Il presidio
Una contro-moschea in via Cattaneo, crepe nell’Islam “pisano”
Il nuovo capo predicatore taglia corto coi cronisti: «Che c’è di strano? In Italia ogni città ha più campanili». Ma la "scissione" mina il percorso di autofinanziamento per la costruzione del nuovo centro di preghiera
PISA. I tappeti di ghirigori amaranto sotto le volte di mattoni. È lì da ottobre scorso, con il suo via-vai di tuniche, sandali tradizionali e sneakers. Ma solo da quando sono comparse le insegne alcuni residenti hanno cominciato a suonare l’allarme per la solita presunta «invasione». «Non ci interessa nessuna visibilità, questa è un’associazione privata che si occupa di religione, non di politica. Per questo non voglio finire sul giornale», ripete ai cronisti che cercano di avvicinarlo Abdul, il nuovo capo predicatore del centro islamico di via Cattaneo. Abdul in realtà si chiama Lahala. Marocchino, da oltre trent’anni commerciante di abiti etnici in via Corridoni, da parecchio “imam” dei musulmani viareggini e da qualche mese anche per la sessantina di persone che frequentano questo vecchio fondo commerciale da poco ristrutturato e trasformato in un piccolo luogo di culto.
La “nuova moschea”, anzi, la “contro-moschea”, sta scuotendo un pezzo di quartiere, ma soprattutto ha terremotato la comunità islamica pisana. La frammentazione proprio un anno fa era uno dei maggiori timori di Mohammad Khalil, responsabile del Centro islamico di Pisa, il punto di riferimento culturale della comunità, guida morale e spirituale dell’Islam in città. Erano i giorni caldi della raccolta firme per il referendum del comitato #NoMoschea (quello contrario alla costruzione di un centro di culto in via del Brennero di cui è da poco nato un clone) ed erano i giorni della cattura di Bilel Chihaoui, il tunisino fermato dai carabinieri nella boscaglia del Biscottino e poi espulso dall’Italia perché sospettato di volersi trasformare in martire del Califfato immolandosi sotto la Torre.[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.13954240:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2016/08/13/news/bene-cacciarlo-islam-e-pace-1.13954240]]
«La sicurezza è sacra – diceva ad agosto sorso Khalil, che ieri abbiamo provato a contattare senza successo – e non potrà esserci se si impedisce la costruzione di una moschea. Un luogo unitario, riconoscibile, con un interlocutore chiaro per le istituzioni, è in grado di fare da collante. Senza un centro unico potrebbe aprirsi una frattura, e dieci o quindici gruppi diversi saranno difficili da seguire». Un’idea condivisa anche dalla questura. Ora però quel collante sembra meno solido. Nell’Islam cittadino si è aperta una prima crepa. Perché a Pisa la comunità non è più un monolite. Digos e nucleo informativo dei carabinieri sanno che Lahala ha catalizzato in via Cattaneo non moltissimi fedeli ma abbastanza da aprire una piccola diaspora. Finora nessuno degli scissionisti che frequentano quei 200 metri quadrati ha mai costretto gli investigatori ad attivare un alert sul rischio di infiltrazioni terroristiche. Certo è che questo predicatore è una vecchia conoscenza. Soltanto qualche anno fa organizzava nella vecchia area expo di Ospedaletto raduni di tabligh, un movimento di missionari itineranti, propugnatori di un “ritorno alle radici”, decisi a riavvicinare al rigore religioso chi in Occidente si è allontanato dalla “vera fede”, da un supposto “vero” Islam. Radicali? Tutto da dimostrare. Certo, sembra che a Lahala piaccia poco o niente il dialogo che Khalil intrattiene con le istituzioni. «Troppo vicino alla politica, troppo al partito» è una critica che questo anti-imam ha confidato agli agenti. «Voi italiani avete un campanile per ogni quartiere, giusto? Bene, per chi abita in questa zona era scomodo attraversare la città. Ecco perché è nata questa “chiesa”», si schermisce con i cronisti.
Ma ora la spaccatura non solo mina i rapporti fra gruppi (via Cattaneo è frequentata soprattutto da marocchini), ma anche il percorso di auto-finanziamento della nuova moschea, il centro di culto per cui il Pd e la maggioranza in consiglio hanno varato una variante urbanistica che ne prevede la costruzione nel rettangolo fra via del Brennero e via Chiarugi a Porta a Lucca. Marco Filippeschi lo ha sempre rivendicato: si è sempre trattato del riconoscimento di un «diritto costituzionale». Quei duemila metri quadrati, però, sono stati acquistati dalla comunità proprio in vista della costruzione di un nuovo centro di preghiera, più ampio e accogliente delle stanze in via delle Belle Donne o della palestra del Cus concessa dall’università per la preghiera del venerdì.[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.13945661:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2016/08/10/news/arrivano-dal-qatar-i-soldi-per-finanziare-la-moschea-1.13945661]]
E la colletta fra i fedeli era importante per far partire il progetto. A meno che sull’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche italiane, non sia arrivata una nuova “ghaith”, la pioggia abbondante (il termine è l’equivalente coranico della manna biblica) che ha già fatto sbocciare in Italia 200 luoghi di culto. Un’operazione di sostegno economico alle comunità islamiche europee alimentata dalla Qatar Charity, una ong (in verità agganciata a un fondo sovrano del Qatar) che in Italia ha già riversato 25 milioni di euro in tre anni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
