Una visita agli occhi o dal neurologo? Massimo in 72 ore
di Mario Neri
Si allarga l’Open access: aggiunti tre nuovi test diagnostici alla “rivoluzione” taglia-attese. C’è anche l’esame dall’otorino
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PISA. Una visita per chi scopre, magari a quarant’anni, di alzarsi ogni mattina e vederci un po’ più sfuocato. Oppure per una brutta otite comparsa all’improvviso, che non se ne vuole andare neppure dopo gli antibiotici. O ancora l’opportunità di far valutare da uno specialista quei mal di testa che tormentano metà dei nostri giorni ma abbiamo sempre sottovalutato (e tamponato) a suon di antidolorifici. Patologie più o meno semplici, per cui il sistema sanitario finora sembrava un gigantesco muro di gomma, adesso saranno ad accesso diretto, disponibili in massimo tre giorni dalla prenotazione.
Perché a Pisa e in provincia si allarga l’Open access: Aoup e Asl stanno per aggiungere altri quattro tasselli alla rivoluzione con cui dalla primavera 2015 ad oggi sono riusciti a fornire visite ed esami lampo a 340 mila abitanti della provincia assestando una sforbiciata alle liste d’attesa. Alla fine avranno accesso a più di 60mila prestazioni annue. Entro fine luglio, infatti, all’ospedale di Cisanello e in una rete di ambulatori distribuiti sul territorio sarà possibile ottenere visite oculistiche, neurologiche o dall’otorino nel giro di 24, massimo 72 ore. Tre giorni contro una routine sanitaria che riservava attese di settimane, mesi o chissà.
Prima in Toscana e fra le prime in Italia a sperimentare un sistema che negli Stati Uniti è una realtà da tempo, un meccanismo oliato per evitare di ingolfare le liste di attesa o peggio mescolare urgenze ed esami programmati, Pisa adesso sta diventato un modello per tutta la regione.
Da noi il primo a metterlo in pratica è stato Carlo Tomassini, direttore generale a Cisanello. Una volta messa a punto la maglia degli ambulatori, si è proceduto a colpi di 1. 000-1. 300 eco-cuore al mese. Poi, con la collaborazione della dg Maria Teresa De Lauretis, medici dell’Asl e presidi sanitari di Pisa si sono attrezzati insieme al personale del policlinici universitario per eseguire un pacchetto di prestazioni in altri cinque settori diversi.
Così ora si possono eseguire ogni anno 18mila eco-addome, 1. 200 Tac al torace, 400 esami al seno e 12mila ecografie osteoarticolari, centinaia di eco-tiroide. Le new entry del sistema taglia-attese, calcola Tomassini, dovrebbero servire ciascuna un fabbisogno di circa 500-600 visite. Tanto che Stefania Saccardi adesso ha chiesto ai dg delle Asl di attrezzarsi dove possibile. A Viareggio sono partite le ecografie e presto l’Open access dovrebbe sbarcare anche a Cecina e Livorno.
Ma come funziona? Intanto è destinato ai residenti, proprio in previsione che ogni territorio si costruisca la propria rete Open access. E rispetto ai vecchi metodi di prescrizione, sulla ricetta del medico curante non è indicato nessun codice di priorità, semplicemente deve trattarsi della prima visita per una determinata patologia. «L’importante è stato capire quanto valesse il fabbisogno del territorio – spiega Tomassini – quante fossero le prime visite richieste ogni giorno dai medici di famiglia, costruendo una rete di ambulatori sul fabbisogno reale. Non è stato semplice. Abbiamo dovuto coordinare medici e ambulatori». E la chiave di volta non è stata, spiega il dg, un’iniezione di risorse economiche o di personale nel sistema, ma «si è trattato solo di organizzazione – dice il dg – una vera razionalizzazione di uomini e macchine impossibile da realizzare senza la collaborazione dell’Asl e del territorio». Il coordinamento fra presìdi Asl, ambulatori aggregati di medici e il privato sociale sul territorio (Misericordia e Pubblica assistenza sono attori fondamentali della riforma) è stato cruciale. Ma per alcuni esami l’attore principale restano Cisanello o il Santa Chiara.
