Attentato incendiario contro due auto della penitenziaria
di Pietro Barghigiani
Raid nella notte nell’area interna della caserma degli agenti Le telecamere inquadrano tre persone, la pista degli anarchici
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PISA. Un attentato contro le istituzioni. Quella carceraria, in particolare. Con due bersagli scelti senza difficoltà nell’azione da concludere con un attacco incendiario. Le Panda dell’amministrazione penitenziaria, in uso all’ufficio che si occupa dell’esecuzione delle pene esterne dei detenuti, parcheggiate nel vialetto che affaccia su via D’Achiardi sono diventate l’obiettivo di chi intorno alle 2 di ieri mattina le ha colpite con una o forse due molotov. Il lancio è avvenuto dalla recinzione, lungo la strada, a una distanza di 5-6 metri dai veicoli. Un rogo improvviso che ha distrutto l’auto più vicina alla strada e danneggiato in modo irreversibile quella parcheggiata dietro.
Lo stabile accanto alla via interna ospita ai piani superiori gli alloggi degli agenti della penitenziaria in servizio nel carcere Don Bosco che si trova a poca distanza. Al piano terra si trova la sede dell’Uepe, emanazione territoriale del ministero della Giustizia.
Non ci sono testimoni dell’episodio. Le telecamere presenti si limitano a raccontare con una pessima qualità delle immagini la presenza di tre sagome. I tre attentatori incappucciati che si muovono davanti agli occhi elettronici il minimo indispensabile per avvicinarsi alla rete metallica, scagliare le molotov e sparire. La deflagrazione delle bottiglie piene di benzina ha fatto precipitare nel vialetto gli agenti, svegliati dal boato, e dopo qualche minuto sono arrivati anche i vigili del fuoco. Sull’asfalto sono state trovate delle tracce che, senza indugio gli inquirenti, tra Digos e carabinieri, hanno attribuito a ordigni artigianali.
Gli investigatori dell’Arma, guidati dal maggiore Giovanni Bartolacci del reparto operativo e coordinati dal sostituto procuratore Paola Rizzo, tendono a escludere un collegamento tra il raid e la rapina con il bandito ucciso dal gioielliere avvenuta una settimana fa. L’obiettivo sono state le due auto usate dal servizio che gestisce i detenuti affidati ai servizi sociali o semiliberi.
Fino a ieri sera non c’erano rivendicazioni. Le indagini si muovono valutando ogni possibile scenario. Di sicuro l’episodio non viene rubricato come semplice atto vandalico. Non è un mistero che la pista anarchica, per modalità di azione e bersaglio scelto, abbia una corsia preferenziale. Si dà per archiviato il periodo della Federazione Anarchica Informale, del circolo Silvestre e delle Cor (Cellule di offensiva rivoluzionaria) con tralicci e auto fatte saltare, arresti e processi con assoluzioni e condanne meno severe rispetto all’impostazione originaria dell’inchiesta che fece spirare i venti dell’insurrezionalismo a Pisa nei primi anni Duemila.
Le antenne investigative negli ultimi mesi hanno, però, iniziato a registrare un ritorno dei focolai anarchici. Segnali di una presenza per ora timida, ma visibile. Niente di paragonabile alla stagione delle Cor.
L’attentato al momento resta orfano. Nei prossimi giorni l’eventuale paternità potrà dare indicazioni utili ai carabinieri del nucleo investigativo. Le indagini partono con la zavorra dell’assenza di immagini. Quelle registrate dalla videosorveglianza dell'Uepe, davanti al quale erano parcheggiate le auto incendiate, non sono granché utili. Si percepiscono delle sagome. Stop.
Si cercano altri impianti privati lungo la strada perché quello tra Don Bosco e caserma degli agenti non ha fornito alcun aiuto. La base di partenza è scarna di spunti per un’accelerazione nel breve periodo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo stabile accanto alla via interna ospita ai piani superiori gli alloggi degli agenti della penitenziaria in servizio nel carcere Don Bosco che si trova a poca distanza. Al piano terra si trova la sede dell’Uepe, emanazione territoriale del ministero della Giustizia.
Non ci sono testimoni dell’episodio. Le telecamere presenti si limitano a raccontare con una pessima qualità delle immagini la presenza di tre sagome. I tre attentatori incappucciati che si muovono davanti agli occhi elettronici il minimo indispensabile per avvicinarsi alla rete metallica, scagliare le molotov e sparire. La deflagrazione delle bottiglie piene di benzina ha fatto precipitare nel vialetto gli agenti, svegliati dal boato, e dopo qualche minuto sono arrivati anche i vigili del fuoco. Sull’asfalto sono state trovate delle tracce che, senza indugio gli inquirenti, tra Digos e carabinieri, hanno attribuito a ordigni artigianali.
Gli investigatori dell’Arma, guidati dal maggiore Giovanni Bartolacci del reparto operativo e coordinati dal sostituto procuratore Paola Rizzo, tendono a escludere un collegamento tra il raid e la rapina con il bandito ucciso dal gioielliere avvenuta una settimana fa. L’obiettivo sono state le due auto usate dal servizio che gestisce i detenuti affidati ai servizi sociali o semiliberi.
Fino a ieri sera non c’erano rivendicazioni. Le indagini si muovono valutando ogni possibile scenario. Di sicuro l’episodio non viene rubricato come semplice atto vandalico. Non è un mistero che la pista anarchica, per modalità di azione e bersaglio scelto, abbia una corsia preferenziale. Si dà per archiviato il periodo della Federazione Anarchica Informale, del circolo Silvestre e delle Cor (Cellule di offensiva rivoluzionaria) con tralicci e auto fatte saltare, arresti e processi con assoluzioni e condanne meno severe rispetto all’impostazione originaria dell’inchiesta che fece spirare i venti dell’insurrezionalismo a Pisa nei primi anni Duemila.
Le antenne investigative negli ultimi mesi hanno, però, iniziato a registrare un ritorno dei focolai anarchici. Segnali di una presenza per ora timida, ma visibile. Niente di paragonabile alla stagione delle Cor.
L’attentato al momento resta orfano. Nei prossimi giorni l’eventuale paternità potrà dare indicazioni utili ai carabinieri del nucleo investigativo. Le indagini partono con la zavorra dell’assenza di immagini. Quelle registrate dalla videosorveglianza dell'Uepe, davanti al quale erano parcheggiate le auto incendiate, non sono granché utili. Si percepiscono delle sagome. Stop.
Si cercano altri impianti privati lungo la strada perché quello tra Don Bosco e caserma degli agenti non ha fornito alcun aiuto. La base di partenza è scarna di spunti per un’accelerazione nel breve periodo.
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