Nessuna offerta all’asta per il Grand Hotel Bonanno
di Pietro Barghigiani
Il prezzo dell’albergo scende a 4,2 milioni di euro, prossimo incanto in autunno A settembre con 1,5 milioni si può comprare l’ex Draga della Fondiaria Paradisa
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PISA. Asta deserta. Il primo tentativo per vendere il Grand Hotel Bonanno non ha trovato acquirenti. Qualcuno si era informato per conoscere il dossier di uno dei pochi alberghi di lusso in città, ma al momento di presentare un’offerta le volontà sono rimaste nel limbo dei propositi. Magari aspetterà che il prezzo si sgonfi. Il Tribunale aveva stimato in 5.628.000 euro la base d’asta da cui partire per un’offerta senza incanti. Non erano previsti rialzi. Se ne riparlerà in autunno con un prezzo ribassato del 25 per cento e fissato a 4.221.000 euro.
Non ci sono debiti con banche e fornitori all’origine dell’esecuzione immobiliare.
C’è una lite tra ex soci con il creditore, famiglia di imprenditori del Valdarno, che reclama il pagamento del prestito concesso alla società pisana che con quei soldi aveva comprato l’immobile collocato tra via Gabba all’angolo con via Pisano. Un blocco di quattro piani più uno interrato, una zona esterna e un parcheggio. Camere, locali di servizio, aree ristorazione e relax con bar, sale ricevimento e sale riunioni compongono la struttura a quattro stelle che si trova a poche centinaia di metri da Piazza dei Miracoli. A essere finito sul mercato con la vendita disposta dal Tribunale è solo la proprietà del fabbricato. Il mattone, da terra a tetto. La società di gestione è estranea all’esecuzione immobiliare e continua la sua attività di accoglienza della clientela mai così numerosa sulla piazza pisana.
Se il Grand Hotel Bonanno si è infilato da poco nel tunnel delle aste giudiziarie e ancora non sa chi diventerà il suo nuovo proprietario, a suon di ribassi l’ex Draga si avvia a una nuova vita immobiliare. È fissata per il 20 settembre, entro le 16, nello studio del commercialista Franco Mannucci a Pontedera, l’apertura delle buste per accaparrarsi quello che negli anni è diventato il tempio di tossici e spacciatori in lungarno Guadalongo. Siamo arrivati a un prezzo da saldo, 1.500.000, con rialzi di 30mila euro. Il lascito del fallimento della Fondiaria Paradisa è ridotto a uno scheletro malsano. Per volumetria e collocazione, l'ex ristorante, ma anche concessionaria d'auto nelle sue diverse vite negli anni in cui aveva una destinazione, è un graffio all'urbanistica cittadina. Che diventa calamita di balordi e delinquenza di piccolo cabotaggio per traffici che è meglio gestire in luoghi riparati.
Al posto delle stanze da abitare - il progetto prevedeva 21 appartamenti - in quei 10.000 metri cubi di degrado fatto di cemento e mattoni degno di una periferia sudamericana, nel corso degli anni sono stati ricavati anfratti dove spacciatori e tossici avevano allestito le loro personali sale per drogarsi.
Progetto ambizioso quello che nel 2011 prese il via con ruspe e betoniere. Inghiottito nel gorgo della crisi edilizia, il cantiere è finito tra i beni da vendere per saldare parte dei numerosi creditori della società messa in ginocchio da un mercato che non ha risparmiato realtà ben più solide. Ora per quel gigante imbolsito è concreta la possibilità che qualcuno lo trasformi in un palazzo non più abitato da tossici e pusher.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non ci sono debiti con banche e fornitori all’origine dell’esecuzione immobiliare.
C’è una lite tra ex soci con il creditore, famiglia di imprenditori del Valdarno, che reclama il pagamento del prestito concesso alla società pisana che con quei soldi aveva comprato l’immobile collocato tra via Gabba all’angolo con via Pisano. Un blocco di quattro piani più uno interrato, una zona esterna e un parcheggio. Camere, locali di servizio, aree ristorazione e relax con bar, sale ricevimento e sale riunioni compongono la struttura a quattro stelle che si trova a poche centinaia di metri da Piazza dei Miracoli. A essere finito sul mercato con la vendita disposta dal Tribunale è solo la proprietà del fabbricato. Il mattone, da terra a tetto. La società di gestione è estranea all’esecuzione immobiliare e continua la sua attività di accoglienza della clientela mai così numerosa sulla piazza pisana.
Se il Grand Hotel Bonanno si è infilato da poco nel tunnel delle aste giudiziarie e ancora non sa chi diventerà il suo nuovo proprietario, a suon di ribassi l’ex Draga si avvia a una nuova vita immobiliare. È fissata per il 20 settembre, entro le 16, nello studio del commercialista Franco Mannucci a Pontedera, l’apertura delle buste per accaparrarsi quello che negli anni è diventato il tempio di tossici e spacciatori in lungarno Guadalongo. Siamo arrivati a un prezzo da saldo, 1.500.000, con rialzi di 30mila euro. Il lascito del fallimento della Fondiaria Paradisa è ridotto a uno scheletro malsano. Per volumetria e collocazione, l'ex ristorante, ma anche concessionaria d'auto nelle sue diverse vite negli anni in cui aveva una destinazione, è un graffio all'urbanistica cittadina. Che diventa calamita di balordi e delinquenza di piccolo cabotaggio per traffici che è meglio gestire in luoghi riparati.
Al posto delle stanze da abitare - il progetto prevedeva 21 appartamenti - in quei 10.000 metri cubi di degrado fatto di cemento e mattoni degno di una periferia sudamericana, nel corso degli anni sono stati ricavati anfratti dove spacciatori e tossici avevano allestito le loro personali sale per drogarsi.
Progetto ambizioso quello che nel 2011 prese il via con ruspe e betoniere. Inghiottito nel gorgo della crisi edilizia, il cantiere è finito tra i beni da vendere per saldare parte dei numerosi creditori della società messa in ginocchio da un mercato che non ha risparmiato realtà ben più solide. Ora per quel gigante imbolsito è concreta la possibilità che qualcuno lo trasformi in un palazzo non più abitato da tossici e pusher.
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