Una delle inefficienze era generata dall’unire nel solito canale chi era già seguito e aveva bisogno di controlli e chi invece era alla prima volta. Per far funzionare l’Open access si sono divisi i flussi. E adesso non c’è più bisogno di codici di priorità per stabilire i tempi di attesa. Perché l’attesa è stata praticamente azzerata. E con un vantaggio ulteriore: si sono ridotti gli ingorghi nel policlinico. Per questo Tomassini punta ad arrivare a 12. Entro ottobre vorrebbe far scattare la rivoluzione per le viste ortopediche, quelle in ginecologia e le chirurgiche.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Perché a Pisa e in provincia si allarga l’Open access: Aoup e Asl stanno per aggiungere altri quattro tasselli alla rivoluzione con cui dalla primavera 2015 ad oggi sono riusciti a fornire visite ed esami lampo a 340 mila abitanti della provincia assestando una sforbiciata alle liste d’attesa. Alla fine avranno accesso a più di 60mila prestazioni annue. Entro fine luglio, infatti, all’ospedale di Cisanello e in una rete di ambulatori distribuiti sul territorio sarà possibile ottenere visite oculistiche, neurologiche o dall’otorino nel giro di 24, massimo 72 ore. Tre giorni contro una routine sanitaria che riservava attese di settimane, mesi o chissà.
Prima in Toscana e fra le prime in Italia a sperimentare un sistema che negli Stati Uniti è una realtà da tempo, un meccanismo oliato per evitare di ingolfare le liste di attesa o peggio mescolare urgenze ed esami programmati, Pisa adesso sta diventato un modello per tutta la regione.
Da noi il primo a metterlo in pratica è stato Carlo Tomassini, direttore generale a Cisanello. Una volta messa a punto la maglia degli ambulatori, si è proceduto a colpi di 1. 000-1. 300 eco-cuore al mese. Poi, con la collaborazione della dg Maria Teresa De Lauretis, medici dell’Asl e presidi sanitari di Pisa si sono attrezzati insieme al personale del policlinici universitario per eseguire un pacchetto di prestazioni in altri cinque settori diversi.
Così ora si possono eseguire ogni anno 18mila eco-addome, 1. 200 Tac al torace, 400 esami al seno e 12mila ecografie osteoarticolari, centinaia di eco-tiroide. Le new entry del sistema taglia-attese, calcola Tomassini, dovrebbero servire ciascuna un fabbisogno di circa 500-600 visite. Tanto che Stefania Saccardi adesso ha chiesto ai dg delle Asl di attrezzarsi dove possibile. A Viareggio sono partite le ecografie e presto l’Open access dovrebbe sbarcare anche a Cecina e Livorno.
Ma come funziona? Intanto è destinato ai residenti, proprio in previsione che ogni territorio si costruisca la propria rete Open access. E rispetto ai vecchi metodi di prescrizione, sulla ricetta del medico curante non è indicato nessun codice di priorità, semplicemente deve trattarsi della prima visita per una determinata patologia. «L’importante è stato capire quanto valesse il fabbisogno del territorio – spiega Tomassini – quante fossero le prime visite richieste ogni giorno dai medici di famiglia, costruendo una rete di ambulatori sul fabbisogno reale. Non è stato semplice. Abbiamo dovuto coordinare medici e ambulatori». E la chiave di volta non è stata, spiega il dg, un’iniezione di risorse economiche o di personale nel sistema, ma «si è trattato solo di organizzazione – dice il dg – una vera razionalizzazione di uomini e macchine impossibile da realizzare senza la collaborazione dell’Asl e del territorio». Il coordinamento fra presìdi Asl, ambulatori aggregati di medici e il privato sociale sul territorio (Misericordia e Pubblica assistenza sono attori fondamentali della riforma) è stato cruciale. Ma per alcuni esami l’attore principale restano Cisanello o il Santa Chiara.
Una delle inefficienze era generata dall’unire nel solito canale chi era già seguito e aveva bisogno di controlli e chi invece era alla prima volta. Per far funzionare l’Open access si sono divisi i flussi. E adesso non c’è più bisogno di codici di priorità per stabilire i tempi di attesa. Perché l’attesa è stata praticamente azzerata. E con un vantaggio ulteriore: si sono ridotti gli ingorghi nel policlinico. Per questo Tomassini punta ad arrivare a 12. Entro ottobre vorrebbe far scattare la rivoluzione per le viste ortopediche, quelle in ginecologia e le chirurgiche.
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