Il Tirreno

Pisa

le reazioni dei commercianti rapinati 

«Abbiamo sempre paura, ma diciamo no alle armi» 

di Danilo Renzullo
«Abbiamo sempre paura, ma diciamo no alle armi» 

PISA. «Non è la rabbia per i soldi e l’eventuale merce sottratta. O, almeno, non c’è solo quella. L’irritazione passa, a rimanere è invece la paura, la sensazione di vivere e lavorare in un clima di...

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PISA. «Non è la rabbia per i soldi e l’eventuale merce sottratta. O, almeno, non c’è solo quella. L’irritazione passa, a rimanere è invece la paura, la sensazione di vivere e lavorare in un clima di perenne insicurezza. E non è facile andare avanti».

Cristina Conti agita le mani. Seduta su uno sgabello dietro ad una bancone della farmacia Minucci di via Bargagna sembra passare in rassegna ogni attimo di quei pochi minuti durante i quali, inerme, è stata costretta ad arrendersi alle volontà di un rapinatore e di quella mano armata di lama che per ben due volte, in appena dieci giorni, lo scorso gennaio ha seminato il panico nella farmacia di Pisanova.

«In quei momenti ti senti invaso, impotente e sopraffatto e il rischio che ci sia una reazione rabbiosa che in quei pochi istanti può diventare incontrollabile è altissima. Per questo, nonostante le due rapine, abbiamo scelto la strada della prevenzione», sottolinea la farmacista e segretaria del Partito democratico di Cascina.

«Qui - prosegue - non entreranno mai pistole. Abbiamo scelto tanti altri dispositivi per difenderci, ma le armi no». Tecnologie e forze dell’ordine. La farmacia è diventata una sorta di fortino: misure di prevenzioni invisibili (o quasi) agli occhi di clienti ed utenti. Sistemi di videosorveglianza, casse impenetrabili, un collegamento diretto con le forze dell’ordine e una guardia giurata all’ingresso.

«Abbiamo preso tutte le precauzioni possibili per cercare di evitare altre rapine, ma anche eventuali e possibili reazioni incontrollate che derivano dalla presenza o dal possesso di una pistola. Certo - aggiunge Conti - è anche facile invocare più controlli da parte delle forze dell’ordine, ma posso assicurare che quella presenza si sente, ma non è facile nemmeno per loro, polizia e carabinieri, controllare tutto e tutti. Per i ladri, invece, le occasioni sono tante».

L’ingresso, le frasi urlate e il coltello impugnato e diretto verso il volto per incutere timore: sono i frame di una visione che difficilmente possono essere cancellati. Eppure la rabbia ha fatto posto alla ragione.

«Non abbiamo mai pensato di armarci - prosegue la farmacista -, deve essere la giustizia ad occuparsi dei delinquenti e non il privato cittadino. Occorrono quindi maggiori misure di sorveglianza e di prevenzione. Dopo le rapine abbiamo avuto una grande vicinanza delle forze dell’ordine. Forse sono in un numero minore rispetto alle esigenze di una città come Pisa, ma bisogna affidarsi a loro perché carabinieri e poliziotti sono gli unici preparati ad affrontare e a gestire attimi concitati come quelli di una rapina; gli unici a saper usare le armi nel modo corretto. A loro vanno dati tutti gli strumenti per lavorare al meglio, mentre il nostro compito è fare prevenzione, anche affinché ci siano sempre meno armi in giro. Quella del gioielliere (Daniele Ferretti, ndr) è stata quasi sicuramente una reazione dettata dalla paura e dall’esasperazione - conclude Conti -, ma togliere una vita è molto doloroso, soprattutto per chi lo fa».

Chi plaude invece all’esito del colpo tentato in via Battelli è Vincenzo Poli, “plurirapinato” tabaccaio di via Fiorentina.

Dal 2015 allo scorso febbraio ha collezionato ben sei rapine, ma nemmeno lì le armi hanno trovato spazio.

«Ferretti penso che abbia fatto bene - esclama l’esercente -, anche se starà male a vita per tutto quello che è successo. Sono contro le armi e non ho mai pensato di comprarne una, anche se ormai la paura è entrata nella quotidianità. Bisogna stare sempre con gli occhi aperti e sperare nella buona sorte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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