Il presidio
«Biblioteca universitaria di Pisa, riapertura avvolta nei dubbi»
L’associazione Amici della Bup: con la nuova tempistica dei lavori significa far trascorrere altri due anni. Soprattutto vogliamo sapere da Ateneo e Comune quali sono i veri programmi
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PISA. «Ancora 400 giorni di lavori per riavere la Biblioteca Universitaria di Pisa? Vuol dire far trascorrere almeno altri due anni, visto che l’intervento deve ancora essere assegnato. E poi, una volta riaperta, qual è il progetto alla base di tutto? Il quadro è davvero nebuloso». Alcuni giorni fa il rettore Paolo Mancarella ha annunciato per fine anno la conclusione dei lavori strutturali al palazzo della Sapienza. Poi il comunicato della Direzione generale Biblioteche ed Istituti culturali sui 400 giorni ulteriori per finire i lavori anche nella parte di competenza del ministero, dove si trovano gli spazi della Bup. Una schiarita? Tutt’altro per l’associazione Amici della Biblioteca Universitaria di Pisa. «La biblioteca dipende dal ministero dei Beni culturali, non dall’Università, con il cui Dipartimento di Giurisprudenza divide da secoli il palazzo originario e più bello, la Sapienza», ricordano Chiara Frugoni e Andrea Bocchi, rispettivamente presidente e segretario dell’associazione che si batte per un rilancio della Biblioteca Universitaria, un patrimonio di oltre 600mila volumi tra cui si contano 5mila manoscritti e fondi sei-settecenteschi. Un rilancio, quello della Bup, che si porterebbe dietro «la rivitalizzazione culturale e del centro storico di Pisa».
Del resto, dice la professoressa Frugoni, «la vocazione principale di Pisa, dove è assente una vera e propria struttura industriale e dove il turismo è ancora mordi e fuggi, è culturale: in città abbiamo la Normale, il Sant’Anna e la Biblioteca Universitaria. Farla ripartire significherebbe dare nuova linfa al centro storico ed a quell’indotto duramente colpito da questa lunghissima chiusura».
Le tensioni tra Amici della Bup e Ateneo sono avvenute soprattutto con l’ex rettore Augello. «Avevamo chiesto più spazio per la Biblioteca perché insufficiente per la sua importanza e per la sua funzione, ma non ci è stato concesso nemmeno un metro». La biblioteca è stata chiusa dopo il terremoto dell’Emilia nel maggio 2012. Se i lavori per la parte di competenza dell’Ateneo sono andati avanti, niente si è mosso nella parte ministeriale nonostante un finanziamento stanziato. Bocchi va all’attacco: «Ma anche gli interventi al palazzo non sono andati meglio: dovevano finire in 309 giorni, secondo il cronoprogramma, ma siccome i tecnici non avevano visto, può scappare, un “preoccupante quadro fessurativo”, si è rinviato il termine una volta e poi un’altra, fino ad arrivare a due anni con una spesa in più. La Sapienza è ancora chiusa ed a pagare sono soprattutto i libri, centinaia di migliaia di volumi, spesso insostituibili testimonianze di una storia di studi, di risorse, di occasioni. Mai visto una città disposta a tanti sforzi pur di disfarsi delle sue biblioteche».
Nel frattempo la Direzione generale Biblioteche, nel comunicato della responsabile Rossana Rummo, conferma e spiega gli interventi di adeguamento nel Museo di San Matteo, sede temporanea della Biblioteca, a parte il quantitativo di libri trasferito all’Archivio di Stato a Lucca. «Ma con tutti questi lavori il San Matteo è sempre considerato sede provvisoria? Perché certe risorse economiche non sono invece state stanziate per la Biblioteca alla Sapienza?», si chiede Chiara Frugoni. Per quanto di competenza ministeriale, spiega la nota delle Biblioteche, gli interventi verranno ripartiti in due lotti. L’obiettivo è trasmettere ad Invitalia prima della fine dell’estate il progetto esecutivo della prima e più rilevante tranche per l’affidamento dei lavori. «La durata prevista - si legge ancora nella nota - è di 400 giorni solari e continuativi. I tempi non brevi sono giustificati da un intervento effettuato in condizioni di sicurezza del lavoro e di trasparenza e correttezza amministrativa».
