dai sensori. E la spia rossa vista dai cittadini non era un segnale di guasto ma solo un indicatore di livelli dell’acqua critici nonostante il regolare funzionamento». Insomma, le idrovore da sole, di fronte a un nubifragio, non bastano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«No. Abbiamo chiesto ad Avr di eseguire interventi miranti nelle zone tradizionalmente più colpite proprio fra la fine di agosto e inizio settembre. Inoltre una squadra jolly svolge controlli straordinari in caso di allerta meteo. San Giusto, San Marco, ma anche Porta a Lucca erano state coperte. Non capisco come si faccia a non capire che la sporcizia che compare nei tombini durante un nubifragio è il risultato del dilavamento delle acque. La verità, purtroppo, è che la città ha un sistema fognario inadeguato. La rete non riceve. Per non parlare di Marina, dove le fogne bianche non ci sono ed è tutto affidato alla capacità di drenaggio del terreno».
Fogne, per l’appunto. Il pomo della discordia su cui si sta consumando uno scontro frontale fra Comune e Soprintendenza per gli allagamenti nella zona di Ingegneria e a Porta Nuova, con l’amministrazione che punta il dito sul cantiere delle Navi Romane. «Nel febbraio 2016 facemmo delle verifiche e un sopralluogo - dice Andrea Serfogli, assessore ai lavori pubblici - La relazione, spedita alla direzione della Soprintendenza, parlava chiaro. Immettemmo negli scavi liquidi traccianti colorati per verificare se sabbia, limo e argilla che avevano ostruito le condotte arrivassero da lì, e secondo i tecnici non c’erano dubbi. Il sospetto era che il sistema di well point, le pompe utilizzate per tenere asciutti la falda e lo scavo, avessero scaricato nel sistema fognario». In quell’occasione i tecnici dell’ufficio ambiente si resero conto anche di un corto circuito nei permessi. La direzione del cantiere archeologico utilizzava i well poin senza autorizzazioni, così come non le aveva per gli scarichi dei servizi igienici del cantiere. «Spedimmo tutto alla Soprintendenza e ad Acque spa, la quale eseguì la ripulitura delle fogne. Quello che vorremmo verificare è se quelle pompe abbiano continuato a lavorare». «Impossibile - dice una fonte qualificata del Mibact pisano al Tirreno - il sistema di pompaggio non è più in funzione dal 2014 e lo scavo è chiuso. E la relazione a noi non è mai arrivata, non vorremmo fosse stata inviata ad un ente che non esisteva più, cioè alla Soprintendenza archeologica regionale cancellata nel frattempo dalla riforma Franceschini». Perché allora il rettangolo fra via Bonanno, via Andrea Pisano e molte strade in quella zona, mai finito sott’acqua prima dell’apertura dei lavori, è stato sommerso ancora? Ieri i tecnici di Palazzo Gambacorti sono tornati sul posto. «E dai primi riscontri pare che la rete fognaria sia di nuovo ostruita», dice Marco Redini, dirigente dell’Ambiente. Ma da dove arrivano, allora, sabbia e limo stavolta? Il Comune invierà una diffida alla Soprintendenza. Anche se prima vorrebbe mediare. «Non voglio che si inneschino scontri istituzionali - dice Serfogli - Ma serve una nuova indagine, anche congiunta».
Ma quello sulle navi non è l’unico strascico di polemiche prodotto dal maltempo. A Porta a Lucca il comitato da domenica accusa il Comune di aver fatto partire le idrovore in ritardo. «Impossibile - dicono dalla Protezione civile - quelle pompe sono azionate in automatico dai sensori. E la spia rossa vista dai cittadini non era un segnale di guasto ma solo un indicatore di livelli dell’acqua critici nonostante il regolare funzionamento». Insomma, le idrovore da sole, di fronte a un nubifragio, non bastano.
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