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L’Anpi celebra Vezzosi antifascista “senza voto”

CALCI. «La storia personale di Luigi Vezzosi è unica». Bruno Possenti, già sindaco della Valgraziosa e oggi presidente provinciale dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani, non ha dubbi e lo ha...

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CALCI. «La storia personale di Luigi Vezzosi è unica». Bruno Possenti, già sindaco della Valgraziosa e oggi presidente provinciale dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani, non ha dubbi e lo ha detto chiaro nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri nella sala consiliare del municipio. Insieme con Possenti, il primo cittadino Massimiliano Ghimenti e Valentina Filidei, la quale con Michele Quirici cura la Tagete Edizioni di Pontedera, la casa editrice della Collana Novecento, impegnata nei saggi del Biennio rosso 20-21 e delle Giornate ‘44, con al centro il passaggio della guerra. A Luigi Vezzosi, “un antifascista toscano respinto dalla democrazia”, è dedicato il volume sulla sua vita drammatica, vissuta tra carcere e persecuzioni e culminata con la beffa finale di morire un mese prima di potere esercitare finalmente il suo voto, dopo avere lottato per riacquistare il diritto alla più elementare forma di democrazia. Il libro sarà presentato venerdì 7 luglio alle 21,15 nella Sala Rino Logli, con l’intervento dell’autore Andrea Ventura, direttore dell’Istituto storico della resistenza e dell’età contemporanea di Lucca. Insieme a lui ci saranno il sindaco Ghimenti, Possenti, Gianluca Fulvetti del Dipartimento di civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa, oltre a Quirici. Ghimenti ha espresso soddisfazione per questo evento, che vedrà Calci prima tappa del tour di presentazioni del libro sulla vita di Vezzosi, al quale è stata intitolata una strada, ed è ricordato anche come segretario locale del Partito comunista italiano. Fu incarcerato durante i rastrellamenti che seguirono i “fatti” di Empoli del marzo 1921. Aveva poco più di 15 anni. Condannato alla pena di 21 anni per omicidio e 14 per tentato omicidio, con la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Scontò 5 anni di galera. Nel 1926, a seguito dell’amnistia, tornò a Empoli, dove era nato. Vittima di aggressioni e di ripetuti fermi di polizia, riparò a Pisa e poi approdò a Calci. Partecipò alla guerra di liberazione nella formazione Nevilio Casarosa. Il generale Harold Alexander lo insignì del certificato al patriota. Nel 1983 si lasciò convincere a rivolgere domanda di grazia al presidente della Repubblica Sandro Pertini. La pratica si insabbiò. Finalmente il presidente Francesco Cossiga firmò il decreto. Avrebbe potuto votare per la prima volta alle elezioni politiche del 14 giugno 1987. Non ce la fece. Se ne andò il 2 maggio.

Pierluigi Ara

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