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il tribunale: non era lui
Scarcerato l’uomo arrestato per il colpo alla panetteria
PISA. Scarcerato. Il marocchino arrestato poche ore dopo la rapina alla panetteria di via del Cottolengo è tornato in libertà. Il giudice delle indagini preliminari dopo aver sentito in carcere il...
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PISA. Scarcerato. Il marocchino arrestato poche ore dopo la rapina alla panetteria di via del Cottolengo è tornato in libertà. Il giudice delle indagini preliminari dopo aver sentito in carcere il nordafricano nell’udienza di convalida ha messo a confronto, come chiesto dal legale, la foto segnaletica dell’immigrato con le immagini dell’autore della rapina catturate dalla videosorveglianza.
Le incongruenze sono state ritenute sufficientemente ampie per poter affermare che il volto indicato tra gli schedati in questura dalla rapinata non corrisponde a quello del fermato.
Dal colore della carnagione alla lunghezza dei capelli, i tratti somatici del 50enne, senza fissa dimora, con numerosi precedenti, non combaciano con la fisionomia del presunto connazionale riconosciuto in foto come il responsabile del colpo armato di siringa.
La conclusione naturale del confronto tra i frame del video e la foto segnaletica è stata quella di disporre la scarcerazione del marocchino fermato dalla polizia nel pomeriggio di sabato 27 maggio in centro. Addosso non aveva il cellulare. Telefonino che, al contrario, la dipendente della panetteria aveva visto usare dal rapinatore prima di entrare nel negozio alle 8,30.
Quando si era presentato aveva il volto travisato.
«Quello che teneva sul viso sembrava un asciugamano e poi aveva il cappuccio calato in testa» aveva ricordato al Tirreno la commessa che, sotto la minaccia di una siringa, si era messa in un angolo lasciando che il bandito portasse via l’incasso sui mille euro. La paura è stata archiviata alla voce imprevisti del mestiere. Chi lavora al pubblico può incappare in una rapina.
Le telecamere della videosorveglianza sono utili, ma se ci si attrezza per non lasciare al bandito campo libero è meglio. E così da ieri mattina sulla vetrina della panetteria è comparso un avviso alla clientela: vietato l’ingresso con casco indossato. Con tanto di riferimento normativo, una legge del 1977 varata all’epoca dell’emergenza terrorismo. Uno scrupolo in più per provare a difendersi.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Le incongruenze sono state ritenute sufficientemente ampie per poter affermare che il volto indicato tra gli schedati in questura dalla rapinata non corrisponde a quello del fermato.
Dal colore della carnagione alla lunghezza dei capelli, i tratti somatici del 50enne, senza fissa dimora, con numerosi precedenti, non combaciano con la fisionomia del presunto connazionale riconosciuto in foto come il responsabile del colpo armato di siringa.
La conclusione naturale del confronto tra i frame del video e la foto segnaletica è stata quella di disporre la scarcerazione del marocchino fermato dalla polizia nel pomeriggio di sabato 27 maggio in centro. Addosso non aveva il cellulare. Telefonino che, al contrario, la dipendente della panetteria aveva visto usare dal rapinatore prima di entrare nel negozio alle 8,30.
Quando si era presentato aveva il volto travisato.
«Quello che teneva sul viso sembrava un asciugamano e poi aveva il cappuccio calato in testa» aveva ricordato al Tirreno la commessa che, sotto la minaccia di una siringa, si era messa in un angolo lasciando che il bandito portasse via l’incasso sui mille euro. La paura è stata archiviata alla voce imprevisti del mestiere. Chi lavora al pubblico può incappare in una rapina.
Le telecamere della videosorveglianza sono utili, ma se ci si attrezza per non lasciare al bandito campo libero è meglio. E così da ieri mattina sulla vetrina della panetteria è comparso un avviso alla clientela: vietato l’ingresso con casco indossato. Con tanto di riferimento normativo, una legge del 1977 varata all’epoca dell’emergenza terrorismo. Uno scrupolo in più per provare a difendersi.(p.b.)
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