Paziente scrive a Rossi «Si faccia un giro in qualche ospedale»
PISA. No sempre il rinvio di un intervento chirurgico finisce con una segnalazione al giornale. E il caso (raccontato qui sopra, ndr) di un paziente che per 4 volte ha visto cancellare un...
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PISA. No sempre il rinvio di un intervento chirurgico finisce con una segnalazione al giornale. E il caso (raccontato qui sopra, ndr) di un paziente che per 4 volte ha visto cancellare un appuntamento per una operazione di ernia inguinale, non sembra essere isolato. In questi giorni a prendere carta e penna e scrivere al governatore della Toscana, Enrico Rossi, proprio per lo slittamento di un intervento chirurgico dovuto – come spiegato ai diretti interessati – alla carenza di posti letto, è stata un’altra cittadina pisana il cui marito è affetto da una grave patologia.
«Torno a scriverle ancora una volta perché Lei dice che la sanità in Toscana è il fiore all’occhiello, ma bisogna vedere da che parte viene vista la cosa – esordisce la donna nella missiva al presidente Rossi – Mio marito nell’anno 2013 è stato operato in neorochirurgia di Pisa, con esito positivo. L’anno dopo è stato nuovamente operato per un idrocefalo, nonostante i controlli annuali, quest’anno i medici, al controllo di aprile, hanno constatato che la valvola che hanno messo, non funziona e devono sostituirla. I primi giorni di giugno ha fatto l’ospedalizzazione e come Lei ben sa, doveva essere chiamato nel breve tempo, come mi era stato detto dai medici, perché ha troppa compressione nella testa e di conseguenza sente sempre meno». Ma la chiamata tardava ad arrivare e così, pochi giorni fa, la donna si è rivolta direttamente all’ospedale. «Il medico che segue mio marito mi ha detto che non hanno disponibilità di letti e anche le urgenze non possono essere accettate – prosegue la lettera – Caro Signor Rossi, adesso io le chiedo, da cittadina votante, che cosa devo fare, a chi mi devo rivolgere, e quali diritti abbiamo».
«Le faccio presente - prosegue la lettera - che mio marito il 5 agosto compie 70 anni e io ne ho compiuti 66 nel mese di giugno, abbiamo lavorato come rappresentanti lui per 42 anni, io per 30 e come sa benissimo, tutte le persone che lavorano in proprio, non possono ammalarsi e per questa ragione non abbiamo mai avuto bisogno della sanità ma come ben sa i bollettini li abbiamo pagati regolarmente e molto caramente, senza sconti, come abbiamo pagato tutte le tasse. E adesso? Come ci ripaga questa società nel momento del bisogno? Adesso che siamo in pensione non facciamo più comodo a nessuno. Le chiedo, quando deve prendere le decisioni di tagli nella sanità rifletta molto, ma molto bene, perché così non si va da nessuna parte. Faccia una visita negli ospedali, nei pronto soccorso, ma non ufficialmente, in incognita e allora potrà vedere quello che c’è e il malcontento sia dei pazienti che dei medici stessi».
«Torno a scriverle ancora una volta perché Lei dice che la sanità in Toscana è il fiore all’occhiello, ma bisogna vedere da che parte viene vista la cosa – esordisce la donna nella missiva al presidente Rossi – Mio marito nell’anno 2013 è stato operato in neorochirurgia di Pisa, con esito positivo. L’anno dopo è stato nuovamente operato per un idrocefalo, nonostante i controlli annuali, quest’anno i medici, al controllo di aprile, hanno constatato che la valvola che hanno messo, non funziona e devono sostituirla. I primi giorni di giugno ha fatto l’ospedalizzazione e come Lei ben sa, doveva essere chiamato nel breve tempo, come mi era stato detto dai medici, perché ha troppa compressione nella testa e di conseguenza sente sempre meno». Ma la chiamata tardava ad arrivare e così, pochi giorni fa, la donna si è rivolta direttamente all’ospedale. «Il medico che segue mio marito mi ha detto che non hanno disponibilità di letti e anche le urgenze non possono essere accettate – prosegue la lettera – Caro Signor Rossi, adesso io le chiedo, da cittadina votante, che cosa devo fare, a chi mi devo rivolgere, e quali diritti abbiamo».
«Le faccio presente - prosegue la lettera - che mio marito il 5 agosto compie 70 anni e io ne ho compiuti 66 nel mese di giugno, abbiamo lavorato come rappresentanti lui per 42 anni, io per 30 e come sa benissimo, tutte le persone che lavorano in proprio, non possono ammalarsi e per questa ragione non abbiamo mai avuto bisogno della sanità ma come ben sa i bollettini li abbiamo pagati regolarmente e molto caramente, senza sconti, come abbiamo pagato tutte le tasse. E adesso? Come ci ripaga questa società nel momento del bisogno? Adesso che siamo in pensione non facciamo più comodo a nessuno. Le chiedo, quando deve prendere le decisioni di tagli nella sanità rifletta molto, ma molto bene, perché così non si va da nessuna parte. Faccia una visita negli ospedali, nei pronto soccorso, ma non ufficialmente, in incognita e allora potrà vedere quello che c’è e il malcontento sia dei pazienti che dei medici stessi».
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