Gli Amici della Bup ritengono però la comunicazione delle Biblioteche non sufficiente. «Ma quali lavori ancora devono essere fatti da richiedere così tanto tempo? E poi quale progetto c’è dietro per la Bup?» . Gli esponenti dell’associazione prefigurano uno scenario da palazzo di rappresentanza per la Sapienza e per la biblioteca universitaria una trasformazione in biblioteca storica. Un cambio di funzioni. E qui si lega un appello a Mancarella. «Forse spazi di dialogo ci sono ancora, dipende dal nuovo rettore. Intanto chiediamo trasparenza. E poi vorremmo capire, anche dal Comune, quali siano le idee riguardo alle biblioteche nel centro della città, spazi per noi - conclude Frugoni - da valorizzare in quanto determinanti per il lavoro di docenti e studenti, sinonimo di qualità nell’istruzione, oltre che luoghi di aggregazione e pacificazione sociale grazie alla forza della cultura».
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Del resto, dice la professoressa Frugoni, «la vocazione principale di Pisa, dove è assente una vera e propria struttura industriale e dove il turismo è ancora mordi e fuggi, è culturale: in città abbiamo la Normale, il Sant’Anna e la Biblioteca Universitaria. Farla ripartire significherebbe dare nuova linfa al centro storico ed a quell’indotto duramente colpito da questa lunghissima chiusura».
Le tensioni tra Amici della Bup e Ateneo sono avvenute soprattutto con l’ex rettore Augello. «Avevamo chiesto più spazio per la Biblioteca perché insufficiente per la sua importanza e per la sua funzione, ma non ci è stato concesso nemmeno un metro». La biblioteca è stata chiusa dopo il terremoto dell’Emilia nel maggio 2012. Se i lavori per la parte di competenza dell’Ateneo sono andati avanti, niente si è mosso nella parte ministeriale nonostante un finanziamento stanziato. Bocchi va all’attacco: «Ma anche gli interventi al palazzo non sono andati meglio: dovevano finire in 309 giorni, secondo il cronoprogramma, ma siccome i tecnici non avevano visto, può scappare, un “preoccupante quadro fessurativo”, si è rinviato il termine una volta e poi un’altra, fino ad arrivare a due anni con una spesa in più. La Sapienza è ancora chiusa ed a pagare sono soprattutto i libri, centinaia di migliaia di volumi, spesso insostituibili testimonianze di una storia di studi, di risorse, di occasioni. Mai visto una città disposta a tanti sforzi pur di disfarsi delle sue biblioteche».
Nel frattempo la Direzione generale Biblioteche, nel comunicato della responsabile Rossana Rummo, conferma e spiega gli interventi di adeguamento nel Museo di San Matteo, sede temporanea della Biblioteca, a parte il quantitativo di libri trasferito all’Archivio di Stato a Lucca. «Ma con tutti questi lavori il San Matteo è sempre considerato sede provvisoria? Perché certe risorse economiche non sono invece state stanziate per la Biblioteca alla Sapienza?», si chiede Chiara Frugoni. Per quanto di competenza ministeriale, spiega la nota delle Biblioteche, gli interventi verranno ripartiti in due lotti. L’obiettivo è trasmettere ad Invitalia prima della fine dell’estate il progetto esecutivo della prima e più rilevante tranche per l’affidamento dei lavori. «La durata prevista - si legge ancora nella nota - è di 400 giorni solari e continuativi. I tempi non brevi sono giustificati da un intervento effettuato in condizioni di sicurezza del lavoro e di trasparenza e correttezza amministrativa».
Gli Amici della Bup ritengono però la comunicazione delle Biblioteche non sufficiente. «Ma quali lavori ancora devono essere fatti da richiedere così tanto tempo? E poi quale progetto c’è dietro per la Bup?» . Gli esponenti dell’associazione prefigurano uno scenario da palazzo di rappresentanza per la Sapienza e per la biblioteca universitaria una trasformazione in biblioteca storica. Un cambio di funzioni. E qui si lega un appello a Mancarella. «Forse spazi di dialogo ci sono ancora, dipende dal nuovo rettore. Intanto chiediamo trasparenza. E poi vorremmo capire, anche dal Comune, quali siano le idee riguardo alle biblioteche nel centro della città, spazi per noi - conclude Frugoni - da valorizzare in quanto determinanti per il lavoro di docenti e studenti, sinonimo di qualità nell’istruzione, oltre che luoghi di aggregazione e pacificazione sociale grazie alla forza della cultura».
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